lunedì 22 settembre 2014

Il burattino promette una scuola nuova: peggiore

Il burattino bugiardo ha promesso che la scuola italiana diventerà un fiore all'occhiello e garantirà la preparazione di una futura classe dirigente eccezionale, fantastica, ai primi posti in Europa se non nel mondo. D'altronde lui, il burattino, è un mago nelle false promesse. Ma proprio sulla scuola riesce a dare il peggio di sé, nel confronto tra promesse ed una realtà che, grazie a lui ed alle renzine, peggiorerà ulteriormente. Perché, nella logica del risparmio ad ogni costo, molte scuole in sempre più province hanno deciso che, da quest'anno o dall'anno prossimo, si eliminerà il sabato sui banchi, per spalmare le ore nei 5 giorni precedenti. In pratica, nel migliore dei casi, si passerà così a 6 ore di insegnamento quotidiano. In genere continuativo, senza sosta. Dunque, secondo i grandi cervelli che sgovernano il Paese e la scuola, dalle 8 alle 14. Qualsiasi imbecille sa bene che la curva dell'attenzione si abbassa sensibilmente con il trascorrere delle ore. Si abbassa anche sul finire di ogni ora, se mancano minuti di recupero. Dunque c'è da immaginarsi l'efficacia della lezione nella sesta ora. A stomaco vuoto, per di più. Ma i grandi cervelli del ministero, dei provveditorati, delle province per non parlar dei presidi, ignorano un altro aspetto. Alle superiori il pendolarismo è estremamente diffuso. Perché, lorsignori probabilmente ignorano anche questo, l'Italia è un Paese montuoso e nelle vallate di Alpi ed Appennini le scuole superiori sono numericamente scarse. I ragazzi affrontano lunghe trasferte per raggiungere licei o istituti tecnici. Per essere a scuola alle 8, considerando l'indecente servizio offerto da treni e corriere, si parte anche un'ora prima, quando basta. E anche per attraversare le città, grazie al pessimo servizio di trasporto locale, si parte con largo anticipo. E si rientra con ampio ritardo. A che ora avranno un pasto caldo, tutti questi ragazzi? Al ministero forese non lo sanno, ma sulle Alpi e sugli Appennini in autunno ed in inverno non fa caldo. Piove e nevica. Sicuri che siano le condizioni migliori per uno studio che renda davvero? Sicuri che in queste condizioni i risultati siano fantastici? Quando cominciano a studiare a casa? O i grandi cervelli, che non son mai saliti su un treno di pendolari, pensano che si possa studiare, a digiuno e al freddo, stando in piedi su treni superaffollati? Ma il burattino e le renzine metteranno a disposizione le nuove tecnologie. Basta con obsoleti libri di carta, che costano. Si risparmia e si usano gli Ipad, i tablet. Ovviamente al ministero non si sono accorti dell'allarme degli oculisti che hanno evidenziato un incremento enorme dei problemi visivi proprio in relazione all'utilizzo deki nuovi apparecchi. Forse non avremo una generazione di studenti super preparati, ma avremo una generazione di ragazzi malati (quando avranno il tempo per lo sport?) e con problemi di vista. Già, ma con il sabato libero potrà aumentare il turismo. Come se il problema fosse il tempo libero e non la mancanza di soldi per approfittarne. A luglio o agosto le famiglie, ragazzi compresi, sono in vacanza. Ma il turismo crolla lo stesso.

venerdì 19 settembre 2014

La Scozia ha perso, ma il 45% degli scozzesi ha votato per la libertà

La Scozia ha scelto di restare insieme all'Inghilterra. Ha perso l'appuntamento con la storia, ma il 45% di voti per la libertà non sono pochi. Il successo degli unionisti era, in fondo, scontato. Troppi pensionati, in Scozia. Ed i pensionati si sono spaventati di fronte all'offensiva della City sostenuta dai media. Il futuro non era più sicuro ed allora meglio non abbandonare la via vecchia per la nuova. Occorre esser giovani dentro, per sognare, sperare, pensare al futuro. I vecchi scozzesi han preferito pensare al presente, alle dentiere ed ai pannoloni. In cambio, però, la Scozia otterrà molto. Non solo in termini economici - come pensano i disfattisti storici pronti a criticare tutto e tutti - ma anche sotto l'aspetto politico. Un Parlamento ed un governo scozzese, con ampi poteri, non sono proprio risultati da poco. Si poteva avere di più, con l'indipendenza, ma piuttosto che niente è meglio piuttosto. Resteranno le basi militari imposte da Londra, il welfare non sarà come quello auspicato. Ma il terrore che ha pervaso Londra, i banchieri, gli speculatori, è evidente. Un primo passo è stato comunque compiuto. Verso la disgregazione di Stati che non hanno più ragione d'essere, fermi ad un modello napoleonico che è strasuperato. La Scozia libera avrebbe rappresentato anche un colpo definitivo per la costruzione di questa Unione europea fasulla. Ma i percorsi si fanno anche con i primi passi. Che non sono neppure tanto piccoli, considerando il 45% dei voti per la libertà. Ma è inutile sognare un Ordine Nero inesistente, che porti un'idea imperiale su un Europa marcia e in disfacimento morale prima ancora che economico. L'Ordine Nero non c'è, ed i percorsi si affrontano con chi vuol camminare insieme. Anche se non è un Cavaliere dell'Ordine. Prendendo ciò che, di buono, ciascuno sa e può dare. Persino la Perfida Albione ha dimostrato qualche aspetto positivo. Perché non si è opposta al voto della Scozia per la libertà. Londra ha minacciato e blandito, ha promesso di tutto e di più. Ma ha accettato l'idea del voto. A differenza di quello che sta facendo Madrid con la Catalogna o Roma con il Veneto. Ma i Cavalieri dell'Ordine sono convinti che i diritti dei popoli vadano rispettati con geometrie variabili. E se l'inno di una squadra di calcio, intonato in un solo stadio, diventa un momento magico e pure "rivoluzionario, espressione di una volontà di un popolo", l'inno di una nazione non riconosciuta, intonato dai tifosi di più squadre in vari stadi di calcio e di rugby, viene definito "solo fuffa". Il disprezzo di tutti gli altri: il modo migliore per non ottenere risultati. Si può sempre sognare qualcosa di perfetto, qualcosa di meglio. Ricordandosi, però, che il meglio è nemico del bene

mercoledì 17 settembre 2014

Floris, Giannini e il nulla a destra

Capita, a volte, che persino Gramellini possa avere ragione. E ha sicuramente ragione quando rileva come lo scontro televisivo tra Rai e La 7, tra Giannini e Floris, abbia evidenziato il nulla cosmico della destra, del centrodestra, di qualsiasi cosa a livello politico ci sia oltre alla banda del burattino ed ai suoi (pochi) avversari interni. Per trovare una finta opposizione ci si inventa un Prodi non entusiasta ed uno Scalfari leggermente critico. Ossia due compagni di strada del burattino. Perché, oggettivamente, il povero Brunetta sotto schiaffo dal Berlu duduizzato, non rappresenta proprio una grande opposizione. Colpa dei cattivoni Giannini e Floris? Colpa del loro sinistrismo? Della loro faziosità? Sarebbe bello e comodo far ricadere la responsabilità sui conduttori televisivi. Ma non è così. Certo, la loro collocazione politica ed ideologica non aiuta, ma le responsabilità sono altre, sono altrove. Cosa mette in campo tutta l'area non renziana? Nulla. Inutile sprecare tempo con Berlu che si occupa solo di svendere un partito in cambio degli sconti sugli alimenti all'ex moglie o in cambio della benevolenza dei giudici negli altri processi. E Forza Italia organizza convegni con i soliti noti, tenta persino di recuperare Giannino, non sforna un'idea vincente che sia una, non crea un personaggio presentabile per non far ombra all'ombroso leader duduizzato. Ncd? Bisogna impegnarsi molto per ricordarsi di qualche esponente, a parte il bolso Cicchitto o l'ex ministra nota solo per il linguaggio volgarissimo. Ah già, ma c'è la Meloni. Ci sono i Fardelli d'Italia. Impegnati nell'autoreferenziale Atreju, sempre più romanocentrico perché l'ombelico del mondo è la Garbatella (grazie ai Cesaroni, forse). Quanto pesano ancora i Fdi? Crosetto se ne va, La Russa non si sa dove sia, Meloni non riesce a fare un salto di qualità che le consenta di essere credibile al di sopra del raccordo anulare. Resta la Lega di Salvini. Ma dopo la discesa al Sud in campagna elettorale per le europee, la spinta sembra essersi arrestata. Probabilmente non si è arrestata quella dei consensi, in crescita grazie al calo altrui. Ma la proposta? La presenza sulla scena politica? Le idee e la loro divulgazione? Certo, l'atteggiamento dei media non aiuta. Così come non aiuta il movimento grillino. I media riportano solo ciò che serve per sputtanare leghisti e grillini, per sottolineare divisioni, polemiche, scontri. Ma se nessuno si degna di creare canali informativi alternativi, non può lamentarsi della scorrettezza di chi dichiara pubblicamente di essere schierato dala parte opposta. Lo si è visto nei giorni scorsi di fronte all'offensiva della sinistra per riconquistare e gestire un premio letterario come l'Acqui Storia: silenzio di Fi, silenzio di Ncd, silenzio di Fdi, silenzio della Lega. Se tutti tacciono, non si lamentino dell'occupazione altrui di tutti gli spazi di informazione e di gestione culturale

martedì 16 settembre 2014

Italia sempre peggio, ma il burattino non se ne va

Ultimi tra i Paesi del G7. Ma solo perché si evita di prendere in considerazione gruppi più estesi. In tal caso saremmo ultimi non tra 7 ma tra 8, tra 10, tra 20. Ed i 100-200-100.000 giorni di governo del burattino non cambiano nulla. Il verso non è cambiato. L'unica cosa che è cambiata, in peggio, è la speranza di ripresa. L'effetto annuncio è fallito, la speranza si è trasformata in disillusione. E la disillusione è peggio di una stagnazione, perché chi aveva sperato e creduto nel burattino, oggi si ritrova a non saper più in chi credere ed in cosa sperare. Peggiorano i conti dello Stato, peggiorano le aspettative delle famiglie, peggiora la situazione delle imprese: davvero un grande risultato quello della banda del burattino e delle sue renzine. Ed ora persino i sempre quieti ed obbedienti vertici del mondo delle Camere di commercio cominciano ad infastidirsi. "Una riforma di pancia e non di cervello", hanno definito la riforma Madia, una delle inutili renzine. Inutile? no, dannosa. Un'altra di quelle che punta sull'effetto annuncio ed ignora le conseguenze. Tagliare i fondi alle Camere di commercio. Bene, ma dopo? Da dove arriveranno i fondi ai confidi? Da dove arriveranno i soldi per accompagnare decine di migliaia di aziende nelle missioni all'estero? Da dove arriveranno i soldi per la formazione di aspiranti imprenditori? Madia non l'ha detto, probabilmente perché non ne ha la più pallida idea. Lei si limita agli annunci, come il burattino. Agli aspetti concreti ci pensino gli altri e si arrangino. Eppure di interventi "di cervello e non di pancia" se ne sarebbero potuti fare. Intervenendo sugli sprechi, sulle consulenze affidate ai soliti amici incapaci, sulle inefficienze e sugli errori, sulle iniziative fotocopia nelle missioni all'estero. Razionalizzando la spesa, non tagliando a prescindere. Ma questo avrebbe comportato uno sforzo eccessivo per chi si limita agli annunci. Come quel Lupi che promette interventi a favore dell'acquisto di auto e poi se ne dimentica, assestando l'ennesimo colpo al settore, con automobilisti frenati nell'acquisto dall'attesa di incentivi che non ci sono. Ed ora con il via al balletto degli annunci sull'Iva: ritoccarla, non ritoccarla, toccare solo qualche prodotto. Tanto la domanda interna è crollata, è tornata ai minimi storici. I negozi chiudono ed i dipendenti vanno a casa. Ma i professionisti dell'annuncio questi particolari li ignorano.

lunedì 15 settembre 2014

Prostituzione e contrabbando nel Pil ma senza tasse

Il Pil italiano cresce con droga e prostituzione e tutti si fanno una grande risata, nella convinzione che sia il solito espediente all'italiana per migliorare il rapporto tra Pil e debito e deficit. Non a caso anche il burattino ha ironizzato e minimizzato, sostenendo che nulla cambia in concreto. Ma si tratta della solita menzogna di un governo di bugiardi. Perché cambia, innanzi tutto, l'incidenza delle tasse. Che, miracolosamente, si abbassa. Dunque gli italiani continuano a pagare le stesse insostenibili tasse ma, percentualmente, risulterà che pagheranno meno rispetto al Pil. La solita truffa, la solita politica degli annunci falsi. Ma si pone anche un altro problema, che spiega l'atteggiamento sfuggente del burattino: nel momento in cui si annuncia l'ennesima lotta all'evasione, diventa insostenibile il mancato intervento contro i guadagni illeciti che, lecitamente, contribuiscono a determinare il Pil. Perché chi vende le braccia, il cervello o, nel caso di atleti, anche le gambe deve pagare le tasse e chi vende altre parti del corpo non deve pagarle? Ci sono parti del corpo esentasse? La prostituzione intellettuale deve essere tassata e la prostituzione fisica no? Perché? E lo stesso vale per tutti i commerci illeciti ma ampiamente tollerati. Tutti i venditori abusivi di accendini, spugnette, borse fintamente griffate, magliette taroccate, sigarette di contrabbando, operano ormai alla luce del sole. Con banchetti fissi, nei casi limite, ma con postazioni consolidate in quasi tutti gli altri casi. Senza pagare un centesimo, con un blitz ogni 5-6 mesi per sequestrare la merce illegale, tanto per far finta di contrastare l'abusivismo. Ed allora, se la loro attività finisce nel Pil, perché non finisce anche nel calderone del Fisco? Buonismo idiota, politicamente corretto e discriminatorio, ipocrisia assoluta, interessi mafiosi che non si vogliono colpire. Tanto questo è e resta il Paese di Pulcinella. Incapace di reazioni perché privo di coraggio, di iniziativa, di volontà. Franza o Spagna purché se magna. Anche quando si mangia sempre meno

mercoledì 10 settembre 2014

I premi letterari DEVONO andare solo a sinistra

Puntuale come un articolo banale sulla prima nevicata, la polemica sul premio Acqui Storia rispunta annualmente appena si avvicina il momento della scelta del vincitore. Quest'anno, per essere puntuali sul pezzo, i media di servizio hanno dovuto riesumare le dimissioni di Castronovo dalla presidenza di una delle giurie del Premio. Dimissioni che risalgono all'autunno dell'anno scorso, ma quando si deve far polemica va bene tutto. Per preparare l'affondo di Castronovo si è partiti con richieste di togliere patrocini e finanziamenti al premio. E perché mai? Perché - sostengono i rancorosi - il premio è diventato nero. E il povero Castronovo si è sentito isolato. Tutto è cambiato - spiega lo storico noto per le agiografie dei grossi capitalisti italiani a partire dagli Agnelli - rispetto alle origini ed alle ragioni del premio. Non è che abbia torto: i decenni del premio in "rosso" sono stati caratterizzati dalla scarsissima partecipazione di scrittori e case editrici. Ora sono quasi decuplicati, ma questo deve essere un demerito, per lo storico. E perché sono decuplicati? Perché ora il premio viene assegnato ai libri migliori mentre la ragion stessa del premio - lo affermano i media e lo storico - era di valorizzare i volumi ortodossi, di area. Area rossa, ça va sans dire. Ora, invece, si premia la qualità e questo infastidisce. Qualità nera, secondo i rappresentanti del politicamente corretto. Basta analizzare i vincitori dello scorso anno per rendersene conto. Dunque un premio ad un giornalista del Corriere della Sera (tutto tranne che nero), all'ambasciatore Serra (ambasciatore dell'Italia democratica nata dalla resistenza, mica ambasciatore della Rsi), a Marcenaro che ha dedicato un libro a Rimbaud e Verlaine, non proprio esponenti di una estrema destra francese, così come non sta a destra Marcenaro. Ma non importa: il premio non può andare a chiunque, e non importa che il qualunque stia a sinistra. Bisogna rivedere i criteri, accettare solo la partecipazione di volumi selezionati da BottegheOscure. Oddio, BottegheOscure non c'è più? E chi darà la linea ai compagnucci senza parrocchietta? Toccherà a qualche giornalista allineato e coperto? Toccherà a qualche nuovo assessore locale? O toccherà al capitalismo progressista e globalista con residenza in Svizzera? L'importante è tornare ai ne-fasti del passato. Con 20 partecipanti, tutti schierati dalla stessa parte. In modo da poter premiare libri che nessuno leggerà mai. Almeno, in passato, la commissione cultura del Pci poteva degnarsi di sfogliare un volume per favorire la vittoria di un compagno da inserire nel Partito. Ora non c'è più nemmeno la possibilità di farlo assumere all'Unità o di cooptarlo tra le renzine.

lunedì 8 settembre 2014

Cernobbio, specchio dell'Italietta fallita

Il burattino non va a Cernobbio al Forum Ambrosetti (e chissenefrega) ed i media - che non ricordano il dilemma morettiano (mi si nota di più se non vado o se vado e mi tengo in disparte) - scatenano un dibattito sulla necessità della presenza del premier di questa Italietta fallita ad un forum privato. Il burattino, abituato a prender ordini in ben altri consessi, liquida la faccenda sostenendo che è meglio andare dove si creano posti di lavoro invece di perdere tempo con le discussioni dei salotti dei soliti noti. E probabilmente ha ragione lui. Forum autoreferenziale al massimo livello, dove gli imprenditori ed i finanzieri vanno solo per farsi vedere e non elaborano un'idea vincente nemmeno se li paghi (gratis non se ne parla proprio). Ma così inutili che, dopo essere stati snobbati dal burattino, lo premiano comunque con un sondaggio che approva il nulla cosmico del governo con l'80% dei consensi. E allora sì, ha ragioni il burattino. Questa è l'oligarchia del potere economico nazionale, non è un salotto buono ma solo un salotto con i divani coperti da teli per evitare che si rovinino. Questa non è la classe dirigente ma solo quella digerente, che digerisce quanto è stato fatto prima di loro. Si vedono, si incontrano, si parlano e non esce nulla. Neppure il topolino partorito dalla montagna. Questo è il mondo da cui provengono i poteri "forti" che sono forti solo in Italia ma non contano una cippa di nulla quando si superano i confini. Economisti eterodiretti, imprenditori che non investono, speculatori che si accontentano delle briciole lasciate dagli squali internazionali. Per lo meno nel governo del burattino si ha il coraggio di essere arroganti, ignoranti, presuntuosi. Il burattino spiega che con mille euro al mese ci si può arrangiare benissimo e si può pure pagare qualche tassa in più per "solidarietà". Non è chiaro la solidarietà verso chi dovrebbe essere, probabilmente nei confronti degli invasori boldrinizzati. Boschi si limita a portare sfiga, facendosi immortalare di fianco ad Alonso prima che il ferrarista, dopo anni, si fermi per un guasto. Madia decide, da aspirante padrone delle ferriere, chi deve avere gli aumenti e chi deve far la fame, "a prescindere". Mogherini minaccia Putin convinta che il leader russo aspetti la linea dal governo italiano. Ma il meglio è Guidi che, assolutamente in linea con il padre in era confindustriale, mette fine all'ipocrisia padronale dei "collaboratori come risorsa fondamentale per l'impresa". Macchè: per il ministro del governo del burattino i dipendenti (collaboratori? suvvia.. è già tanto che non siano schiavi) rappresentano un costo eccessivo per il padrone. Merito? Competenza? Professionalità? Parole adatte per i convegni. Imprenditoria? Pure. Il padrone deve solo risparmiare, e risparmia penalizzando i dipendenti, licenziandoli quando fa comodo, abbassando gli stipendi, assumendo immigrati disperati che non pretendono diritti. E' la nuova frontiera del Made in Italy. I marchi storici, con relativa produzione, in mano a imprenditori stranieri. La bassa qualità produttiva affidata a padroni italiani ed a schiavi sottopagati. C'è solo un problema: questi maledetti schiavi sottopagati non comprano i prodotti italiani con prezzo elevato. Ma al prossimo Forum di Cernobbio qualcuno proverà a spiegare questi comportamenti inaccettabili dei poveri.

mercoledì 3 settembre 2014

Il calcio italiano come l'industria: da retrocessione

Il calcio è stato spesso considerato come una metafora. Metafora della guerra, metafora - negli anni dopo il '68 - anche del sesso con i soli attaccanti come maschi "normali" ed eterosessuali (il goal come penetrazione) ed i portieri con il complesso d'Edipo perché impedivano che la madre (la porta) venisse violata da altri. Ma il calcio italiano è davvero una metafora della politica e della vita quotidiana di questo Paese in declino. Il "più bel campionato del mondo" si è trasformato in un palcoscenico per interpreti minori. I campioni, quelli veri, giocano altrove. Non tanto nella ricca, ottusa e taccagna Germania, ma nella disastrata Spagna, nell'ancor più disastrata (a sua insaputa) Francia, in Inghilterra. In Italia no. Ha ragione Conte quando sostiene che in Italia non si può costruire una nazionale vincente sino a quando, in serie A, la maggioranza dei giocatori arriva da altri Paesi. Una trasposizione calcistica dell'immigrazione di clandestini sulle coste siciliane? Ma è la risposta dei club che è illuminante sul rapporto, sempre più stretto, tra calcio e Italia fuori dagli stadi: si comprano calciatori stranieri perché costano meno rispetto agli italiani che arrivano dalle squadre giovanili. Dunque, nel calcio come nel lavoro, la formazione rappresenta un costo e non un investimento. Dunque meglio risparmiare sulla preparazione di giovani calciatori e di giovani studenti e rivolgersi all'immigrazione di gambe per il calcio e di braccia per le fabbriche. Con l'evidente risultato di avere un campionato di livello sempre più basso ed una produttività industriale che non cresce. Ma il burattino assicura che, d'ora in poi, nel mondo del lavoro si copierà dalla Germania (solo per la parte relativa allo sfruttamento). Nel calcio, invece, si procede come sempre. Il mondo del football riesce ad essere persino più lento di quello della politica. Eppure i modelli, diversi, non mancano. Si possono cedere i club agli sceicchi o agli oligarchi russi. Succede in Inghilterra, succede anche in Francia. Oppure si possono coinvolgere le tifoserie, come in Spagna. Dove la "cantera" del Barcellona e le altre formazioni giovanili delle altre squadre, continuano a sfornare campioncini anche se i club acquistano calciatori da ogni parte del mondo. Continuando ad investire. Già, questa parola sconosciuta agli imprenditori italiani, del pallone e delle industrie: investimento. Quella parola magica che permette di aumentare la produttività, di migliorare la qualità, di vincere i campionati di calcio, le coppe internazionali e pure la sfida dei mercati quando si parla di industria. Investimento è una cosa diversa dal vendere un calciatore per 14 milioni ed acquistarne un altro, al suo posto, senza pagarlo un centesimo.

martedì 2 settembre 2014

Sfruttatori ma confusi, i ministri del burattino

Confusi alla meta. O anche senza meta, l'importante è che siano confusi. I complottisti sono sempre impegnati a sostenere che questi sciagurati governanti siano consapevoli della direzione che stanno prendendo per distruggere l'Italia, per renderla schiava di una finanza internazionale che ha bisogno di un Paese-cacciavite dove produrre a basso costo, dove trascorrere le vacanze serviti da un popolo di camerieri senza diritti. La direzione sarà anche quella, ma la banda del burattino dimostra, passo dopo passo, di procedere a caso, senza alcuna consapevolezza. Lupi sostiene di voler procedere verso una privatizzazione dello Stato? E il ministro Guidi, figlia dell'imprenditore che era ai vertici di Confindustria, alza subito il prezzo dell'energia per i privati di Ntv. Non piangeremo certo sulla povertà di Montesemolo o Della Valle (grande sostenitore proprio del burattino), ma è curioso che ogni ministro proceda in ordine sparso e in direzione opposta. Sempre Lupi, prima delle vacanze che metà Italia non ha fatto, ha annunciato che ci sarebbero stati incentivi per gli acquisti di auto, in modo da rilanciare il settore. Poi arrivano Padoan e compari ed il progetto di Lupi svanisce, così come l'illusione delle famiglie italiane che volevano cambiare l'auto. Ora è la volta del Job Act. Un'ideona: copiamo dalla Germania. Ma copiamo solo ciò che fa comodo al padronato stanco. Non a caso i media di servizio hanno già fornito la linea: moderazione salariale. Vero che in Germania si era partiti così, ma con salari più alti di quelli italiani e con un numero inferiore di ore di lavoro. Queste parti, però, sono state dimenticate. Alla banda del burattino piacciono i mini job, sottopagati. Ma si dimentica, la banda, che in Germania esistono centri per il reimpiego che funzionano davvero e che offrono opportunità alternative vere. Si dimentica, la banda, che chi perde il lavoro viene sostenuto con aiuti in linea con l'ultimo stipendio mentre si cerca di trovare un'altra occupazione. Si dimentica, la banda, dei sussidi per alloggio e istruzione. L'unica cosa che piace, al burattino ed ai suoi degni compari, è la possibilità di sfruttare la manodopera di disperati con 300-400 euro al mese. Oddio, in Germania sta per scattare l'obbligo di paga minima nettamente superiore a quella italiana, ma questa parte viene ignorata. Dilettanti allo sbaraglio, anche secondo Della Valle che li ha sostenuti e, dunque, li conosce bene. Certo, l'industriale se n'è accorto solo quando hanno toccato i suoi treni. Meglio tardi che mai, comunque.

lunedì 1 settembre 2014

Scelte dolorose? Sarebbero meglio idee intelligenti

Servono scelte dolorose, assicura Squinzi. Come se non fossero state sufficienti quelle, demenziali e controproducenti, prese sino ad ora. Serve più coraggio da parte delle famiglie che devono spendere, aggiunge Deaglio-Fornero, come se le follie della sua signora non fossero responsabili del sacrosanto timore che attanaglia le famiglie italiane. Il burattino prosegue nella sua maratona che, non più con uno sprint ma passo dopo passo, ci condurrà alla rovina nonostante gli ossequi di una dis informazione sempre più asservita. La vignetta con il burattino impegnato con il gelato mentre la barca affonda non era un attacco all'Italia, ma solo al burattino bugiardo, incapace, viziato e permaloso. Quello che vive di twitter e facebook mentre la sua banda di incompetenti prosegue nella distruzione del Paese. Certo, non da soli. Mancano le idee ai politici e mancano agli imprenditori. La disoccupazione cresce? Come la combattiamo? Ma aumentando la possibilità di licenziare. La produttività cala, a differenza di quanto avviene altrove? Come affrontiamo il problema? Non con investimenti per innovare impianti e organizzazione del lavoro, ma buttando fuori chi ha più esperienza ed assumendo, come precari, giovani inesperti e disposti ad accettare salari da fame. Quelli bravi possono anche andarsene, qui servono braccia, non cervelli. Ed è un falso che la disoccupazione italiana sia cresciuta solo di mille unità al giorno. Cresce ad un ritmo 4 volte superiore. Ma il dato è mitigato perché, contemporaneamente, aumenta l'occupazione degli stranieri, disperati e disposti a tutto. Il risultato è di 30mila disoccupati in più al mese, ma come differenza tra 120mila italiani cacciati dal lavoro e 90mila stranieri con nuova occupazione. Giusto così: hanno votato i 120mila licenziati? Chi hanno votato? Eppure, secondo Squinzi, si devono fare altre scelte dolorose. Per poi fingere di stupirsi se gli italiani riducono gli acquisti. E quando sono obbligati a comprare, scelgono prodotti sempre meno costosi, sempre più stranieri. "Che vergogna, comprate da Decathlon prodotti stranieri a 5 euro, invece della qualità italiana a 50 euro". Vero, ma se i salari sono da fame, perché mai si dovrebbero spendere 50 euro per la qualità invece di 5 euro per la necessità immediata? Così ci si abitua all'idea della recessione, della deflazione, della crisi irreversibile. Chi può manda i figli all'estero, gli altri li preparano ad una vita da sfruttati in concorrenza con gli altri poveri arrivati dall'Africa. Ma servono scelte dolorose. Come quelle di svendere agli avvoltoi internazionali le quote delle aziende pubbliche. Aziende che, ogni anno, garantiscono utili e dividendi allo Stato. E che, una volta svendute a poco prezzo pur di far cassa, non renderanno nulla allo Stato e aumenteranno le tariffe ai cittadini per far guadagnare di più gli avvoltoi. E le grandi aziende private? "Telecom vince la sfida in Brasile", assicuravano i media di servizio. L'ha persa, la sfida. Ma va bene lo stesso. E' la dis informazione, bellezza. Lo specchio perfetto di questo Paese alla deriva

martedì 26 agosto 2014

Di Battista? Molto meglio dei buonisti italiani

Tutti contro Alessandro Di Battista, il grillino che non ha affatto legittimato i tagliagole dell'Isis ma, correttamente, ha sostenuto che con loro va aperta una discussione. D'altronde tra amici la trattativa è superflua, è con i nemici che occorre discutere. Ma il vero problema non è come la dis informazione italiana abbia manipolato una dichiarazione, facendo apparire come sostegno ciò che sostegno non era. Il vero problema è che questa dis informazione sta dimostrando di non capire più nulla. Alla spasmodica ricerca di un padrone, non sanno più a chi rivolgersi. Obama li ha delusi, a parte Riotta che continua a magnificare i grandi studi del presidente Usa a fronte dell'ignoranza degli altri leader mondiali. Ma, per tutti gli altri, Obama è il "tentenna", quello che non sa quale decisione prendere e, se poi decide, la sbaglia. Non a caso manca una linea guida, un pensiero forte. I cialtroni del politicamente corretto e della democrazia occidentale ovunque e comunque, non accettano che in buona parte del mondo questa democrazia non piace, anzi fa proprio schifo. Qualche genio si è indignato perché, in tutto il mondo, si cominciano a rifiutare i confini imposti dai vincitori di guerre varie. Confini, nel caso delle ex colonie, tracciati con il righello sulla carta geografica, ignorando popoli, lingue, culture. Andava bene così, sostiene il genio. E con il tempo, assicura, i popoli si adegueranno, si rassegneranno, accetteranno l'inaccettabile. Per ora, no. E scoppiano conflitti ovunque. Le tribù rivogliono il loro ruolo, le proprie terre, la propria identità. C'è qualcosa di male? No, sino a quando la tribù non sconfina e si allarga nell'area di un'altra tribù, di un altro popolo con un'altra identità. Che è ciò che sta facendo l'Isis, andando a massacrare i vicini. Il problema non è l'identità, ma il sopruso. Così come il problema non è riconoscere l'Isis come nemico con cui discutere prima di bombardare (perché ciascuno ha non solo il diritto, ma anche il dovere, di scegliersi amici e nemici). Il vero dramma è provocato dai buonisti che hanno deciso di rinunciare alla propria identità per essere più accoglienti nei confronti di chi arriva, non invitato, a casa nostra. I cialtroni che giustificano gli invasori che non si accontentano di alloggio e cibo gratis, ma pretendono il menu a loro scelta e la collocazione alberghiera più comoda ed intrigante. Se Di Battista chiede un confronto con gli altri, questi cialtroni lo criticano e poi non si confrontano ma cedono le armi della cultura, della dignità, dell'identità. Sono loro, questi cialtroni, che fanno prosperare il terrorismo in Italia perché dimostrano, ai futuri terroristi, la vigliaccheria di questo Paese. Che rifiuta il confronto perché non ha idee da confrontare, perché non ha principi e identità. Altro che Grillo ed i grillini. Ma ai media di servizio non fa comodo raccontarlo

giovedì 21 agosto 2014

La Germania alla guida di un'Europa triste

Francesco Perfetti, su Il Giornale, ricorda la profezia di Curzio Malaparte sulla ripresa della Germania dopo la sconfitta della seconda guerra mondiale. Una Germania che avrebbe ricostruito se stessa e poi avrebbe dominato "un'Europa divisa, stremata dalle lotte politiche e sociali, dalla cattiva amministrazione e dalla fatale inerzia dei governi e dei popoli". Un'Europa unita sotto il controllo di Berlino, "non sarà più un sogno, sarà una triste realtà". Una previsione del 1953, tanto per evidenziare la differenza tra un giornalista vero, come Malaparte, e quelli che si impegnano per scovare gli amanti della moglie di un possibile omicida. Malaparte aveva non solo capito la forza tedesca, ma anche i risultati non proprio entusiasmanti di un predominio di Berlino. "Una triste realtà". Che è poi quello che sognava e prometteva anche il grigiocrate Monti: un'Italia noiosa. In un'Europa altrettanto noiosa e triste. Sfuggono i vantaggi, per i popoli, di una simile situazione. Certo, i tedeschi stanno dominando di fatto l'Europa. Sono, al di là della facciata, gli unici interlocutori credibili di Mosca (il burattino toscano manco viene invitato). La Francia si è suicidata prima con il vanesio Sarkozy ed ora con il nulla cosmico Hollande. La Germania tratta. Si adegua alle sanzioni ma continua a discutere, unico partner adeguato per Putin. Basta? No, non basta. Perché la Germania e la Merkel non hanno capito che non basta imporre la visione tedesca all'Europa per far funzionare l'Ue. Le regole devono essere diverse a seconda degli Stati, a seconda dei Popoli. Merkel è troppo rigida per capirlo. L'ossessione del risanamento, dei compiti a casa, dell'austerità, ha prodotto solo il disastro. Crollate le economie dell'Europa del Sud, crollati i consumi interni, inevitabilmente calano anche le esportazioni tedesche verso questi Paesi. E le sanzioni contro la Russia fanno il resto: la Germania frena. E la sopportazione dei Paesi impoveriti si riduce. Non bastano le puttanate degli economisti e dei giornalisti di servizio per consolare ed illudere i sempre più rari lettori. La Spagna cresce grazie ai sacrifici, assicurano. In realtà crescono solo i grandi capitali e le grandi imprese che aumentano gli utili grazie alle esportazioni, sostenute da salari sempre più bassi e dalla povertà crescente. E' questo il modello da seguire? Forse per Merkel sì. Nella convinzione che, con l'aumento dei salari che scatterà a gennaio, la Germania possa essere autosufficiente grazie all'aumento dei consumi interni. La ricetta, guarda caso, vietata ai Paesi come l'Italia. Perché, nel sogno tedesco, non c'è solo l'Europa noiosa e triste già "vista" da Malaparte. C'è anche un'Europa povera e disperata. Non proprio una grande prospettiva

mercoledì 20 agosto 2014

L'Ue non collabora sui clandestini. E fa bene

Tutti indignati perché la Ue ha spiegato al governo del burattino che i soldi per Frontex sono pochi. Dunque l'Italia si arrangi con la sua politica del "Mare vostrum". Perché indignarsi? Perché protestare se l'Austria ha ricacciato indietro i clandestini arrivati in Italia ed in fuga verso la Germania? Perché stupirsi se la Francia ha fatto altrettanto con chi cercava di uscire da Ventimiglia? Hanno perfettamente ragione loro. Il buonismo deficiente che ha portato l'Italia a svenarsi per andare a recuperare centinaia di migliaia di persone sulla costa nordafricana, era tutta opera nostra. I piagnistei di Boldrini, le dichiarazioni anti italiane dell'ex ministro della dis integrazione, non erano richiesti dall'Europa. Tutta roba nostra. E se i soldi venivano scippati agli italiani per mantenere l'operazione "Mare di chiunque altro tranne che nostro", la responsabilità è di chi ha permesso e favorito l'elezione di Boldrini e dell'ex ministro. Con la politica di immigrazione hanno distrutto il tessuto sociale di questo Paese, hanno costretto a fuggire decine di migliaia di ragazzi preparati a cui è stato negato un futuro per assicurare un presente a chi arrivava da fuori. Una poltica criminale. Favorita dalle menzogne dei media che scambiano un arabo con un clandestino dell'Africa nera. La faccia è la stessa ma cambiano le provenienze dichiarate a seconda delle guerre nel mondo. Tra poco dall'Africa arriveranno anche ragazze dalla pelle scura che assicureranno di essere fuggite dall'Ucraina. Tanto i buonisti cialtroni accettano tutto. E gli alberghi sardi, ambiti dai milioni di italiani costretti a rinunciare alle vacanze per mancanza di soldi, vengono rifiutati dai clandestini perché non abbastanza vicini ai luoghi del divertimento. Mentre altri clandestini pretendono di avere il riconoscimento di profughi per ottenere 40 euro al giorno. Mentre l'Africa, grazie a questi cialtroni buonisti, si svuota di giovani e di futuro, di braccia e di cervelli (ma quelli fuggono verso Francia, Germania, Gran Bretagna, non verso l'Italia derelitta). L'Africa viene cinesizzata, l'Italia viene africanizzata. Ai cialtroni buonisti va bene così, perché cultura, identità, civiltà ed appartenenza non sanno cosa siano. Ma perché pretendere che sia l'Europa a farsi carico della demenza italiana?

martedì 19 agosto 2014

Uccidete i pensionati: unica soluzione per il burattino

Il burattino ha ragione: bisogna abbassare il tenore di vita degli anziani che han fatto parte della moritura classe media. L'assegno di 3.500 euro lordi, che in pratica sono 2mila netti, deve essere tagliato. Perché sino a quando i nonni potranno aiutare i nipoti a sopravvivere, in attesa di un lavoro decente e in linea con gli studi, la grande riforma non potrà essere messa in pratica. Quale riforma? Quella della disperazione. Quella che obbligherà chiunque ad accettare un qualunque lavoro alle condizioni peggiori. Senza garanzie, senza tutele, senza futuro, senza speranze. Basta con questi arzilli vecchietti che, sempre meno e sempre per meno giorni, popolano le località di vacanze. Il turismo deve essere solo straniero. E basta con questi giovani che pretendono un lavoro da ingegnere, pagato da ingegnere, solo perché si sono laureati a pieni voti in Ingegneria. Se vogliono una professione adeguata, vadano all'estero. Se no facciano i baristi o i camerieri, purché sottopagati. O i manovali, a cottimo. Ma per farci diventare il Bangladesh d'Europa occorre scardinare questa piaga dei pensionati che riescono a sopravvivere aiutando pure le famiglie. Si potrebbe ucciderli tutti, riducendo il servizio sanitario ed assistenziale. Facendo pagare a caro prezzo le cure di cui, invecchiando, han sempre più necessità. Oppure dovranno emigrare verso Paesi dove, con la pensione sempre più magra, si può comunque sopravvivere. Certo, sarebbero soldi italiani in costante uscita, ma da economisti cresciuti alla scuola di Deaglio-Fornero non ci si può aspettare qualcosa di più intelligente. Forse, qualcosa di più intelligente, dovremmo aspettarcelo dai piccoli imprenditori che verranno spazzati via dal crollo dei consumi. Ma sono gli stessi che han votato il burattino, dimostrando di non capire nulla e di meritare il tracollo. Qualche dubbio potrebbe insinuarsi, però, tra i tedeschi. Che, con lentezza teutonica, si stanno accorgendo che aver costretto alla fame l'Europa del Sud ha determinato una flessione della domanda di prodotti tedeschi. Mentre l'export frena e la demenza di chi impone sanzioni alla Russia crea danni crescenti. Ma per fortuna ci sono gli immigrati. Che noi accogliamo, anzi andiamo a prendere direttamente sulle sponde africane. Per poi indignarci se gli altri Paesi europei, che non hanno concordato questo assistenzialismo idiota, non ne accettano le conseguenze sul loro territorio. Volete fare i primi della classe? Teneteveli. E in posti che piacciano agli ospiti. Perché un folto gruppo di nigeriani ha rifiutato l'accoglienza in un hotel sardo. L'hotel era decisamente bello, ma era troppo isolato. La prossima volta anche il night gratis e l'organizzazione di feste a spese dei pensionati italiani.

mercoledì 13 agosto 2014

Il turismo italiano non seduce più

Deflazione in 10 grandi città italiane. Peccato che, in questa disastrata estate italiana, la riduzione dei prezzi non abbia neppure sfiorato le seducenti località turistiche. Anzi, le sedicenti località turistiche perché, a leggere i dati, si scopre che seducono sempre meno. Gli italiani, innanzi tutto. Costretti a rimanere nelle città deflazionate perché non possono più permettersi i prezzi delle coste e delle montagne. Per fortuna che ci sono ancora gli stranieri a ricordare che questo è il Paese dei camerieri e dei mandolini. Era anche il Paese del sole, ma con un governo come questo è inevitabile che ci sia la pioggia. Ma anche l'afflusso degli stranieri rischia di essere poco più di un bluff. Innanzi tutto perché il turismo mondiale cresce a ritmi superiori rispetto all'incremento dei flussi di stranieri verso l'Italia. In secondo luogo perché l'affluenza di quest'anno è stata favorita da alcune crisi internazionali. Il Vicino Oriente è diventato tabù a causa delle guerre e delle tensioni. Via dal Nord Africa per paura di un'estensione degli scontri in Libia e per i timori nei confronti di un Egitto troppo vicino a Gaza e Israele. E l'Africa Nera? Ebola non è il miglior spot per richiamare turisti. Il Brasile ha visto gli scontri in occasione dei Mondiali di calcio, l'Argentina non si sa quanto possa restare tranquilla in conseguenza del default dichiarato dagli Stati Uniti per compiacere i fondi buitres (avvoltoi). L'Europa dell'Est sconta la crisi ucraina. Dunque si può andare anche in Italia a fare i turisti. Per pagare una notte in hotel molto di più rispetto a quanto si paghi in Grecia, in Spagna, in Croazia. Per pagare una cena al ristorante a prezzi da gioielleria. Ma è tanto pittoresco! Una polentata fatta con la polenta istantanea a quanto si vende nei ristoranti in quota sulle Alpi? 15 euro? Solo se il locale è sfigato. Se no si può anche raddoppiare. Così restano chiuse anche le seconde case. Ed aumentano a dismisura i cartelli "Vendesi" o "affittasi". Ma noi offriamo il sole, il mare, le montagne. E quando piove cosa offriamo? Il rimborso delle spese? Macché. Nessuna politica turistica da parte del governo, nessuna idea brillante da parte degli operatori. Ma un pianto antico, per chiedere interventi pubblici di sostegno e soccorso. In passato qualche genio aveva persino proposto di collocare dei posti di blocco per impedire ai proprietari di seconde case o agli affittuari di arrivare nelle località turistiche con l'auto ricolma di prodotti acquistati in città. Bisognava obbligare i vacanzieri a spendere il doppio per un deodorante o un dentifricio, per la carta igienica o il detersivo per i piatti, per la pasta o per una lampadina. Qual è stato l'afflusso di italiani a luglio? Crollato del 20%? Del 30%? Del 50%? Sicuri che sia solo colpa della crisi? Nel fine settimana del 9-10 agosto le code al tunnel del Monte Bianco erano più lunghe dalla parte italiana rispetto a quella francese: erano più numerosi gli italiani che andavano a far vacanze all'estero rispetto a quelli che venivano da noi. E non è solo un problema di sole e maltempo.

martedì 12 agosto 2014

Le paure degli italiani

Al burattino non piacciono i gufi, perché gli fanno notare che la sua incapacità politica non servirà a raddrizzare la baracca Italia. Al burattino non piacciono neanche gli studiosi, perché a confronto delle sue renzine risultano sempre troppo preparati. Al burattino non piace chi lo contraddice, perché lui vive solo di dichiarazioni e promesse che non possono essere messe in dubbio. E piacciono, al burattino, i professori alla Deaglio-Fornero, quelli che spiegano che la colpa della crisi è solo delle famiglie italiane, tanto ricche ma così tanto paurose da non voler spendere. Ignorano, burattino e Deaglio-Fornero, i 10 milioni di italiani sotto o a ridosso della soglia di povertà. Ma fa lo stesso. Hanno paura? Sicuramente sì. Hanno ragione ad aver paura? Sicuramente sì. Luca Ricolfi, uno di quei professori che non piacciono al burattino, spiega che una delle ragioni della paura è la folle, stupida, criminale, controproducente tassazione sulla casa. Quella reitrodotta dal burattino, ma anche quella voluta dal grigiocrate Monti (che aveva come ministro, guarda caso, proprio Fornero-Deaglio). La casa era il bene rifugio. Gli italiani lavoravano tutta la vita per comprarsi la casa e metterla a disposizione dei figli che si creavano una nuova famiglia. Questo era il vero patto generazionale, ma il burattino e le renzine non l'hanno capito. La casa rappresentava la garanzia del futuro, di una vecchiaia serena dopo anni di lavoro, di un futuro sereno per chi si affacciava al mondo del lavoro e della costruzione del nucleo famigliare. Con le tasse sulla casa (ce le chiede l'Europa) il valore delle abitazioni è crollato e la tassazione ha eroso i risparmi. Generando paura. E altra paura l'ha provocata, guarda caso, la Fornero-Deaglio, con le riforme sulle pensioni e sul lavoro. Nessuna garanzia di sopravvivenza decorosa alla fine del ciclo di lavoro, ma secondo Deaglio i pensionati italiani dovrebbero spendere e spandere i soldi che non hanno più. Quando si avrebbe diritto a riposarsi, si è obbligati ad arrangiarsi alla meno peggio per arrivare a fine mese. Ma la coppia di genii non lo sa. E non dovrebbero aver paura quelli che lavorano? A Deaglio-Fornero si aggiunge un terzo genio, Alfano. Che vuole la flessibilità totale in uscita. Detto in italiano: libertà di licenziare chiunque, in qualsiasi momento. "Ce lo chiede l'Europa e in Europa funziona". Peccato che i grandi pensatori di questo governo e gli ufficiali di complemento fingano di ignorare che, in Europa, funziona anche il ricollocamento di chi perde il lavoro. Flessibilità e sicurezza. In Italia no. E allora, prima dei licenziamenti liberi, occorrerebbe far funzionare la rete di sicurezza sociale. In caso contrario la paura aumenterà ancora, i consumi caleranno e porteranno a nuovi licenziamenti, a nuove paure, a nuovi cali della domanda.

lunedì 11 agosto 2014

Erdogan come Putin: la sconfitta della democrazia parolaia

Il cattivo Erdogan, antidemocratico, antifemminista, antiisraeliano, antitutto, ha vinto le elezioni presidenziali in Turchia con la maggioranza assoluta dei voti già al primo turno. Ma i media italiani hanno già fatto notare che le aspettative erano superiori e, dunque, è quasi una sconfitta per Erdogan. Che già in primavera aveva vinto le elezioni nel suo Paese, confermando dunque la propria popolarità in Turchia nonostante le tante polemiche dell'Unione europea e, soprattutto, dei media nostrani. Se un popolo sceglie e riconferma un politico, forse significa che lo apprezza. Il burattino italiano, con il 40% dei voti, è un trionfatore. Il presidente turco, con il 51%, è un mezzo sconfitto. Mah.. E va ancora peggio con Putin. La russologa della Busiarda, dopo aver spiegato che il presidente è psicolabile perché si lava tutti i giorni, ha sfoderato un altro grande articolo di politica internazionale ipotizzando che, forse, magari, chisà, Putin si è pure fatto del botulino per spianarsi le rughe. Oddio, ecco spiegati i problemi in Ucraina e magari anche la nascita dell'universo. Poi, però, la grande russologa terminava l'articolo ammettendo che questo egocentrico, psicopatico, delirante, vanesio, cattivo presidente gode, in patria, di un consenso colossale, tra l'80 ed il 90%. E mentre i media italiani si interrogano sui comportamenti intollerabili di popoli che amano i propri leader anche se non piacciono ai giornalisti italiani, l'ungherese Orban ha posto a tutti una domanda ben più intelligente: e se la fase della democrazia parolaia e vuota fosse alla fine? Se, al contrario, i popoli preferissero essere guidati da personalità capaci, competenti, forti? Nulla a che spartire con il burattino italiano, ovviamente. Si parla di forza, non di arroganza. Si parla di capacità, non di autopromozione sostenuta dal giornalismo canaglia. Si parla di competenza, non di renzine presuntuose. Il mondo cambia e le vecchie imposizioni vacillano. Non frega più niente a nessuno se il Corriere si indigna per l'incapacità dei turchi di sostenere una inutile democrazia all'europea o all'americana. I popoli sono diversi, hanno sentimenti diversi, regole diverse. Il fallimento del pensiero unico viene nascosto solo dal giornalismo canaglia, ma diventa evidente per tutti quelli che, non a caso, rinunciano alla disinformazione ufficiale.

venerdì 8 agosto 2014

L'export crolla? Le sanzioni contro Russia e Iran aiutano..

Il Pil cala ancora, ma per il burattino e le renzine va bene così. Crolla l'export extra Ue, ma la banda del burattino non sa neppure quali siano i Paesi extra Ue. Deaglio, il marito dell'insopportabile Fornero, spiega che il Pil cala perché le cattive famiglie italiane hanno i soldi ma non li spendono perché han paura. Forse paura dei disastri provocati dall'ex ministro piagnone. Il ministro Lupi cade dal pero e si stupisce che i lavoratori addetti ai bagagli di Fiumicino non vogliano più fare straordinari e si limitino a rispettare le regole, creando ritardi ed ingorghi. E solo perché verranno licenziati. Ma si può rovinare le vacanze a chi può farle, solo perché si rimane senza lavoro? Festeggiate e spendete gli 80 euro del burattino. E di fronte al calo delle esportazioni che si fa? Si decidono le sanzioni contro la Russia e poi, da brave renzine e da bravi renzini, si resta a bocca aperta quando Putin reagisce bloccando le importazioni di parmigiano, di prosciutto italiano, di frutta e verdura del nostro Paese. Ma come? Ma perché? Non si fa così, nel mondo dei burattini. Noi imponiamo le sanzioni ma voi chiedete scusa e continuate a comprare i nostri prodotti. I gggiovani del burattino sono convinti che il mondo debba andare così e, dunque, così deve andare. Ogni deviazione è vietata. Hanno cancellato il Senato, non vogliono le preferenze, hanno abolito le Province: il prossimo passo sarà quello di abolire Putin e tutto andrà a posto. Nel frattempo, secondo la Sace, perderemo almeno 1 miliardo di euro di export in due anni. Tanto la nostra economia va benissimo e possiamo permettercelo. E poi Sace spiega anche che perderemo 16 miliardi di euro di mancate esportazioni verso l'Iran, sempre grazie alle sanzioni che altri han deciso e che noi abbiamo adottato. Quanti posti di lavoro valgono 17 miliardi di mancate esportazioni in questi due Paesi? Le renzine non lo sanno. Loro devono occuparsi solo di eliminare ogni forma di democrazia in Italia. L'export, i disoccupati, la povertà sono questioni irrilevanti. Come spiega il pessimo Riotta sulla Busiarda, dobbiamo dar retta al burattino ed essere ottimisti e fiduciosi. Su quali basi? Non importa. Sorridi, sei su scherzi a parte. E se Padoan assicura che la ripresa è già in atto da mesi; no, da qualche settimana; no, sta per arrivare: beh, bisogna far finta che sia una persona seria e gli si deve credere. A quale delle versioni? A tutte, naturalmente. Il burattino e la sua squadra sanno tutto. E poi quali sono le alternative? Berlu che vota qualsiasi cosa gli chieda il burattino in cambio di una giustizia di comodo e di tutela per Mediaset? La desaparecida Meloni che, ogni tanto, spunta fuori per far sapere di essere ancora in servizio? I grillini che non hanno un decimo del coraggio di Grillo? La Lega che prima o poi si degenerà di dotarsi di strumenti di comunicazione per far sapere cosa fa? Ed allora si prosegue con la banda di bugiardi e con i giornalisti di servizio che non trovano il coraggio per chiedere al burattino se i mancati effetti sui consumi della mancia di 80 euro non siano dovuti alla Tasi. Già la superstangata che è stata dimenticata dai giornalisti giovani e tanto comodi. Ma che è stata perfettamente ricordata dai cittadini.

lunedì 4 agosto 2014

La banda del burattino vuole la guerra tra poveri

Mentre la banda del burattino è impegnata nella soppressione, di fatto, del senato, la guerra tra poveri si scatena anche nella scuola. D'altronde i burattinai vogliono un Paese frantumato, privo di qualsiasi unità. Perché uniti si può persino vincere ed il popolo deve perdere. Così le graduatorie per insegnare al Nord sono state sconvolte dall'arrivo degli insegnanti del Sud. E chi era in testa alle graduatorie, ed era pronto ad un anno di insegnamento sereno, si è visto scavalcare da decine di colleghi in arrivo dalle province meridionali. Tutti con punteggi altissimi. Meritati? A volte sì, ma se ci fosse tutta questa grande capacità di insegnamento, in quelle stesse province, non ci si ritroverebbe, ogni anno, con quelle province in fondo alle classifiche Invalsi sulla preparazione degli studenti europei. Perennemente ultimi, ci sarà un motivo? Ed ora chi ha garantito risultati diastrosi a casa propria potrà raggiungere i medesimi risultati fallimentari in altre province. Classica dimostrazione di cosa intenda questo governo quando parla di attenzione al mondo dell'insegnamento. Ma c'è anche un altro aspetto, forse divertente. Spesso, troppo spesso, gli insegnanti scavalcati sono proprio quelli che si sono contraddistinti per un'adesione incondizionata a tutto ciò che è politicamente corretto. Insegnanti che hanno negato i canti di Natale per non turbare i nuovi "ospiti"; docenti che propinano culture esotiche ed autori astrusi nel nome del multiculturale, del multietnico. E poi multitasking (?) ed idiozie a seguire. Difficile indignarsi se sono questi signori e queste signore a restare a casa. Anche perché gli insegnanti scavalcati non possono neppure protestare. Nel nome del politicamente corretto devono far finta di essere felici di accogliere i nuovi arrivati, devono difendere le graduatorie nazionali in attesa di essere scavalcati anche dagli ospiti internazionali. Devono entusiasmarsi all'idea che i bambini ed i ragazzi vengano educati in modo diverso. Conosceranno nuove culture, nuovi stili di vita, nuovi metodi di insegnamento, nuovi approcci alla vita. Magari non avranno una grande continuità didattica, quando i loro insegnanti chiederanno immediatamente il trasferimento in zone vicine a casa e, nel frattempo, si ammaleranno con frequenza regolare per poter star vicino alle loro famiglie. E quando, finalmente, anche al Nord le prove Invalsi avranno risultati pessimi, gli insegnanti scavalcati potranno finalmente esultare per l'omogeneità italiana. Oddio, ci sarebbero anche i diritti degli studenti di essere preparati in maniera adeguata per affrontare un mondo sempre più difficile. Ma di fronte al politicamente corretto, chissenefrega dei ragazzi.

domenica 3 agosto 2014

Renzi il maoista e la sua rivoluzione senza cultura

La qualità della Stampa, meglio nota come la Busiarda, è raramente eccelsa e non giustifica l'aumento di prezzo del quotidiano degli Elkann Agnelli. Ma, a volte, capitano analisi di qualità. Come quella di Luca Ricolfi a proposito del ritorno del primato della politica in "salsa burattino". Perché il primato della politica è sacrosanto, purché avvenga su basi molto ma molto diverse da quelle imposte dal parolaio toscano. "E' il premier - sostiene Ricolfi - che con più spregiudicatezza ha puntato sulla fedeltà e l'appartenenza come criteri di selezione della classe dirigente". Un'accusa pesante, ma sacrosanta. E gravida di conseguenze negative. Nessuna attenzione alle qualità, alla professionalità, all'esperienza. Nessun rispetto per il merito e la competenza. Gente come Boschi o Madia sono al governo per amicizia e fedeltà, certo non per capacità. Il disastro sulle graduatorie scolastiche è solo l'ultimo degli errori compiuti. E non perché l'attuale governo sia responsabile di qualcosa che ha origini precedenti, ma perché è talmente incapace da non essersi reso conto di quanto stava succedendo. E la pochezza sul piano internazionale? E l'incapacità di affrontare l'immigrazione di massa, con le menzogne di Alfano che assicura che nessun giovane italiano perderà il posto di lavoro a vantaggio dei clandestini? Ne han già persi a centinaia di migliaia, ma il ministro di Ncd non se n'è ancora accorto. E l'economia? In questo caso Ricolfi non può negare che sia stato scelto un tecnico, ma Padoan è un tecnico di comodo. Che, dal giorno dell'insediamento, sta raccontando una serie infinita di panzane a proposito di ripresa che non c'è. Ricolfi fa un paragone, perfetto, con la Cina maoista, quella della rivoluzione culturale. Si cacciavano presunti "borghesi" per sostituirli con contadini poveri, ignorando competenze ed utilità di chi veniva cacciato e fregandosene dell'impreparazione di chi li sostituiva. Esattamente come il burattino e la sua banda: le nomine premiano giovani e donne, purché siano fedeli ed ubbidienti. Le altre qualità non interessano. E si buttano via bagagli fondamentali di esperienza e capacità, indispensabili per la ripresa. Che, di conseguenza, continua ad essere rinviata. Tuttavia Ricolfi sbaglia quando scarica tutte le responsabilità sulla politica. E' l'intera classe dirigente italiana che si comporta così. A cominciare dall'editore di Ricolfi che, come gli altri editori, sta tentando di rottamare il più possibile per affidarsi ai giovani ed alle donne, purché senza qualità e, soprattutto, senza pretese economiche. E sbaglia anche, Ricolfi, quando pare voler affidare ai tecnici le chiavi di questo sfortunato e colpevole Paese. Se i tecnici, in campo economico, sono quelli che compaiono sulle pagine della Busiarda, allora è persino meglio Padoan. L'esperienza di Fornero, le analisi del marito Deaglio o gli interventi dei bocconiani sono quanto di più deleterio possa accadere all'Italia. Sono l'unica giustificazione di un maoismo giovanilista e da burattini.