giovedì 17 dicembre 2015
Il Tg5 applaude il bugiardissimo che umilia Berlu
Berlu si offende, ma poco poco, perché alla Consulta non sono stati eletti esponenti del centrodestra. E il Tg5, sempre più schierato a favore del bugiardissimo, esalta la geniale operazione del governo che si è accordato con i 5 stelle per far fuori Forza Italia. La ridiscesa in campo di Berlu non è partita nel modo migliore. Nonostante sondaggi che danno il gradimento del bugiardissimo in picchiata mentre sale alle stelle la richiesta di dimissioni della padrona del premier, la Boschi. Il centro destra, però, non riesce ad approfittarne perché non ha le armi per combattere. Il peso, sull'informazione complessiva, del Giornale di famiglia e di Libero e' scarso. I quotidiani maggiori sono zerbinati di fronte al bugiardissimo ed alla sua squadra (famiglie comprese); persino l'ammiraglia Mediaset, il Tg5, fa il tifo per il premier. Capacità di utilizzare i social ? Zero. Presenza di giornalisti di area nei grandi giornali e nelle tv? Zero. Presenza di autori di area nel mega gruppo editoriale Mondadori-RCS? Zero virgola qualcosa. Autocritica per aver provocato questa situazione? Inesistente. E allora si procede senza una rotta, con alleati sempre più scettici (giustamente), con vertici ripetuti e sempre inutili per cercare di individuare dei candidai accettabili alle prossime amministrative nelle grandi città. Non basta la crescente disillusione nei confronti del bugiardissimo, se poi non si è capaci di intercettare il malcontento e la rabbia. Per ora l'unica risposta arrivata da Forza Italia e' il licenziamento dei propri dipendenti. Tagliare e risparmiare, proprio quando bisognerebbe investire. Ma i soldi non ci sono, perché nessuno crede più di poter ottenere dei vantaggi personali in cambio di un'erogazione di denaro fresco a Forza Italia. Tutti in ordine sparso, puntando solo sulla riconferma di un posto in Parlamento o in qualche consiglio regionale o comunale. Magari in un posto nel cda di qualche fondazione bancaria come premio per aver perso le elezioni in una grande città. Imbarazzante. Nel frattempo passano giorni e settimane nel nulla più assoluto. Non si incontrano i cittadini, ma ci si stupisce se poi non votano. Non si presenta un programma, non si pubblica un solo documento per illustrare una posizione intelligente in politica locale, nazionale, internazionale. Si spera solo in qualche errore clamoroso del bugiardissimo, e si spera che sia Il Fatto a renderlo pubblico. Mentre il bugiardissimo, in accordo con De Benedetti, blinda la Busiarda e normalizza Repubblica.
martedì 15 dicembre 2015
ENI inventa la comunicazione del futuro per replicare a Gabanelli
Sin dai tempi di Mattei l'Eni ha rappresentato un elemento di forte innovazione per l'Italia. Non solo in campo industriale, ma anche in politica estera e nell'informazione. Basti pensare al Giorno e, poi, all'Agi. Non stupisce, dunque, che domenica l'Eni abbia mandato l'ennesimo segnale forte al mondo dell'informazione. E non soltanto a quella schierata, ma all'intero settore. Di fronte agli attacchi di Milena Gabanelli, su Report, l'Eni ha risposto in tempo reale con i Tweet. Spostando l'interesse, difendendosi da una trasmissione dove non è ammesso il contraddittorio pubblico, rivolgendosi al pubblico e non solo alla conduttrice. Che, da parte sua, non ha perso l'occasione per sferrare l'ennesimo attacco ad un'azienda italiana che opera all'estero con le medesime procedure e modalità utilizzate dai concorrenti. Per Report l'Italia dovrebbe rinunciare a mega contratti per rispettare regole che nessuno rispetta. Tanto ai giornalisti Rai ed ai magistrati italiani non frega assolutamente nulla delle migliaia di lavoratori italiani che vivono grazie alle commesse internazionali strappate alla concorrenza americana, francese, inglese. Ma la strategia di ENI va oltre questi aspetti e ribalta completamente i canoni dell'informazione, a prescindere dalle vicende contingenti. In un'Italia dove le aziende affidano la propria comunicazione ai figli meno intelligenti, alle amanti del padrone, alle fidanzate degli amici, l'Eni ha deciso di spiazzare tutti, riaffidando alla comunicazione un ruolo strategico. Competenza, velocità, incisività. Costringendo il pubblico a confrontare le due versioni su due media differenti. Si tratta ora di verificare se altre aziende avranno la stessa capacità di intervento. Perché una strategia vincente presuppone una squadra competente. E la competenza costa. Un aspetto che non piace agli imprenditori italiani. Così come non piace ai pubblicitari. Perché anche loro dovranno fare i conti con questo cambiamento, se gli imprenditori capiranno che devono investire. Per non parlare dei politici. I Tweet del bugiardissimo sono ben poca cosa rispetto all'intervento dell'Eni. Ma la padrona del bugiardissimo non lesinerà i soldini per garantirgli una squadra di cinguettatori di qualità. Tanto il centrodestra continuerà con i soliti personaggetti che dicono sempre le stesse cose, nel solito modo. Senza competenze, senza strategie. Per evitare di spendere i soldi che si tengono ben stretti.
lunedì 14 dicembre 2015
Contro il Fn nessuna ammucchiata, ma una grande abbuffata
No, non è stata una grande ammucchiata a fermare il Front National. E' stata una grande abbuffata a contrastare Marion e Marin Le Pen. Perché l'ammucchiata richiederebbe posizioni discordanti tra Sarkozy (il genio che, con l'aggressione alla Libia, ha provocato gli attuali disastri) e Hollande, il fratello scemo di Ignazio. E invece lo schieramento anti Fn e' compatto perché i due partiti, e ammennicoli vari, sono facce diverse della stessa idea. Anti patriottica, globalista, anti identitaria. Il partito socialista francese non ha nulla a che fare con il socialismo. Dunque può tranquillamente sostenere Sarkozy in nome del mercato, della distruzione di tradizioni e cultura, dell'invasione senza freni, della negazione stessa di ciò che è stata la Francia. Ridotta ora ad una accozzaglia di varie forme del nulla, di gente frustrata che, di fronte a due bombardamenti a casaccio, si illude di aver ritrovato la grandeur di un passato morto e sepolto. Bisognava fermare il Fn perché creava un solco tra la grande abbuffata ed il Paese reale. Perché rischiava di far prendere coscienza ai francesi del fallimento di tutti i politici dopo De Gaulle. Perché voleva dare la parola al popolo contro le oligarchie che si spacciano per elites. Non è più la destra contro la sinistra, perché destra e sinistra si abbuffano insieme. E' il popolo contro i poteri forti e gli idioti che li sostengono nella speranza, vana, di ricevere in cambio qualche osso da rosicchiare. Per convincere gli idioti il partito socialista al governo e' arrivato ad ipotizzare scenari da guerra civile. Una minaccia che rivela meglio di ogni altra cosa il livello infimo di queste oligarchie. Il loro terrore. Destinato ad aumentare. Perché è vero che il Fn non guiderà neppure una regione (che, in Francia, hanno poteri di molto inferiori alle regioni italiane), ma Marion Le Pen ha ottenuto il 46% dei voti nel Paca e la zia Marin oltre il 40% nel profondo Nord. La grande abbuffata e' riuscita nell'impresa di spaccare in due la Francia. Non accettando che gli elettori potessero scegliere ma minacciando guerre civili per giustificare un'unione che sembrava priva di senso e che, invece, e' solo la riprova di un unico obiettivo comune tra sinistra e destra: divorare la Francia fregandosene dei francesi.
sabato 12 dicembre 2015
Indolenza: la parola d'ordine delle regioni in mano al centro destra
Mentre il bugiardissimo incassa persino dei "no, grazie, ma ho da fare" come risposta agli inviti per la Leopolda, destre e centrodestra continuano a marciare in ordine sparso, in preda alla confusione mentale più totale. Incapaci di individuare i candidati giusti per le amministrative del prossimo anno, impegnati a far uscire nomi destinati a sonore e meritate sconfitte. Litigano per spartirsi poltrone che non avranno. Ed è giusto che non le abbiano. Il centrodestra amministra (cosa ben diversa dal governare) tre regioni del Nord: Veneto, Lombardia e Liguria. E non riesce a mettere insieme uno straccio di programma, una benché minima iniziativa congiunta che evidenzi la differenza rispetto ai governi (non solo amministrazioni) del centro sinistra. Quando i rappresentanti delle tre regioni nordiste si incontrano, discutono di orari dei treni e di spese per la promozione turistica, non di politiche dei trasporti o di strategie turistiche. Non a caso gli stessi discorsi che vengono intavolati da Lombardia e Liguria con il governatore "rosso" del Piemonte, Chiamparino. Ma Chiamparino, in Piemonte, ha un progetto culturale ben preciso, in linea con la politica del suo schieramento. E sono politicamente allineate le scelte strategiche sul turismo e sulla sanità, sui trasporti e sul lavoro, sull'industria e sul commercio. Possono non piacere, ma rappresentano una parte ben precisa, uno schieramento. Politiche portate avanti da personaggi allineati e coperti, spesso inadeguati, spesso arrivati ai vertici senza meriti se non quelli di essere fedeli alla linea. Qual è il progetto politico delle tre regioni del centro destra? Mistero. Qual è la politica culturale? Inesistente. Cosa contraddistingue le tre regioni dalle altre? La mancanza di una caratterizzazione politica. Incapacità ? Incompetenza? Forse, molto più semplicemente, quella che una splendida canzone del gruppo swing Bart Café definisce "Indolenza". Sono stati eletti, prendono un mare di soldi, perché dovrebbero anche preoccuparsi di far politica?
mercoledì 9 dicembre 2015
La ripresa? Un bluff. Dunque occupiamoci della Francia
Una dote, al bugiardissimo, non manca: la fortuna. Davvero tanta e costante. Lui racconta le solite menzogne sulla ripresa italiana, arrivano le analisi di CENSIS e Banca d'Italia a smentirlo ma, in contemporanea, Marine Le Pen sbanca la Francia e si apre il Giubileo. Così nessuno si occupa di una ripresa annunciata e mancata. L'economista Berta e' tranchant: questa non è una ripresa ma solo un rimbalzo e, come tutti i rimbalzi, perde velocità man mano che si risale. Non che uno zero virgola in più o in meno cambi radicalmente la situazione. Cambia, e non poco, sui conti pubblici, ma non sulla realtà di un Paese impaurito più da Boeri che dall'Isis. Un Paese che non investe perché la classe dirigente e' paurosa e preferisce vendere tutto piuttosto di rischiare qualcosa. Un Paese dove i cittadini sono trattati come sudditi e, inevitabilmente, da sudditi si comportano. Schiavi impegnati ad arrabattarsi per arrivare alla fine del mese. Schiavi terrorizzati di fronte ad ogni stormir di fronde sul tema delle pensioni, sui risparmi, sul lavoro per i figli. Come si fa a pensare al rilancio, alla ripresa, quando non si ha un briciolo di certezza sul proprio futuro e su quello dei propri figli? Come si può sperare in una Italia ottimista ed allegra quando si annunciano lavori precari sino a 75 anni con stipendi da fame e pensioni anche più basse? E allora meglio guardare in casa d'altri, occuparsi dei francesi o dei turchi, dei venezuelani o dei russi. Basta non parlare della situazione italiana. Gli scandali? In Vaticano, mica nelle banche salvate dal governo per fare un piacere al padre della vera padrona del bugiardissimo. D'altronde alla Scala ha dovuto portare la moglie, qualche piacere alla sua vera padrona doveva ben farlo. E pazienza per i risparmiatori italiani. Lo chiede l'Europa di massacrarli per salvare le banche. Colpa loro, dei risparmiatori, se hanno investito in banche senza informarsi sui nomi dei vertici dei vari istituti.
mercoledì 2 dicembre 2015
Boeri cancella le pensioni e favorisce la fuga dei cervelli
Cesare Damiano e' una delle menti, e come tale ovviamente sottovalutato, del Pd. Persona intelligente (e allora perché perde tempo con il bugiardissimo?) che, oggi, ha pubblicamente attaccato il terrorismo psicologico messo in campo da Tito Boeri, presidente dell'Inps. Boeri ha spiegato che la generazione degli attuali trentenni andrà in pensione a 70-75 anni ma, in compenso, con un assegno da fame. Una prospettiva utile soltanto per una cosa: per favorire la fuga di cervelli e di chiunque abbia una pur minima competenza professionale. Ed è bello che Boeri abbia minacciato una generazione di futuri disperati (l'unica vera speranza e' quella di crepare prima, sul posto di lavoro) proprio mentre i media facevano commuovere gli italiani con uno spot tedesco su un vecchio che non vuole trascorrere il Natale lontano da figli e nipoti. Un vecchio tedesco con una casa che nessuno dei futuri pensionati italiani potrà mai permettersi. Un vecchio che prepara una cena natalizia che gli italiani potranno vedere solo in tv. Boeri, da economista e neppure eccelso, si basa esclusivamente sui numeri, sulle cifre. Per lui un uomo o una macchina non hanno differenze. Non gli frulla per il capo che un lavoratore anziano non abbia una resa stratosferica quando sa che deve continuare ad andare in fabbrica o in ufficio sino alla fine dei suoi giorni, senza una prospettiva di riposo, senza una speranza di godersi i frutti di una vita di fatica. Perché non tutti i lavori sono creativi, stimolanti, ricchi di soddisfazioni professionali. E un trentenne che sa di iniziare a lavorare soltanto per poter mantenere, per tutta la vita, le sanguisughe di Equitalia, non avrà particolari motivi per impegnarsi più di tanto. Senza dimenticare gli effetti collaterali sull'economia complessiva (ma Boeri non è un economista?). Nelle scorse settimane si sono sprecati gli elogi per la politica turistica del Portogallo, paradiso dei pensionati che si godono il meritato riposo con lunghe vacanze a prezzi stracciati. Un pubblico vasto, che occupa gli hotel ed i ristoranti in bassa stagione e permette alle strutture ricettive di lavorare tutto l'anno, spalmando i costi su 12 mesi invece che sui 3 o 4 della stagione estiva. Bene, tutto questo in Italia non sarà più possibile. Determinando un aggravio per le strutture turistiche che dovranno far cassa in pochi mesi alzando i prezzi ed abbassando il numero dei pernottamenti. Perché l'economista Boeri, legato solo alle cifre, ignora una domanda che esula dal suo settore: dobbiamo lavorare per vivere o viviamo solo per lavorare e pagare le tasse?
martedì 1 dicembre 2015
Meno male che l'Isis c'è
Meno male che l'Isis c'è. Una fortuna per il ministro Padoan che, dopo aver promesso (insieme al bugiardissimo) una crescita da boom economico e miliardi di posti di lavoro strapagati, di fronte ad un'economia reale che non decolla sta mettendo le mani avanti e scarica sul terrore per eventuali attentati ogni frenata dei consumi. Gli italiani non comprano non perché siano più poveri o perché non si fidano delle promesse del governo, ma per la paura delle bombe islamiche. Ma l'Isis e' una fortuna anche per il bugiardissimo in persona. Perché elimina l'attenzione dei media di servizio nei confronti delle tante boiate del governo. Così, senza che qualcuno gli faccia notare le incongruenze, il bugiardissimo può raccontare che l'Italia e' ai vertici europei per l'attenzione nei confronti dell'ambiente, per le politiche verdi, per la salute dei cittadini. Proprio mentre, in contemporanea, escono i dati che dimostrano come in Italia si muoia per inquinamento molto più che nel resto d'Europa. Ma chissenefrega se un esercito di italiani muore per smog, molto meglio creare il panico per un eventuale attentato che provocherebbe sicuramente molti meno morti. L'Isis, però, e' una fortuna anche per Obama. Che millanta raid aerei sullo Stato Islamico, ma curiosamente non colpisce nessuno. Almeno sino a quando non è intervenuta la Russia a dimostrare che si può fare sul serio. L'Isis permette ai sauditi e al Qatar di impicciarsi nelle questioni di Siria e Irak. E permette si giornalisti italiani di continuare nell'opera di dis informazione al servizio degli USA. Per tutelarsi, anche in caso di sconfitta rapida dell'Isis, gli editori si sono portati avanti. Hanno normalizzato Repubblica piazzando come direttore il super renziano Calabresi in arrivo dalla Stampa degli Elkann mentre gli stessi Elkann hanno collocato ai vertici della Busiarda un direttore che non creerà problemi con Washington e Tel Aviv. Ovviamente, di fronte al rischio di attentati terroristici, nessuno ha fiatato sugli attentati alla libertà di informazione. Già, meno male che l'Isis c'è. Se no, bisognerebbe inventare una nuova sigla.
lunedì 30 novembre 2015
I prof cancellano il Natale ma non rinunciano alle vacanze natalizie
Prima un ministro (Poletti) che invita i giovani a non perder tempo con la preparazione degli esami universitari ed a puntare ad una laurea veloce anche con voti bassi. Poi un dirigente scolastico che vieta le feste di Natale per non urtare la sensibilità di stranieri accolti in Italia e con la pretesa di determinare le tradizioni nostrane. Il tutto mentre il bugiardissimo annuncia regali di 500 euro ai diciottenni per andare al cinema o ai concerti in nome della in cultura dell'era Pd. Non è un caso che questo governo di incompetenti punti ancora una volta sulla scuola per ridurre preparazione, competenza, cultura, conoscenza. A che serve approfondire un argomento, all'Universita', quando poi i laureati possono aspirare a lavori dequalificati? Se un ingegnere viene pagato come qualsiasi dipendente che non abbia perso tempo a studiare? Ma l'attacco alla cultura deve partire da prima, dall'inizio del percorso scolastico. Cancelliamo il Natale perché è divisivo, spiega il dirigente scolastico. Perché non possiamo offendere i bambini di altre religioni. Che, infatti, si offendono. E si offendi pure i loro genitori. Per i canti di Natale? No, si offendono perché vengono cancellati. E sono fantastiche le interviste fuori dalla scuola del preside politicamente corretto. Con genitori musulmani che spiegano di non avere nulla contro il Natale e, anzi, di festeggiarlo anche loro. E con le mamme ignoranti italiane che difendono il preside che ha cancellato la festa per non irritare gli stranieri. Ma se invece di parlare ai giornalisti provassero a parlare con le famiglie islamiche che la festa la vogliono, non sarebbe meglio? Ovviamente non potevano mancare i giornalisti politicamente corretti, a partire da quelli del Tg5, impegnati a spiegare che portare un presepe davanti a quella scuola rappresenta una evidente provocazione. Ma se gli insegnanti ignoranti credono almeno un poco alle boiate che dicono, perché non danno prova di un minimo di coerenza e rinunciano alle ferie legate alle festività divisive? Perché non restano a scuola, rinunciando agli straordinari ed ai festivi pagati, per accogliere durante le vacanze di Natale tutti i bambini e ragazzi che non vogliono festeggiare? Un po' di ripasso, un aiuto nello studio dell'italiano, un approfondimento delle leggi laiche dello Stato. Suvvia, prof, un briciolo di coerenza.
giovedì 26 novembre 2015
Anche in Italia turismo in calo per il terrorismo
Servizi giornalistici a raffica per spiegare che Bruxelles e' una città morta e che Parigi e' quasi alla fame per mancanza di turisti. Effetto, inevitabile, degli attacchi dei terroristi che - ha spiegato questa mattina una giornalista del Tg 5, "sparavano addirittura ad altezza d'uomo". Certo, sarebbe bello che i terroristi sparassero in aria e magari a salve, ma diventerebbe difficile creare il panico. Perché è questo il loro obiettivo. Hanno distrutto, con 3 attentati, il turismo in Tunisia, hanno fatto altrettanto in Egitto mentre ora lo scontro tra Ankara e Mosca penalizzerà il turismo in Turchia. Dunque grande festa a Roma dove, senza far nulla, il governo si aspettava grandi soddisfazioni dal turismo in formato Giubileo. E invece stanno arrivando le delusioni. Le prenotazioni non sono all'altezza delle aspettative. E i dis informatori spiegano che la colpa e' dei francesi perché i pellegrini non vogliono passare per gli aeroporti transalpini. Come se non esistessero alternative per raggiungere Roma senza far scalo a Parigi. La realtà e' che non bastano i tag anti terroristi del bugiardissimo per rassicurare i pellegrini ed i normali turisti. Non bastano i sorrisi ebeti di Alfano. Perché l'invasione incontrollata di clandestini,profughi e finti profughi e' sotto gli occhi di tutti. E non rassicura nessuno. Tanto meno gli italiani, alle prese con rapine e aggressioni sempre più frequenti. E con deliranti sentenze che rimettono in libertà i criminali prima ancora che finiscano in carcere. Quando poi si aggiungono i servizi sulle auto della polizia e dei carabinieri, mal funzionanti quando riescono a partire, sulle armi antiquate e sui giubbotti anti proiettile inutili, la tranquillità diventa un optional. Di sicuro non il modo migliore per incentivare il turismo. Perché è vero che l'attentato terroristico e' una eventualità molto remota, ma le aggressioni, gli scippi, le rapine sono una costante. Come le sentenze ignobili a tutela dei criminali. Meglio stare a casa, allora. Aspettando le aggressioni e le rapine di Equitalia. Che Bel Paese.
mercoledì 25 novembre 2015
Il bugiardissimo compra il voto dei diciottenni
500 euro ai diciottenni per poter andare, a spese pubbliche, ai concerti di Fedez e J-Ax. La demagogia del bugiardissimo ormai non conosce confini. Bisogna garantire al Pd una massa di nuovi elettori, visto che quelli meno giovani cominciano ad andarsene. E allora cosa di meglio di un bel regalo? Dopo gli 80 euro arrivano i 500, pagati dai genitori dei beneficiari, mica dal bugiardissimo. Ma il diciottenne che potrà ascoltare gratis un concerto del proprio beniamino non si chiederà chi ha pagato davvero. Sarà contento e basta. Poi solo un bugiardo cialtrone, sostenuto dai dis informatori di servizio, può far credere che ascoltare Fedez sia una forma di tutela della cultura europea ed un attacco all'Isis. Ma in questa Italia mentalmente ritardata, ci saranno milioni di idioti che ci crederanno. Magari anche tra i diciannovenni che si arrabbieranno per non avere diritto ai 500 euro. Forse, i soldi, sarebbe stato meglio spenderli per sostenere attività culturali vere, magari intelligenti. Invece di sprecarli per ascoltare rumori strani, onanismi intellettuali, per visitare mostre dove sono esposte opere che le sane donne delle pulizie considerano immondizia e, giustamente, gettano tra i rifiuti. Ma se poi il diciottenne spende i soldi pubblici per un concerto di un artista statunitense o per una mostra di uno scultore giapponese, la difesa della cultura europea come si giustifica? E l'immondizia scambiata per arte contemporanea può davvero servire a combattere i tagliagole dell'Isis? Forse, di fronte a certe esibizioni di rumori spacciati per musica e di spazzatura spacciata per arte, verrà voglia di aiutare i tagliagole. A patto che, invece di distruggere i capolavori del passato, si impegnino ad eliminare le grandi opere d'arte del presente.
lunedì 23 novembre 2015
Putin bombarda i terroristi, il bugiardissimo li tagga..
Rinunciare alla Libertà in cambio della Sicurezza? Si potrebbe scegliere la strada della rinuncia oppure quella del coraggio, se solo ci fosse la possibilità di scegliere. Se solo venisse richiesto, ai sudditi, di decidere. Invece no. A decidere sono gli stessi cialtroni che hanno determinato la situazione di pericolo. Per incapacità o per calcolo? I complottisti sono convinti che tutto risponda ad un piano preciso. E magari hanno ragione. Poi, però, si guardano i visi del fratello stupido di Marino, in Francia, o del prode Alfano in Italia. E qualche dubbio sulla loro capacità di individuare strategie sorge spontaneo. In ogni caso la scelta di lorsignori e' stata quella di limitare la libertà, la nostra, in cambio di una sicurezza che continua a mancare. Eppure il bugiardissimo ha giurato che lui tagghera' i terroristi. Non c'è dubbio che una minaccia di questo tipo spaventerà a morte Isis e accoliti vari. Un modello di antiterrorismo che tutto il mondo ci invidia. Basta con quelle buffonate alla Putin che bombarda i tagliagole e ne ammazza a centinaia. E che sarà mai, signori miei? Il bugiardissimo i terroristi li tagga. Countach! Pare che il Califfo in persona sia pronto ad arrendersi a Putin piuttosto di finire in un post del bugiardissimo. O, addirittura, in un Twit. Mille volte meglio Guantanamo, piuttosto di un tag del bugiardissimo. Intanto, nell'attesa del tag risolutivo, si blindano tutti e tutto. In Belgio si chiudono le scuole, si cancellano spettacoli e partite di calcio, si oscura FB. In Francia il fratello stupido di Marino vieta ogni manifestazione. Mica male, come idea, in vista del voto di dicembre che avrebbe potuto massacrarlo. Vietiamo all'opposizione di informare e protestare. E le frontiere? Controlli rigorosi per tutti gli Europei che arrivano da Paesi extra Ue, Svizzera compresa. Ma gli invasori che sono stati lasciati liberi di attraversare l'Europa a decine di migliaia? Beh, loro vanno dove vogliono. Tanto, se nella folla ci fossero anche i terroristi, i rischi non ci sarebbero: di fronte alla minaccia di essere taggati dal bugiardissimo, tornerebbero immediatamente a farsi bombardare da Putin.
martedì 17 novembre 2015
Guerra di religione? Si, in nome del dio denaro
Guerra di religione? Che assurdità. La guerra di religione ci può essere quando ci sono due che combattono e due religioni che si oppongono. Ma il cristianesimo si è trasformato in una sociologia senza alcun riferimento al sacro. Ed è pronto ad accettare qualsiasi compromesso e qualsiasi imposizione pur di non combattere. Allora guerra di civiltà? Macché. Quale sarebbe la civiltà in guerra? L'Europa ha rinnegato ogni riferimento alla propria storia, alla propria civiltà. Per abbracciare il nulla, attenta solo al denaro, prona ad ogni intimazione politicamente corretta. Allora è una guerra tra culture? E' interessante notare come la memoria degli aggrediti sia corta, cortissima. Eppure sono trascorsi pochi anni da quando le banlieues parigine (ma anche quelle londinesi) esplodevano. Con rivolte guidate dai fratelli maggiori di quelli che oggi si fanno esplodere ammazzando a casaccio. Cialtroni vestiti allo stesso modo dei figli dei bobo dei quartieri bene di Parigi. Le stesse braghe calate, le stesse mutande, gli stessi cappellini da idiota messi a rovescio. Gli stessi rumori fastidiosi spacciati per musica e gli stessi spacciatori di sostanze varie. Non è un caso che molti terroristi, e ancor più seguaci dell'Isis trasferiti in Siria, provengano dalle galere parigine dove soggiornavano per reati comuni. Ed allora di quale cultura si parla? Hanno indottrinato dei criminali comuni, trasformandoli in criminali politici. Ma erano criminali che, già prima, odiavano la Francia, l'Europa. Perché non ne facevano parte. E non per una inesistente appartenenza all'Islam. Così come non fan parte della cultura italiana ed europea tutti i ragazzotti italiani da infinite generazioni che hanno rinnegato la propria appartenenza per abbracciare il nulla americano. Guerra tra chi, allora? In nome di chi? Dell'Islam di Avicenna ed Averroe'? Ma per piacere, non ne conoscono neppure l'esistenza. Combattono e uccidono semplicemente in nome del lavaggio del cervello (del piccolo cervello) operato da servi fedeli dei guardiani di capre trasformati in ricchissimi sauditi. Senza cultura, senza dio al di fuori del denaro. Foraggiatori di ogni caos perché nel caos si arricchiscono. Con la complicità di chi, in nome dello stesso dio, va ad ossequiarli per ottenere qualche investimento in più. Un'Europa di servi, non di guerrieri. Con il fratello scemo di Marino che ordina bombardamenti dopo aver lasciato che centinaia di suoi connazionali acquisiti andassero liberamente a combattere contro Assad. Si, Assad, l'islamico che davvero combatte contro i tagliagole finanziati dall'Occidente.
lunedì 16 novembre 2015
I terroristi francesi, figli dello ius soli
I terroristi, in Francia, erano figli dello ius soli, oltre che figli di puttana. Quel meraviglioso ius soli che, secondo i buonisti, dovrebbe permettere agli invasori di integrarsi e, al contrario, permette loro di disintegrarsi durante gli attentati. Un totale fallimento delle politiche di accoglienza, di ospitalità. "I terroristi erano francesi", ci spiegano. Invece no. Non erano francesi. Erano solo nati in Francia ed avevano la cittadinanza perché gli idioti gliela avevano regalata, o imposta. Forse uno degli attentatori era anche arrivato come profugo, passando attraverso la Grecia, secondo quanto sostiene il governo di Atene. Tanto per chiarire che, accogliendo tutti, non arrivano solo medici ed ingegneri. Eppure, di fronte al completo fallimento francese, qualche ottuso continua ad insistere per imporre anche in Italia lo ius soli. Accompagnato, ovviamente, dalla delirante ignoranza di un corpo docente che, in troppe scuole, vieta ai bambini italiani (quelli italiani davvero) di mangiare il prosciutto per non offendere i futuri italiani finti. Quel corpo docente che vieta presepio ed albero di Natale, che vieta le recite, che vieta le visite alle mostre dove sono esposti quadri con un crocifisso. Ecco, forse la differenza maggiore con la Francia e' proprio questa: oltralpe vogliono un Paese laico e se nelle scuole vietano una maglietta con un simbolo cristiano, vietano anche il velo islamico o il turbante. Tutte le religioni al bando, sino a quando non si scoprirà che "Sottomissione", il libro di Houellebecq, non è un romanzo ma un saggio profetico. Nel frattempo le banlieues si trasformano in ghetti, voluti da chi sta all'interno perché non vuole rapporti con l'esterno. Non un problema solo economico, ma soprattutto culturale. Ogni banlieue una nazione. E i francesi figli dello ius soli rifiutano la Francia, fischiano la marsigliese, odiano i francesi veri. Possono anche avere qualche ragione, visto che la Francia si è scelta come presidente il fratello meno furbo di Ignazio Marino. Un presidente che ha scatenato l'offensiva in Siria senza colpire nulla ma provocando la reazione dei terroristi. E dopo, solo dopo, ha scoperto che l'Isis poteva persino essere bombardata a Raqqa, nella sua roccaforte. Strano che, sino a venerdì, fosse impossibile. Magari, se succedesse qualcosa anche in Italia, il bugiardissimo potrebbe scoprire che i sauditi a cui è andato a baciare la pantofola, finanziano il terrorismo. Ma solo dopo, sia ben chiaro.
venerdì 13 novembre 2015
La resistenza? Non "vende" più, neppure a 1,50 euro
"Un libro di memorie partigiane? Possiamo pagarlo al massimo 1 euro e 50 centesimi. Abbiamo gli scaffali pieni, non si vendono". Il de profundis per l'antifascismo italiano e' tutto in questa affermazione di un responsabile del Libraccio, la catena di librerie che acquista e vende libri. E si capisce perfettamente che se non fosse per l'obbligo di essere politicamente corretto, i libri di memorie partigiane proprio non li prenderebbe. Neppure a 1,50 euro per un volume che ha il prezzo di copertina 10 volte più elevato. Non si vendono, non interessano più anche se continuano ad essere sfornati come se esistessero legioni di lettori interessati. Scaffali pieni, che non si svuotano e non si svuoteranno mai se non per avviarsi al macero definitivo. Eppure l'antifascismo viene adoperato di continuo per demonizzare i nemici, per vietare manifestazioni altrui, per attaccare chiunque non sia d'accordo con le vestali delle associazioni che nulla più hanno da dire perché nessuno ascolta più. Solo alibi, solo vuote sigle che garantiscono ancora qualche introito. Musei deserti, eppure se ne realizzano altri e altri ancora. Puntando sulle visite scolastiche obbligatorie, perché dopo la scuola nessuno sente più il bisogno di ritornarci. E tutti quelli che si gonfiano di retorica resistenziale, evitano poi accuratamente di acquistare un libro sul tema. Tantomeno di leggerlo. Neppure per la modica spesa di 1 euro e 50. E' il mercato, bellezza. E non bastano ore di retorica a scuola, sui giornali, alla tv. Gli scaffali restano pieni. Anche al Libraccio.
mercoledì 11 novembre 2015
La censura passa attraverso la chiusura degli uffici studi
I dati su occupazione e disoccupazione, su Pil e produzione, sul turismo e sul commercio? Devono essere forniti da una fonte sola. Ufficiale e controllata dal governo. Per evitare che dati diversi da quelli dal bugiardissimo possano finire sui social. E smascherare le menzogne. Così si spiega il tentativo di smantellare progressivamente gli uffici studi migliori. Quelli che lavorano per strutture ed organismi indipendenti. Il procedimento e' semplice: si tagliano i fondi, si riducono le risorse, magari si colloca ai vertici un amico degli amici e costui garantisce, in nome del risparmio, la riduzione degli organici destinati a studi ed analisi, prima di arrivare a alla chiusura definitiva. Così non ci saranno più dati discordanti rispetto alle menzogne ufficiali. E lo stesso vale per centri studi, think tank. Bisogna affamarli per costringerli alla chiusura o ad allinearsi. Tutto legittimo, ovviamente. Se chi ha bisogno della verità non investe, significa che può accontentarsi delle menzogne. Sbagliando. Perché solo un governo con la coda di paglia può pensare che la realtà serva solo per contrastare le politiche assurde dell'esecutivo. Solo imprenditori miopi possono pensare che i dati di realtà siano trascurabili. Salvo poi scoprire, quando ormai è troppo tardi, che senza studi reali non si è in grado di confrontarsi con il mondo, con l'economia prima ancora che con la politica. Si va a cercare nuovi mercati senza conoscerli, si compete con gli imprenditori stranieri sul mercato interno senza sapere nulla di vero sulla disponibilità di reddito degli italiani, sulla loro propensione agli acquisti, sui loro timori legati al l'insicurezza, al futuro da pensionati, alle prospettive per i loro figli. Meglio ignorare tutto, meglio sorprendersi perché la ripresa millantata non si trasforma in spese reali, in investimenti, perché non mette fine alla fuga di cervelli. Ora fuggiranno anche i cervelli impegnati negli uffici studi, anzi verranno cacciati. Sperando, per i cervelli, che qualche imprenditore straniero meno ottuso capisca l'importanza di disporre di ricercatori in grado di analizzare e raccontare la realtà italiana.
martedì 10 novembre 2015
La Russia sotto attacco nello sport, ma Mosca e' colpevole
La guerra della Russia contro l'Isis in Siria? Vietato occuparsene. Soprattutto vietato farla. È visto che Putin si ostina, a far la guerra contro di lui provvede il mondo dello sport che chiede di escludere i russi da ogni competizione perché dopati. Beh, certo, il mondo dello sport al servizio degli USA e dei suoi servi e' così pulito da potersi permettere di dare lezioni di moralità e serietà. Sono bastati 150 anni per accorgersi che il ciclista yankee che aveva vinto tutto era leggermente dopato. Ed è meglio non parlare di altri sport, visti gli scandali che coinvolgono Blatter e Platini. O le polemiche sulle corruzioni per ottenere l'assegnazione dei giochi olimpici. Tutti puliti, tranne i russi. Appare evidente a tutti, tranne a quelli convinti che gli arbitri non sbaglino mai proprio in quanto arbitri, che l'attacco abbia poco a che fare con lo sport e il doping (se no i giamaicani sarebbero stati bombardati da tempo) e molto con la politica internazionale. D'altronde la Russia continua ad ostinarsi nel non far nulla sul fronte del soft power. Qualche convegno (spesso in collaborazione con chi ha scarsa capacità mediatica ed ancor minore professionalità), testate online di scarsa lettura perché affidate alla buona volontà di chi ci scrive, poco di più. Eppure, sui social, i fan di Putin non mancano. E sono aumentati dopo l'intervento in Siria. E gli imprenditori italiani che protestano contro l'embargo sono sempre più numerosi. Ma vengono messi a tacere perché non hanno media che rilancino le loro idee e le loro proteste. Gli spazi ci sono soltanto per assicurare che le sanzioni non hanno penalizzato nessuno, che non c'è alcun bisogno del mercato russo o dei turisti russi. D'altronde se a Mosca ritengono di non dover investire in Italia per raccontare una versione diversa, perché mai dovrebbero pensarci gli italiani?
lunedì 9 novembre 2015
La nuova Italia? Arrogante, vigliacca, stupida
Il ragazzotto che ha ammazzato la madre della fidanzata e ferito gravemente il padre era plagiato dalla ragazza o era un bastardo di suo? In fondo la risposta non è importante, se non per le indagini. Il problema, molto più grave, e' che l'assassino assomiglia molto alle bande di ragazzotti deficienti che si possono incontrare sugli autobus o sui treni. Caratterizzati da occhi spenti, non dall'abuso di droghe ma per deficienza congenita, con il cappellino d'ordinanza indossato al contrario, con l'arroganza dovuta al gruppo e non ad una sfida individuale. Prepotenti nei confronti degli anziani, maleducati, capaci di sfidare i controllori che cercano solo di evitarsi problemi. Certo, e' più facile occuparsi dei cervelli in fuga, dei giovani laureati che vanno all'estero richiamati da offerte di lavoro allettanti. O di quei giovani artigiani ricercati in tutto il mondo per le loro abilità. O anche di quei ragazzi che si dedicano agli altri. Ma della crescente massa alle prese con una fuga del proprio cervello, preferiamo non occuparci. Gli imbecilli che, a scuola, sono sempre difesi da mamma e papa' quando un prof prova a far notare che il figliolo non studia o è proprio scemo. Ragazzotti che, usciti dalla scuola, non trovano un lavoro neppure quando il posto ci sarebbe. Perché nessun imprenditore vuole tra i piedi un ignorante, arrogante, presuntuoso ed incapace. E' sufficiente dare un'occhiata ai profili su FB per decidere che non è il caso di far lavorare certi cerebrolesi. Non servono neppure più gli psicologi o gli esperti comportamentali. Basta seguire l'aspirante lavoratore quando sale su un tram per scartarlo a priori. Ma le mamme ed i papa' si indignano, protestano, si fanno intervistare dai giornali per spiegare che i loro bambini sono tanto bravi ed intelligenti. Son gli altri che non li capiscono. Papa' e mamme che insorgono se un insegnante inquisitore controlla il telefonino del pargolo: violazione della privacy! Che insorgono se qualcuno protesta perché il pargolo ha imbrattato un muro non con un mural comunque artistico ma con una firma senza alcun valore se non quello del costo per la ritinteggiatura. Perché la creatività dei figli deve essere tutelata, anche se consiste esclusivamente nell'accendersi una sigaretta dove è vietato o nell'infastidire un intero vagone di un treno sparando a palla i rumori spastici del rapper di turno. Non è una sfida al potere per sentirsi adulti. Perché, da solo, la sfida la evitano accuratamente. E, in gruppo, sfidano la gente isolata. Per ritirarsi in buon ordine quando sul treno salgono due sbirri decisi a far rispettare le regole. Questa e' l'Italia del futuro. Fatta di imbecilli italiani e di importazione. In questo perfettamente uguali, globalizzati, standardizzati. Questa era l'Italia che sognava il potere, incapace di reagire al dominio, capace solo di scaricare sui più deboli le proprie frustrazioni.
mercoledì 4 novembre 2015
I quarantenni di destra? Categoria dello spirito
Arriva un nuovo partitino a destra? Indubbiamente se ne sentiva la mancanza. Troppa unitarietà diventava fastidiosa. Meglio qualche sana divisione in più. Per raccattare qualche altro zero virgola, ne non fa mai male. A scendere in campo saranno i sedicenti quarantenni che, assicurano, non sono una emanazione di Fini e Aledanno. Non è importante sapere se i due personaggi in cerca di partito operano o meno dietro le quinte. Sarebbe più interessante scoprire se essere quarantenni rappresenta una categoria dello spirito, un programma politico, un progetto culturale. Ex giovani non ancora cresciuti? Uomini di grandi qualità ancora inespresse? Cosa significa, al di la' del dato anagrafico, essere un gruppo di quarantenni? Mah. Per ora si sa solo che vorrebbero allargare l'area di destra. Oddio, tutti quelli che si impegnano in politica vorrebbero ampliare l'area di riferimento. Essere degli zero virgola non entusiasma nessuno. Ma su quali progetti vorrebbero ampliarsi? Moderati, duri e puri, intransigenti, inciucisti? Cosa sono? Cosa vogliono essere e rappresentare? Indubbiamente sono già riusciti a creare polemiche, a provocare malumori, a suscitare timori. Persino qualche entusiasmo. Ma se l'entusiasmo di qualcuno può essere comprensibile, i timori degli altri sono totalmente immotivati. Perché basterebbe contrapporre al nuovo che avanza un progetto, un'idea, un modello nuovo di cultura politica. Ma forse è questo il problema: la mancanza di proposte. Tutti impegnati a stabilire alleanze sulla base della somma delle percentuali, nessuno che offra un progetto innovativo e culturalmente diverso. Allora hanno ragione quelli che propongono candidati trasversali, alla Marchini. Privi di una visione diversa da quella solita della spartizione del potere. Una poltrona a destra invece che a sinistra. Ma, sia chiaro, con le medesime strategie, con gli stessi obiettivi, con identica politica. In questa situazione un nuovo partitino fa paura perché aggiunge qualche candidato nella spartizione delle poltrone. Bisogna dividere con qualcuno in più. Peccato per loro che la mancanza di progetti, di idee e di un rinnovamento culturale costringerà i potenziali spartitori a restare a guardare. Non avranno nulla da dividersi perché non riusciranno a vincere. Così potranno continuare ad incolparsi a vicenda per le nuove sconfitte.
martedì 3 novembre 2015
Meno salute per tutti: la nuova promessa del bugiardissimo
A volte rinsaviscono. Dopo essere diventato un fedele seguace del bugiardissimo, Sergio Chiamparino si è accorto che il sedicente genio di Palazzo Chigi in realtà e' solo un apprendista stregone. Un pessimo apprendista. Così il governatore del Piemonte, alla guida di una maggioranza di sinistra, ha scoperto che i tagli delle tasse annunciati dal bugiardissimo verranno pagati dalle Regioni. E, nella sua ottica di presidente regionale, le conseguenze ricadranno sui cittadini. Costretti a pagare di più per servizi comunque pessimi o, in alternativa, costretti a continuare a pagare come adesso per servizi che saranno ridotti. Strano che l'ex sindaco di Torino, e ora presidente dimissionario dei governatori regionali, non se ne fosse accorto prima. Eppure gli sarebbe bastato leggere le lettere che i suoi sudditi scrivono alla Busiarda (La Stampa) per accorgersi che i medici di base, per ordine del bugiardissimo e della renzina Lorenzin (un vampiro alla sanità), hanno già tagliato esami e prestazioni. Bisogna risparmiare, sulla pelle d chi sta male. D'altronde se sono malati, o vecchi, mica avran la forza di scendere in piazza a protestare. Ma il prode governatore non se n'era accorto. E' stato illuminato quando ha scoperto che non sarebbe bastato lasciare morire gli ammalati per risanare i conti ed assicurare i risparmi pretesi dal bugiardissimo. Bisognava fare di più. Proprio mentre le direttive europee impongono,giustamente per una volta, che i medici del pronto soccorso non possano rimanere in servizio per 24 ore di fila, che devono avere la possibilità di riposarsi dopo 12-13 ore di turno, che non devono superare le 48 ore settimanali. Il che significa,anche se il bugiardissimo e la renzina vampira non se ne sono accorti, che si dovrà ricorrere a nuove assunzioni. Oppure si tagliano anche i servizi del pronto soccorso. Perché i soldi della ripresa non ci sono. Ed i pochi che ci sono servono per gli invasori. A Torino, a poca distanza dal palazzo di Chiamparino, gli zingari hanno occupato una caserma già invasa dai centri sociali. Sono arrivati prima una ventina di uomini poi, visto che i responsabili dell'ordine pubblico han fatto finta di niente, sono arrivate anche le famiglie. In modo che lo sgombero diventi più difficile. Il capo comitiva ha chiarito che loro non se ne andranno se non avranno soluzioni migliori. Aggiungendo, tanto per essere chiari, che per loro l'integrazione e' impossibile. Dunque devono solo essere mantenuti a vita, loro, le famiglie, per le prossime generazioni. Magari tagliando qualche altro servizio sanitario.
lunedì 2 novembre 2015
Berlu da' i nomi per esser sicuro di perdere
C'è chi da' i numeri, Berlu preferisce dare i nomi. E sono quei nomi che garantiscono la sconfitta a vita di ogni opposizione (falsa) al bugiardissimo. Chi, nel centrodestra e ancor più nelle destre, potrebbe votare per uno schieramento che propone Moretti come futuro ministro per le Infrastrutture? Non Nanni Moretti, proprio quel Moretti che ha umiliato in ogni modo i pendolari quando era ai vertici delle ferrovie. Quel Moretti che, di fronte a 5 cm di neve a Milano bloccava i treni e invitava i passeggeri sudditi a dotarsi di coperta e panini. Ma è solo uno dei nomi assurdi usciti dal cilindro di Berlu. Al di la' del fatto che i futuri ministri dell'irrealistico governo probabilmente non sono neppure stati interpellati. A differenza del sindaco in pectore per Roma. A Berlu piace Marchini, palazzinaro rossastro, buono per tutte le stagioni e per tutti i partiti. Una sorta di candidato ideale per quel partito della nazione voluto dal bugiardissimo e per nulla osteggiato, nei fatti, da Berlu. Entrambi sanno che a Roma, se eviteranno di suicidarsi con qualche idiozia, saranno i 5 stelle ad andare al ballottaggio. Contro chi? Dipende. Improbabile che sia il Pd. Dunque o il candidato delle destre, probabilmente Meloni, o quello di Berlu, quindi Marchini. E Marchini, nell'immaginario collettivo della banda d'Arcore, al secondo turno otterrebbe l'appoggio del Pd. Non si tratta, per Berlu, di conquistare Roma, ma di impedire che vincano i grillini. E lo stesso scenario si potrebbe riproporre a Torino. Se l'attuale sindaco Pd, Fassino, non dovesse essere rieletto al primo turno, al ballottaggio si troverebbe i 5 stelle. Ed il soccorso di Forza Italia, ridotta ai minimi termini nella capitale subalpina, non mancherebbe. In tutto questo manca, colpevolmente, una scelta forte di Salvini. Che da un lato assicura l'appoggio a Meloni e, contemporaneamente, pare pronto ad incontrare i candidati sindaci di Berlu sia a Roma sia a Milano. Accettando, nei fatti, un ritorno della Lega alla subalternità rispetto ad un partito in piena crisi come Forza Italia. Rinunciando a vincere perché, di fronte all'ipotesi di un governo con dentro Moretti, solo Matteoli potrebbe entusiasmarsi. Gli elettori-viaggiatori sicuramente no.
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