mercoledì 26 ottobre 2016
Il Friuli Venezia Giulia boccia la Serracchiani, nel silenzio generale
Non se n'è accorto quasi nessuno al di fuori del Friuli Venezia Giulia. Ma nelle elezioni della scorsa domenica il Pd, che guida in modo disastroso la Regione autonoma con la Serracchiani (più interessata alle vicende romane che a quelle del suo territorio), ha incassato qualche sonoro schiaffone. Sconfitta secca a Ronchi dei Legionari, dove non c'è il ballottaggio, sconfitte a Codroipo e, soprattutto, nell'ex rossa Monfalcone. E proprio a Monfalcone il centrodestra ha sfiorato la vittoria al primo turno, con il 49,5%. Non è detto che basti per vincere al ballottaggio, così come è a rischio anche il risultato di Codroipo. Ma si tratta comunque di segnali chiari. Come quelli dei risultati della scorsa primavera, quando il Pd serracchiano era riuscito a perdere sia Trieste sia Pordenone. Non male per una donna al vertice nazionale del partito, fedelissima del bugiardissimo. Evidentemente il segnale primaverile non è stato compreso. E non sembra sia stato capito neppure quello autunnale. Di fronte al disagio crescente della popolazione friulana e giuliana, le proposte del governo regionale restano sempre le stesse: aiuteremo e finanzieremo i Comuni che accettano i migranti. Un po' poco, indubbiamente. Difficile, però, attendersi molto di più, considerando il vuoto pneumatico dei discorsi della Serracchiani nella sua veste di vice segretario nazionale del Pd. Lei, tuttavia, insiste. Insiste soprattutto nelle presenze a Roma. D'altronde è romana ed il Friuli Venezia Giulia appare sempre di più una seconda scelta. Una periferia poco interessante e lontana dai riflettori che offre il palcoscenico romano. Pazienza, dunque, se la Regione autonoma ottiene risultati molto meno brillanti rispetto al vicino Trentino, pazienza se l'economia ristagna ed i problemi crescono. La ricetta è una sola: soldi in cambio di migranti. Per creare, in questo modo, un'occupazione alle cooperative di area. Mentre i problemi strutturali possono aspettare. Possono aspettare, soprattutto, un presidente regionale più attento al territorio e meno attratto dalle luci romane. Possono aspettare progetti, idee, realizzazioni. Una sfida anche per il centrodestra che si è rafforzato in queste amministrative. Perché è stato conquistato un voto frutto soprattutto della delusione per la Serracchiani. Costruire un'alternativa che si trasformi in un modello vincente per la Regione e anche per il resto dell'Italia potrebbe non essere facile. Si valuterà la capacità di fare rete, di fare sistema. Di cambiare il modello culturale per procedere ad un radicale cambiamento sociale.
martedì 25 ottobre 2016
E nel Delta esplose la rabbia..
Sino a ieri Goro era nota ai più per essere la patria di Milva. Altri conoscevano il paese del Delta per i pescatori e per l'ottimo pesce che si poteva acquistare a cifre ragionevoli. Ora Goro e la vicina Gorino sono diventate il simbolo della rivolta popolare contro l'arroganza del potere sulla questione dell'invasione senza freni. Una questione di principio, in questo caso, più che un problema di ordine pubblico. Perché nel Delta del Po erano destinati pochi migranti, donne e bambini. Dunque nessuna paura da parte degli abitanti. Ma la rabbia perché il prefetto ha deciso senza avvisarli, senza un confronto. Li ha considerati sudditi che dovevano ubbidire e non cittadini che dovevano essere informati e che dovevano condividere una decisione. Questioni di principio e in Italia non si è più abituati a lottare per difendere un principio. Oddio, ormai non si lotta più neppure per questioni di denaro. Schiacciati dalla rassegnazione, dal conformismo, dalla paura di essere additati come razzisti, oscurantisti, retrogradi, sessisti (l'accusa dipende dall'occasione), da un'accozzaglia di giornalisti di servizio che poi si chiedono pure il motivo del crollo delle vendite dei loro giornali. A Goro e Gorino, invece, hanno avuto il coraggio di dire di no. Magari nei prossimi giorni, per evitare le solite accuse, faranno marcia indietro ed accoglieranno le nuove risorse, magari con fiori e giocattoli. Perché la gente del Delta ha un grande cuore. Ma ha anche un grande carattere. Nessuno, da queste parti, è così povero da non potersi permettere un coltello, scriveva tanti anni fa Bacchelli. Era il Mulino del Po, lettura probabilmente ignota al bugiardissimo ed a qualche suo prefetto. Lettura consigliata a lorsignori. Perché Goro potrebbe essere solo un episodio. Oppure potrebbe essere il primo segnale di una misura che ormai è colma e rischia di strabordare. Nel Delta sono abituati a confrontarsi con le piene e le rotture del Po. Non è detto che il bugiardissimo e la sua banda siano pronti ad affrontare l'emergenza di una esondazione della rabbia popolare che dovesse diffondersi. E non basteranno le auto censure dei giornali di servizio. O delle tv di regime. In Francia la rivolta sta cominciando ad allargarsi, nonostante la mancanza di informazione ufficiale. Ed il pesce di Goro potrebbe finire sulla faccia dei responsabili di questo disastro.
lunedì 24 ottobre 2016
L'Europa stanca del bugiardissmo. Ma senza alternative
A parte i giornalisti italiani di servizio, ormai le continue menzogne e promesse a vuoto del bugiardissimo hanno stancato tutti. Persino i complici delle sue malefatte, a Bruxelles. Irritati per le slides basate esclusivamente sulla buona stella di uno che, in più di una occasione, ha portato una sfiga tremenda. Non una proposta seria che sia una. Non un progetto credibile. L'Italia delle balle. Che procede imperterrita nella convinzione di poter ottenere tutto perché l'Unione europea è allo sbando e non ha il coraggio di scontrarsi contro l'Italia. E allora sui quotidiani di servizio si intervistano politici dei Paesi che, con la loro politica di difesa dei rispettivi popoli, mettono in difficoltà le scelte del bugiardissimo per tutelare gli incassi delle cooperative rosse e bianche legati all'invasione. Ed i politici intervistati vengono presentati, dai giornalisti di comodo, come esponenti di partiti in fortissima crescita e di grande peso. Peccato che nei Paesi in questione abbiano un peso irrilevante e percentuali da prefisso telefonico. "Ma il popolo è con noi", assicurano. Quel popolo che poi, alle urne, garantisce il trionfo dei partiti definiti populisti. Il bugiardissimo, però, non se ne cura. A lui basta poter contare sul servilismo dei giornali e delle tv. E poi conta su un altro aspetto certo non irrilevante: i media sottolineano in ogni occasione che non esisterebbero, in Italia, alternative credibili al bugiardissimo. Né all'interno del Pd, che resta comunque il partito di maggioranza nell'attuale parlamento, né tra gli schieramenti dell'opposizione. In questo la banda del bugiardissimo gioca sul sicuro. Il popolo bue italiano non vota proposte, progetti, strategie. Vota per darsi un padrone. Non importa che sia un bugiardo, che sia arrogante, che usi le persone per poi gettarle quando non servono più. E' un padrone e tanto basta. Mentre il povero Bersani, parlandone da vivo, assomiglia a Sor Tentenna. E D'Alema è di una antipatia tale da nasconderne l'intelligenza. Di certo non ci si può affidare a Fiano, l'unico a far impallidire D'Alema sul fronte dell'antipatia. Ma se nel partito di maggioranza manca un leader, va anche peggio nell'opposizione. Di Maio si è bruciato, Dibba è simpatico ma poco credibile come lider maximo, l'unico sarebbe Grillo ma non corre. E non può certo essere un leader un personaggio moscio come Parisi. O Salvini che si limita agli slogan perché si affaticherebbe troppo a pensare ad una serie di proposte. O lady Garbatella che ignora il mondo oltre il raccordo anulare. E' l'offerta politica alternativa che aiuta il bugiardissimo. Dopo di me il diluvio. Non si può certo pretendere che siano i giornali di servizio a spiegare che un diluvio sarebbe auspicabile in Italia per lavare le troppe porcate di ogni giorno.
martedì 18 ottobre 2016
I giovani italiani sono poveri: eliminiamo i vecchi
Caramba che sorpresa! Giornali e TV scoprono, all'improvviso, che i giovani italiani sono poveri. Se i giornalisti rinunciassero agli incontri a tavola con i cialtroni che loro definiscono come Vip, forse se ne sarebbero accorti da tempo. Invece tra una serata ad intervistare cafoni arricchiti alla prima della Scala o del Regio, tra un vernissage a base di tartine di un artista che non andrebbe bene neppure come imbianchino, tra un omaggio a Maria Elena Etruria ed uno a Donna Marella, i disinformatori italiani non si erano accorti di quanto stava succedendo nella Penisola. Troppo impegnati negli hotel a 4 stelle che ospitano i clandestini per rendersi conto che i giovani italiani gli hotel a 4 stelle non possono più permetterseli. Troppo impegnati a raccontare le difficoltà dei clandestini che sono obbligati a trascorrere il tempo a giocare con gli smartphone pagati dal contribuente italiano per accorgersi che il contribuente italiano non ha neppure i soldi per curarsi. Ma ora i giovani italiani servono perché devono andare a votare Sì al referendum del bugiardissimo. Dunque bisogna far finta che contino davvero, che suscitino interesse, che si voglia far qualcosa anche per loro. Tanto siamo in fase di promesse elettorali. Dunque, in attesa di eventuali reazioni europee, si può promettere tutto a tutti. Però, come sempre, in cauda venenum. Ed il TgRenzi5 ha già iniziato a far notare che i giovani sono più poveri degli anziani. Dunque urge manovra per impoverire i vecchi in modo da ripristinare la parità. Anche perché i giovani servono come schiavi, come manodopera a bassissimo costo. I vecchi non servono a nulla e, anzi, sono dannosi. Perché si ammalano e avrebbero bisogno di cure adeguate, che costano. Perché pesano sui conti dell'Inps. Perché hanno la pessima abitudine di aiutare economicamente i nipoti. E se i nonni li aiutano, i nipoti non sono così disperati da accettare le retribuzioni da fame dell'Italia renziana.
lunedì 17 ottobre 2016
Trump e il centrodestra italiano: uniti nell'incapacità di comunicare
Secondo il direttore de La Stampa, Trump sta perdendo terreno nei confronti della pazza sanguinaria perché il clan Clinton ha messo in campo una fortissima squadra di comunicatori e disinformatori. Non è certo un problema economico, perché Trump potrebbe permettersi di investire altrettanto benché non abbia alle spalle le lobby che sostengono il clan della pazza. Eppure non riesce a contrastare l'offensiva mediatica. Una situazione analoga a quella italiana. Dove il fronte del Sì al referendum ingaggia l'immancabile guru statunitense strapagandolo. E il fronte del No, sulla destra, si rivolge a Brunetta. Meno male che, la scorsa estate, Di Battista si è inventato il viaggio dello scooter a imitazione del viaggio della motocicletta di Che Guevara. Ma sul centrodestra il buio e' assoluto. E ripropone il consueto scenario di incapacità di confrontarsi con l'informazione. A sinistra si investe e, quasi sempre, si fanno buchi colossali di bilancio. Ma si vince. Nel centrodestra si preferiscono tagli e sfruttamento. E si fanno gli stessi buchi di bilancio ma si perde. Una recente indagine ha rilevato come i giornalisti siano in genere molto più a sinistra rispetto ai loro lettori. Non è certo un caso. Gli editori che pagano retribuzioni normali sono a sinistra, sul fronte opposto il modello - quando va bene - e' Foodora: già ti permetto di scrivere, perché dovrei anche pagarti? Così sopravvivono micro nicchie, magari di qualità, ma sempre micro nicchie. Mancano progetti editoriali credibili perché mancano gli investitori. Meglio una villa in più che un investimento per un quotidiano, magari online, di successo. E quando tra le nuove leve spunta un giornalista bravo e non di sinistra, si grida al miracolo ma poi prevale l'imbarazzo perché non si sa cosa fargli fare. O meglio, si saprebbe anche come impiegarlo, a patto che non pretenda di essere pagato. Inevitabile che venga fagocitato da editori del fronte opposto. Ma vale anche per piccole realtà nel campo del cinema e della TV. Con grandi professionalità ma costretti a lavorare per schieramenti opposti. D'altronde è più facile lamentarsi per l'esistenza di un complotto delle lobby editoriali piuttosto di aprire il portafoglio e pagare chi sa lavorare
sabato 15 ottobre 2016
Salone del libro in salsa al caviale. E la cultura emigra ad Acqui
Il Salone del libro bobo e' stato apparecchiato. La grande rivoluzione torinese ha preso spunto dalle indicazioni di un libro, il Gattopardo. Tutto è stato cambiato affinché nulla cambiasse. Nicola Lagioia e' il nuovo direttore, nella certezza che sarà impossibile far peggio di Milella. Ma nel solco di una tradizione che vuole il Salone di Torino gestito dall'immancabile gauche caviar, da quei radical chic che hanno trovato in Lagioia l'interprete ideale. Le aperture annunciate? Non si sono viste. Ad affiancare il nuovo direttore arrivano i soliti noti del solito giro. Intanto oggi ad Acqui si confrontano con il pubblico i rappresentanti di una cultura che supera gli angusti confini dei bobo torinesi. Nomi che magari si incontrano anche al Salone del Libro, da Sgarbi a Battista, ma altri che non sono particolarmente amati dai radical chic, come Solinas o Yves De Gaulle. Tutti presenti per ricevere i premi dell'Acqui Storia che continua a crescere, in Italia ma sempre più anche in Europa, nonostante i continui tagli del budget. I soldi erano il doppio quando i partecipanti erano 20. Ora superano i 200 ma le risorse sono state tagliate da quegli enti pubblici che preferiscono spendere per garantire il pensiero unico al Salone del Libro. Enti che evitano accuratamente di coinvolgere gli organizzatori dell'Acqui Storia nella gestione del Salone: troppo elevato il rischio di apertura mentale, di pluralismo, di confronto tra idee differenti.
venerdì 14 ottobre 2016
Monsu Bergoglio, il super esperto di ipocrisia
Monsu Bergoglio, in arte Papa, accusa di ipocrisia i cristiani che si sono stufati di accogliere i migranti. E se lo dice Monsu Bergoglio bisogna credergli. Non perché di mestiere faccia il Papa, ma perché di ipocrisia è un fine intenditore. Praticamente un maestro, il vero numero 1. Dovrebbero metter su una compagnia teatrale, lui ed il bugiardissimo: una coppia da far impallidire Tognazzi e Vianello. Già, perché Monsu Bergoglio pontifica (è il suo mestiere) sui bambini di Aleppo ma, nel nome della più professionale ipocrisia, ignora completamente i bambini massacrati nello Yemen dall'aviazione saudita con il sostegno degli Stati Uniti. Eh sì, per Monsu ci sono bambini e bambini. E quelli dello Yemen sono meno bambini degli altri. Anche se vengono massacrati mentre partecipano al funerale di loro coetanei. Ma il numero 1 degli ipocriti resta anche in silenzio quando i migranti, in gruppo, stuprano una ragazza italiana. E resta in silenzio davanti allo spaccio di droga gestito da altri migranti. Davanti a due anziani siciliani massacrati da una grande risorsa. Attacca gli italiani perché accusano gli zingari di vivere di furti, ma resta in silenzio di fronte alle tonnellate di refurtiva ritrovate nei campi di questi "fratelli nomadi". Un'indignazione a comando, a giorni alterni e, soprattutto, indirizzata in un unico senso. Con gli edifici di proprietà della chiesa aperti per accogliere i migranti ma chiusi quando si devono accogliere i senza tetto italiani. E non si sono sentite le parole indignate del Papa quando un italiano è morto in un pronto soccorso dopo 56 ore di agonia in mezzo a tutti. Perché i soldi per curare gli italiani poveri non ci sono più: i soldi servono per chi arriva da fuori. Ma è muto, monsu Bergoglio, anche di fronte ai problemi di alimentazione e di possibilità di cura dei bambini greci. Anche loro, evidentemente, ipocriti che pretendono di mangiare invece di rinunciare a tutto per accogliere in hotel a 4 stelle i nuovi fratelli.
giovedì 13 ottobre 2016
I soldi per rimpatriare i clandestini ci sono, ma servono schiavi
Questa volta scende direttamente in campo l'Europa per smascherare le balle pre referendum del bugiardissimo. Il premier ha accusato l'Ue di immobilismo sul problema dei migranti e il direttore della Guardia costiera e di Frontiera della Ue (una sorta di Frontex ma con maggiori poteri) ha immediatamente replicato ricordando che "le risorse economiche per gestire i rimpatri non mancano". Dunque i clandestini potrebbero essere immediatamente espulsi e riaccompagnati a casa loro, scoraggiando altre partenze ed altre morti. E viene ricordato che lo scorso anno, su 154mila arrivi "ufficiali" (chi è arrivato senza farsi intercettare non rientra nei numeri) solo 30mila hanno ottenuto la protezione internazionale. E gli altri? Ne sono stati rimpatriati ben 3.688, poco più del 2%. Perché? Per le decisioni nazionali, ricordano alla Guardia Costiera. E quali siano le scelte italiane è stato ben chiarito da Franco Debenedetti nel corso della trasmissione La Gabbia di Paragone. Di fronte all'indignazione generale per le retribuzioni da fame concesse da Foodora ai ciclisti che trasportano il cibo a domicilio, Debenedetti si è indispettito, infastidito, ha strillato. Non si tratta di nuovo schiavismo, secondo lui. Perché nessuno obbliga questi ragazzi a lavorare per Foodora. Verissimo. Potrebbero rimanere disoccupati, come il 40% dei loro coetanei. Già, perché le ore di massimo sfruttamento dei pedalatori trasformano i nuovi schiavi in occupati per la felicità delle statistiche ad uso del bugiardissimo. L'impossibilità di sopravvivere, con quelle cifre, non interessa all'Istat e tantomeno al governo. D'altronde i cialtroni sono già pronti ad utilizzare le gambe degli immigrati per sostituire i pedalatori indigeni. Ed il ritornello sarà il solito: "Dobbiamo farli arrivare perché fanno lavori che gli italiani rifiutano". Tanto i media di servizio faranno in fretta a far dimenticare che a pedalare erano gli indigeni, sostituiti per fame dagli allogeni. Che poi a far la morale sia proprio Debenedetti è ancor più fastidioso. Il signore è appena stato condannato, in primo grado, per le morti sul lavoro all'Olivetti. Lavoratori che si sono ammalati quando ai vertici dell'azienda sedevano il signor Franco Debenedetti e suo fratello. Magari in appello la magistratura provvederà a salvarli, ma non ha salvato i lavoratori. E non ha salvato neppure l'Olivetti. Non stupisce, dunque, che questo signore si indigni per le proteste di chi pedala per un'ora per incassare meno di 5 euro netti. Liberi di rifiutare e di restare disoccupati. Questa è l'oligarchia italiana che cerca di spacciarsi per élite. Questa è la gente che ha rovinato il Paese e che pretende ancora di pontificare. Perché controlla giornali e tv, libera di lanciare messaggi che si trasformano in scelte politiche di governi asserviti.
mercoledì 12 ottobre 2016
De Gaulle sceglie l'Italia (ma è il nipote)
C'era una volta la Francia. Prima dell'insignificante Hollande, del patetico Sarkozy, di Mitterand protettore dei terroristi, del Giscard dei diamanti, del traditore Pompidou. Una Francia che, attraverso la grandeur, nascondeva la crisi irreversibile di un Paese che aveva vinto la guerra con gli eserciti altrui, che aveva perso le colonie per micragnosità prima di accorgersi che il modello coloniale era finito e bisognava costruire nuovi rapporti su nuove basi. L'ultimo sussulto di grandeur aveva un nome: Charles De Gaulle. Più temuto che amato, ma in grado di gestire - anche con eccessiva durezza nei confronti di chi rischiava la vita per difendere una certa idea della Francia - la complicatissima transizione. E ad uno dei suoi nemici storici nella vicenda d'Algeria si rivolse, De Gaulle, quando il maggio francese pareva in grado di distruggere il mondo gollista, la Douce France che ormai esisteva solo più nelle canzoni. E capace, De Gaulle, di ritirarsi a vita privata dopo la sconfitta in un referendum di secondaria importanza. A differenza di chi promette dimissioni e poi, immancabilmente, si rimangia le promesse. Ed ora il nipote Yves racconta il nonno in un libro "Un autre regard sur mon grand père Charles De Gaulle" e sceglie Acqui Terme ed il premio Acqui Storia per presentarlo. Decisione intelligente e consapevole, perché il premio dedicato agli studi storici è apprezzato in tutta Europa e tra i finalisti dell'ultima edizione figurava anche un autore russo. Dunque non stupisce che il nipote del Generale abbia puntato su Acqui. E non stupisce neppure che il Salone del Libro di Torino, alle prese con il tentativo di riformarsi per rispondere all'offensiva guidata da Mondazzoli, continui ad ignorare l'organizzazione di Acqui. Stessa regione ma due mondi lontani per scelta dei vertici della cultura omologata di Torino. In grado di sperperare risorse e di creare divisioni, ma assolutamente incapaci di accettare una condivisione delle decisioni con chi non è allineato e coperto. D'altronde anche i Comuni e le Regioni schierati sul fronte del centrodestra non hanno mai fatto nulla per collaborare con Acqui. Ospitando presentazioni dei libri finalisti, organizzando appuntamenti congiunti. Comuni che spendono soldi per iniziative prive di interesse anche locale ma che rifiutano di acquistare un libro scomodo per le biblioteche comunali. Anche dalle piccole cose si valuta la capacità di far politica
martedì 11 ottobre 2016
La sinistra Pd sfiducia il bugiardissimo ma solo nel partito
L'aspetto più significativo nella lenta, lentissima rottura all'interno del Pd non è la differenza di opinioni sull'Italicum o sulle riforme. Ma, molto più semplicemente, la totale mancanza di fiducia nei confronti delle promesse del bugiardissimo. Che assicura di essere pronto a modificare la legge elettorale, però solo dopo il sì al referendum. Un semplice ricatto, certo non una novità nei comportamenti del premier. Peccato che alla sinistra Pd faccia totalmente difetto la coerenza. Perché Bersani e compagni non si fidano delle promesse del bugiardissimo sulle questioni interne ma fingono di fidarsi delle promesse a vuoto come presidente del Consiglio. E infatti la sinistra del partito si ostina a votare la fiducia ad un personaggio di cui non si fida: fantastico! D'altronde i bersaniani ed i dalemiani sanno benissimo che, in caso di caduta del governo, si andrebbe ad elezioni e la direzione del Pd eviterebbe accuratamente di ricandidarli. Dunque una poltrona per altri due anni val bene un voto di fiducia turandosi il naso. Ma il referendum potrebbe segnare il punto di non ritorno. Qualcuno potrebbe finalmente trarre le conclusioni politiche di un dissenso insanabile ed agire, finalmente, in modo coerente. Andandosene e sbattendo le porte. Creando una nuova formazione politica. Indubbiamente una scelta non facile. Perché le esperienze precedenti non sono state particolarmente incoraggianti. E poi, un partito che manterrebbe l'appoggio al governo del bugiardissimo o uno che toglierebbe la fiducia, lasciando magari che siano i gruppuscoli del centrodestra a sostenere il premier? Perlomeno la sinistra si interroga e, timidamente, prova ad ipotizzare alternative. Sul fronte opposto, invece, il nulla è ormai assoluto. Parisi ha smesso di sgomitare e vivacchia senza riuscire a coinvolgere una società civile che non si sa più cosa sia. Toti è ai margini della scena e non si sa cosa stia aspettando per riprendersela. Salvini non sfonda più con gli slogan e la Lega cala nei sondaggi, Fdi resta un'incompiuta senza proposte. Mentre i 5 stelle possono inanellare errori su errori ma non perdono consensi perché nessuno riesce a creare un'alternativa credibile. Nel frattempo l'invasione si intensifica e la fuga dei giovani disertori italiani si trasforma in una rotta senza fine.
lunedì 10 ottobre 2016
Un'ora di 90 minuti per aumentare la produttività
Lo sfruttamento del lavoro e' diventato talmente naturale che i vertici aziendali si meravigliano se qualcuno degli sfruttati osa protestare. Anzi, più che meravigliarsi si addolorano. Lo si può notare in una illuminante intervista rilasciata da un dirigente di Foodora, la società che utilizza i ciclisti per portare pasti a domicilio. Prima i lavoratori erano pagati su base oraria. Salario da fame, poco più di 5 euro all'ora. Ma adesso si è deciso di retribuirli in base alle consegne effettuate. Poco più di 2 euro per consegna. Ed il dirigente ha spiegato che, a Torino, il tempo medio di consegna e' di 29 minuti. Dunque, ha sottolineato, se ne possono fare 3 all'ora. Curiosa concezione del tempo, evidentemente. Che potrebbe essere estesa ad ogni attività lavorativa. Ti pago 10-15 euro all'ora, per ore di 90 minuti ciascuna. Così aumentiamo la produttività oraria: geniale. Ma l'indignato aziendale e' andato oltre e ha sottolineato come l'azienda offra ai collaboratori (vietato definirli dipendenti) la possibilità di fare dello sport in città, pedalando in mezzo ai fumi degli scappamenti delle auto. Naturalmente alla bici, manutenzione compresa, devono provvedere i pedalatori. Insomma, il prossimo passo potrebbe consistere nella richiesta di un contributo ai pedalatori, visto che risparmiano sulla palestra o sull'iscrizione ad una società ciclistica. D'altronde la società spiega che i collaboratori non devono considerare l'attività come un lavoro. Una sorta di gioco per di più lautamente retribuito. C'è chi porta a casa anche 250 euro al mese. Ed i promotori possono arrivare a 500. Insomma, generose elargizioni che possono permettere ai pedalatori di vivere lontano dai genitori, di acquistare un appartamento con un mutuo, di metter su famiglia. Sperando, ovviamente, che una scivolata in bici o un incidente contro un'auto non impedisca di effettuare 3 consegne nei 90 minuti dell'ora nuova aziendale.
venerdì 30 settembre 2016
Nuove case editrici per contrastare la destra antipopolare
Il nulla cosmico della Raggi a Roma diventa ancor più evidente grazie alla decisione di sgomberare, con la forza, due famiglie italiane che avevano occupato una casa comunale. Sgomberate con la forza nonostante un figlio disabile. Mentre, ovviamente, le occupazioni delle nuove opportunità vengono tollerate, così come i campi Rom. Ma non è che a Torino vada meglio con il sindaco Appendino. Solo che, avendo deciso subito di adeguarsi al vecchio sistema, il sindaco grillino viene tutelato dall'informazione. A differenza di Raggi che non piace a Caltagirone. Di fronte a questa situazione di insoddisfazione generale si aprirebbero praterie per una destra che non fosse moderata, che fosse dalla parte del popolo deluso dalle promesse grilline. Invece l'area si mette ad inseguire una inesistente area moderata, la stessa che crede ancora alle menzogne del bugiardissimo. E mentre la polizia municipale a Roma sgombera gli italiani, la leaderina della destra non perde occasione per far sapere che lei è dalla parte della polizia. Scelta assolutamente legittima, anche coraggiosa. Perché chiarisce definitivamente che non può e non vuole essere il punto di riferimento di una destra di popolo. Si impegnerà in beghe di quartiere, di municipalità, affronterà la drammatica questione della localizzazione del nuovo stadio o del colore per i muretti del Lungotevere. Una dimensione politica come un'altra. Almeno la volontà di fare chiarezza e di rinunciare alla scena di una destra popolare e sempre meno moderata. Mancano le alternative di prestigio? Verissimo. Ma stanno nascendo, anzi rinascendo, alternative culturali. Si assiste alla proliferazione di case editrici assolutamente scorrette politicamente e di altro livello qualitativo. Non faranno i numeri di Mondazzoli, ma fanno cultura. Trasmettono idee, lanciano segnali, rappresentano l'unica vera alternativa politica. Perché non si curano degli slogan ma forniscono analisi, proposte, studi. Ripropongono autori e ne lanciano di nuovi. Valorizzano i giovani e recuperano testi fondamentali del passato. Insomma, fanno politica. E se nascono nuove case editrici, mentre quelle create negli ultimi anni resistono sul mercato, significa che l'interesse c'è. Superiore alle attese di chi è abituato a confrontarsi con il vuoto pneumatico della cultura dei vari partiti. Ma c'è anche una grande novità rispetto alle abitudini consolidate del movimentismo d'area: non si registrano invidie, gelosie, scorrettezze, maldicenze. Un miracolo? No, semplicemente la lontananza dai leaderini privi di carisma e di personalità aiuta a lavorare bene ed a ottenere risultati positivi. La politica, quella che vive solo di schede elettorali, resta fuori da questi circuiti culturali. Dove potranno nascere e svilupparsi idee, progetti, programmi.
mercoledì 28 settembre 2016
Il bugiardissimo colonizza Marte e crea 8milioni di posti di lavoro
L'errore l'hanno compiuto i transfughi della destra approdati alla corte del bugiardissimo. Convinti, da ottusi quali erano, che il film di Guzzanti "Fascisti su Marte" fosse un documentario, l'hanno proposto al premier che si è subito entusiasmato. Se Berlu aveva proposto il ponte sullo Stretto, il Duce aveva mandato una spedizione su Marte. Dunque lui, il bugiardissimo, sarebbe andato oltre e avrebbe colonizzato il Pianeta Rosso. Alla faccia di D'Alema e Bersani che, di rosso, ormai hanno solo il vino. La conquista di Marte, ha assicurato il bugiardissimo, consentirà la creazione di 8 milioni di posti di lavoro. E manderemo i cervelli in fuga sul pianeta conquistato, liberando posti in Italia per le nuove opportunità in arrivo da ognidove. Insieme a Farinetti apriremo Eataly per rispondere alle esigenze dei marziani. E saranno marziani anche i commessi, così non ci saranno proteste sugli stipendi sempre più bassi. Ma, in vista del referendum, le iniziative possono anche moltiplicarsi. Perché limitarsi solo alla colonizzazione di Marte? Qualcuno deve aver raccontato al bugiardissimo il riassunto di Ventimila leghe sotto i mari. E dopo un primo momento di panico, quando il bugiardissimo ha temuto una moltiplicazione per 20mila della lega di Salvini, la decisione irrevocabile è stata presa: l'Italia colonizzerà anche il fondo degli Oceani e scaverà nel profondo per arrivare ad Atlantide. Creando, ovviamente, 10milioni di nuovi posti di lavoro. Tra l'altro la colonizzazione di Atlantide consentirà di risolvere il problema dei pensionati. Basta con le fughe verso Formentera, verso il Portogallo o la Bulgaria alla ricerca di Paesi dove si possa vivere con la pensione italiana. Gli anziani saranno deportati ad Atlantide. Ah no, non deportati: saranno graziosamente spediti in vacanza permanente nel Paese al centro della Terra. Perché, signori miei, la nuova Italia deve correre veloce e non ha tempo né spazio per i vecchi. Ci sarebbe da risolvere un piccolo problema, ma è solo un aspetto marginale ingigantito ad arte dai soliti gufi: dove trovare i soldi. Intanto si procede con le promesse per vincere il referendum, poi se i soldi non ci sono si può sempre dare la colpa alla Merkel, alla Raggi o al destino cinico e baro. D'altronde se non si riempie la testa degli italioti con promesse a vanvera, si rischia che il popolo bue si accorga che i soldi per accogliere le grandi risorse sono finiti. E che la richiesta all'Europa non è quella di avere più soldi, ma di poter spendere più soldi rubati dalle tasche degli italiani per foraggiare i compagnucci della parrocchietta che campano solo sull'immigrazione perché un lavoro vero non l'hanno mai fatto.
martedì 27 settembre 2016
La destra che non c'è, nell'ironia di Luigi Iannone
"Questo Paese è stato governato per lungo tempo da una classe dirigente di Destra, accorta, colta, lungimirante, di assoluto livello. Sono stato proprio fortunato. Stasera mi godrò un documentario su Celine e domani uno su Musil; dopodomani uno su Pessoa. Lunedì, un talk show con ospiti degli irregolari come Massimo Fini, Alain de Benoist e Michel Houellebecq. Mercoledì potrò scegliere tra un'intervista a Roger Scruton, una fiction sulla vita di Ezra Pound ed una sui legionari di Fiume. Sono stato fortunato a vivere gli anni della Destra di governo". Sceglie l'ironia Luigi Iannone, giornalista e scrittore, nel suo "L'ubbidiente democratico " pubblicato da Idrovolante Edizioni. E ha ragione. Inutile farsi il sangue amaro ripensando agli amanti di nani e ballerine, ai rassegnati non disturbatori della cultura sinistra che ha potuto imperversare anche negli anni della destra di governo proprio grazie agli ignoranti che governavano. Piccoli uomini, come li potrebbe definire la moglie di Totti. Piccoli uomini politici e piccoli uomini della società civile. Come quelli che, adesso, gestiscono piccoli fogli quotidiani della sedicente informazione di destra e si dimenticano per mesi di pagare gli stipendi ai propri giornalisti (ovvio che non ci si riferisca al nuovo quotidiano di Belpietro, sperando che si differenzi da alcuni suoi competitori). Una destra che non è neppure in grado di rispettare questi minimi livelli di correttezza e di onestà nei confronti di chi lavora, è giusto che sparisca. È giusto che chiudano giornali utili solo a vellicare la voglia di protagonismo di editori di nessuna capacità. Il problema è cosa resterà dopo. Il nulla. Ma è identico a ciò che c'è adesso. E le fughe in avanti alla disperata ricerca dei moderati spariti non serviranno a niente. I moderati italiani guardavano con speranza a Ciudadanos, la nuova formazione politica moderata spagnola. Che si è rivelata, italianamente, l'ennesimo fuoco di paglia. Perché, proprio come i moderati italiani, priva di sostanza, di idee, di proposte.
mercoledì 21 settembre 2016
Salone del libro: il premio Acqui modello da copiare
Mondazzoli, il mega gruppo editoriale nato dalla fusione di Mondadori (la casa editrice che ha creato il mito di Saviano, tanto per ricordare il livello) e Rizzoli, ha deciso di farsi una sorta di salone del libro per conto proprio a Rho, in alternativa al salone del libro di Torino. In Lombardia i grandi editori, in Piemonte quelli piccoli. E a Torino si chiedono come contrastare la forza del denaro di Milano. Magari si potrebbe rinunciare alla faziosità del passato, al pensiero unico mascherato da un paio di inviti ad autori politicamente scorretti per fronteggiare un centinaio di autori di servizio. Magari si potrebbe coinvolgere, già nella fase di organizzazione, i vertici del premio Acqui Storia che, penalizzato dai mancati finanziamenti regionali, continua a stabilire record di partecipazione. Con riconoscimenti che premiano il merito e non l'appartenenza politica. Così, quest'anno, un premio per la straordinaria carriera è stato assegnato alla memoria a Giorgio Albertazzi. Testimone del Tempo insieme a Belpietro e Sgarbi, ma anche insieme a Molinari direttore della Busiarda. Ed i premi per i libri storici sono andati a scrittori molto diversi come Solinas e Battista, come Satta e De Pascalis. Una idea di libertà culturale che non assomiglia al Circolo dei lettori torinese. Ma che, proprio per questo, potrebbe rappresentare un elemento fondamentale per la sfida alla iniziativa commerciale di Milano
mercoledì 14 settembre 2016
Il doping Usa è buono e fa bene
Dopo gli hacker che hanno rivelato le ingerenze statunitensi nelle questioni del mondo intero, è ora la volta degli hacker che hanno smascherato lo squallore del mondo dello sport asservito agli Usa ed agli sponsor degli atleti statunitensi. La banda bassotti che ha squalificato l'intera nazionale russa per le paralimpiadi, che ha eliminato l'atletica russa dalle olimpiadi, che ha squalificato il marciatore della nazionale italiana sulla base di un'analisi che qualsiasi bambino dell'asilo avrebbe considerato fasulla, ecco questa banda ha chiuso occhi, orecchie e bocca di fronte ai comportamenti degli atleti statunitensi. Con la giustificazione che i prodotti vietati erano accompagnati dalla ricetta dei medici degli atleti. Dunque, se sei statunitense e sei appoggiato da sponsor potenti, puoi prendere tutto ciò che vuoi, basta che te lo ordini il tuo medico. Se non sei americano, però, non puoi prendere nulla. In caso contrario la squalifica colpisce te e tutti i tuoi colleghi, a prescindere dal comportamento individuale. E' evidente che lo sport è diventato uno degli elementi fondamentali del soft power. Il bugiardissimo italiano, con i suoi giornali e le tv di servizio, ha marciato per giorni sulle medaglie olimpiche dell'Italia. Una marcia trionfale, dimenticando che altri Paesi europei, dalla Gran Bretagna alla Germania e persino la Francia avevano fatto meglio di noi. Particolari irrilevanti nella narrazione dei professionisti della disinformazione. Gli stessi che, mentre sostengono la candidatura di Roma per olimpiadi future, dimenticano casualmente di ricordare gli scandali e le porcate dei mondiali di calcio di Italia 90. Massì, c'è da abbuffarsi, va tutto bene. Il problema è che tutto questo schifo non ha nulla a che fare con lo sport, quello vero. Ma il rimbambimento delle popolazioni deve trasformare i sudditi in tifosi non ragionanti. Non importa se si scoprono le infiltrazioni mafiose nelle curve degli stadi e nei rapporti con le società di calcio. L'importante è che la squadra mafiosizzata segni un goal in coppa. Non importa se le federazioni internazionali squalifichino gli avversari più pericolosi per ragioni meramente politiche, l'importante è vincere una medaglia anche gareggiando da soli. In fondo è sempre e solo questione di mafia. Che si tratti di mafia politica internazionale o di mafia economica locale. Soldi e sponsor, soft power politico e vendette internazionali. Ma poi gli ipocriti vanno in giro per le scuole raccontando la favola di uno sport pulito che fa bene alla salute, che insegna la lealtà ed il rispetto, l'onestà ed i valori dell'amicizia. Poi arrivano gli hacker e smascherano una realtà molto diversa. Alla quale, ovviamente, fingono di non credere i soliti disinformatori di servizio, pronti a giurare sul fisico asciutto di una tennista statunitense o sulle cosce affusolate di una ginnasta dello stesso Paese. Occhio non vede, informazione non nuoce
lunedì 12 settembre 2016
Grillo e Renzi, Dibba e D'Alema. Il centrodestra è ancora in vacanza
Grillo e il bugiardissimo, Dibba e D'Alema. Lo scontro politico è ripreso, finalmente si è ricominciato a litigare. Persino il Vaticano ha deciso di schierarsi sulla base della dottrina più profonda: "piove, sindaco ladro". D'altronde con monsu Bergoglio al vertice di San Pietro è già tanto che l'Osservatore Romano non si sia scagliato contro Giove Pluvio. Chi, se non il sommo Dio, è responsabile dei temporali su Roma? La ripresa autunnale ha potuto contare anche sulle esternazioni del presidente campano, De Luca, che dopo aver liquidato come "mezze pippe" i vertici dei 5 stelle, si è anche augurato la loro prematura scomparsa non dalla politica ma dalla faccia della terra. Perlomeno De Luca è divertente, l'Osservatore Romano molto meno. Ma se grillini e Pd riprendono la scena, proseguono le vacanze del pensiero dell'intero centrodestra. Qualche show di Parisi, tanto per giustificare la designazione da parte di Berlu. Ma per le idee è ancora chiuso per ferie. Ripassare ad ottobre, se l'area ne trova qualcuna da presentare. Parisi o Toti? Bella sfida sul nulla. L'alternativa è rappresentata solo dal fondoschiena delle persone che, eventualmente, andrebbero a sedersi sulle poltroncine di prima fila. Parisi ha l'appoggio di Berlu, della famiglia del capo e dei sodali di sempre. Può avere un ruolo politico? Tutto da dimostrare. Può attirare la sempre meno brillante società civile? Qualcuno sì, probabilmente. Ma considerando lo scarsissimo gradimento che la classe dirigente economica di questo Paese ha conquistato tra gli italiani, è difficile immaginare un successo politico dell'iniziativa. E Toti? Si fa forte del successo in Liguria, frutto di un'alleanza con la Lega e con le altre formazioni dell'area di centrodestra. Certo, Toti si dimentica che il suo successo è anche frutto del suicidio della sinistra che, in Liguria, ha scelto di dividersi. Ma l'ex Gabibbo Bianco resta comunque presidente di una Regione importante. E potrebbe, anzi dovrebbe, far fruttare maggiormente questo suo ruolo. Magari in collaborazione con Lombardia e Veneto, che hanno maggioranze omogenee. Invece l'alleanza non porta grandi risultati. Forse anche per ragioni mediatiche. In Liguria l'informazione è garantita dal trio Stampa-Repubblica-Secolo XIX, cioè un unico editore. Fantastico. E il povero Toti come può contrastare la disinformazione? Con il "panino" locale, inserito tra le pagine del Giornale berlusconiano. Peccato che l'edizione locale punti al risparmio più assoluto e non al potenziamento dell'informazione. Tagli e accorpamenti, riduzioni e ancora risparmi. Tipico esempio del livello della società civile che dovrebbe aggregarsi intorno a Parisi. Ci sarebbero anche altre realtà, nel centrodestra. Ma in attesa del figlio della Meloni, sono praticamente scomparse dalla scena. Forse ancora in vacanza, si spera. Perché se il nulla cosmico non fosse legato a nuotate, a passeggiate sui monti o a camminate nelle città d'arte in giro per il mondo, sarebbe ancora peggio.
lunedì 5 settembre 2016
il bugiardissimo porta sfiga alla Merkel, sconfitta in casa
Il successo dell'Afd alle elezioni di una piccola regione della Germania rappresenta indubbiamente un segnale. Ed anche esplicito. Ma per ora è solo un segnale, nulla di più. Bisognerà vedere se il nuovo partito, che ha un programma limitato, sarà in grado di ripetere il successo nel resto del Paese. E, soprattutto, se sarà in grado di passare dalla sacrosanta protesta ad un livello adeguato di proposta. Resta il segnale di un malessere che cresce, nonostante le analisi patetiche dei media italiani. Che non capiscono come mai i tedeschi possano bocciare la politica della Merkel che ha fatto crescere il Pil molto più dell'amico Matteo. O che ha garantito a Berlino un ruolo internazionale che l'amico Matteo manco si sogna. Peccato che al cittadino tedesco di Matteo non freghi assolutamente nulla. Forse alla Merkel che, dopo averlo incontrato, ha perso le elezioni e d'ora in poi girerà con un cornetto in tasca ogni volta che dovrà incontrare il bugiardissimo italiano. All'elettore tedesco importa che la crescita del Pil sia stata favorita dai mini job, i lavori sottopagati e sempre più diffusi. All'elettore tedesco importa che le vacanze in Italia sono diventate una fortuna per una parte più piccola della popolazione. Importa che le donne tedesche siano state importunate a Colonia dalle grandi opportunità straniere fatte entrare in Germania dalla Merkel. Importa che l'Italia dei bugiardissimi continui a riempire l'Europa di centinaia di migliaia di clandestini. Che non sbarcano in Italia, a differenza di quanto sostenuto da Alfano. Perché l'Italia i clandestini li va a recuperare direttamente sulle coste nordafricane. Non fanno in tempo ad entrare in acqua con i gommoni, sempre più nuovi e sempre più grandi, che le navi italiane li recuperano. E non li depositano sulle coste africane a poche centinaia di metri, ma attraversano il mare per portarli in Italia dove far prosperare le cooperative. Quanto alle espulsioni di chi non ha diritto a restare, siamo alla farsa: poche decine di espulsi reali a fronte di oltre centomila che non hanno diritto al riconoscimento come profughi. E questo gli europei, a differenza degli italiani bombardati dall'informazione di servizio, l'hanno capito. E puniscono la Merkel che si accompagna con il bugiardissimo, principale colpevole dell'invasione.
sabato 3 settembre 2016
L'informazione italiana fa concorrenza a Charlie Hebdo
Quando si tratta di giornali, l'Italia non vuol essere seconda a nessuno. Nemmeno a Charlie, nella gara per il record di stupidità. Ed oggi, per replicare alla vignetta sui terremotati, la Busiarda si lancia in una approfondita analisi della situazione internazionale, dalla Siria allo Yemen passando per la Russia. In realtà la dotta analisi e' di un principe saudita, ma la Busiarda la fa propria. Dunque scopriamo che l'emergenza migranti e' stata creata dalla Siria di Assad per colpire l'Europa. Non ci spiega, l'accoppiata principe saudita-giornalista della Busiarda, come riesca Assad a spedirci decine di migliaia di nigeriani o eritrei, ma se lo dicono loro bisognerà credere: sono uomini d'onore. E la Russia? Ha finto di appoggiare Assad, ma in realtà non ha fatto nulla. Dunque la riconquista di ampie aree del Paese sarebbe esclusivo merito del governo di Damasco? Chapeau per Assad! Ovviamente, per il principe e per il suo ammiratore, il nemico principale resta l'Iran. Se Teheran non ci fosse, non ci sarebbero tensioni. Massi', basta passare qualche atomica ai sauditi ed in un batter d'occhio il problema è risolto: si sterminano alcune decine di milioni di sciiti ed i sauditi saranno finalmente liberi di finanziare il terrorismo senza fastidiosi ostacoli. Quanto allo Yemen, i poveri sauditi sono stati obbligati ad intervenire per contrastare un governo di banditi. Grazie Riad, dal mondo intero. Ovvio che in un articolo di così alto livello non ci si potesse soffermare su piccole sciocchezze come i bombardamenti della coalizione guidata dai sauditi contro scuole e ospedali. E che sarà mai? Se poi il principe non ne parla, sarebbe cattiva educazione porre una domanda o provare a ricordare un simile avvenimento. D'altronde i giornali di servizio hanno pubblicato la foto di un bambino scampato ai bombardamenti sui ribelli di Aleppo, mica si potevano pubblicare le foto dei tanti bambini che non sono sopravvissuti ai bombardamenti sauditi nello Yemen.
venerdì 2 settembre 2016
Stupidity per fertility: il governo ha un nuovo slogan
Forse bisognerebbe chiedere scusa ai bugiardissimi del governo. Forse non sono così carogne come sembrano, ma soltanto drammaticamente incapaci. Inadatti, persino un po' stupidi. Di fronte alle polemiche sorte per la campagna pro fertility, il ministro/ministra Lorenzin si è difesa con giustificazioni che dimostrano chiaramente che non "ci fa" ma proprio "ci è". Al di là della scelta del termine fertility, chiaro esempio dello squallore di un governo che ignora la lingua italiana e pensa di apparire intelligente e colto utilizzando l'inglese (dal jobs act alla spending review), e anche al di là dei contenuti e della forma della campagna pubblicitaria, quello che davvero imbarazza è la replica del ministro alle critiche: io mi occupo di salute, degli altri aspetti della natalità si occupino Renzi e gli altri ministri. Insomma, Lorenzin offre consigli sull'educazione sessuale e sui metodi per il concepimento, Renzi e il resto della banda dovrebbero fornire le risposte sul reddito, sulla precarietà del lavoro, sui posti degli asili nido riservati ai figli dei migranti e negati ai figli degli italiani, sui costi da affrontare per mandare i figli a scuola. Sciocchezze, ovviamente. Ma la banda degli intelligentoni ha ovviamente replicato, per bocca del bugiardissimo in capo: io non sapevo nulla della campagna per fertility, ho cose più importanti di cui occuparmi. E considerando che la campagna non è stata ideata negli ultimi giorni, dunque con i problemi del terremoto, c'è da chiedersi se i grandi problemi di cui deve occuparsi il bugiardissimo siano quelli di scarrozzare la famiglia sull'aereo di Stato o di andare ad infastidire gli atleti che a Rio si preparavano alle Olimpiadi. Eh già, son davvero problemi seri, quelli. D'altronde non si poteva mica pretendere che il bugiardissimo numero 1 si degnasse di leggere i progetti di un suo ministro. Si è accorto dell'iniziativa quando il prode Saviano, sempre alla disperata ricerca di una visibilità negata dalle sue inesistenti doti di scrittore, è intervenuto sui social. Le riunioni dei ministri serviranno mica a discutere di programmi e iniziative. Sono occasioni per parlare di calcio, di truffe bancarie, della cellulite della cocca di casa. I programmi si annunciano sui social, senza averli concordati in precedenza. E si confermano o si cambiano a seconda delle reazioni degli pseudo intellettuali di riferimento. Stupidity, indubbiamente. Ma è quello che si merita un Paese che osanna i potenti a prescindere.
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