lunedì 21 settembre 2015

La Grecia sceglie il suicidio, la Spagna e' già stanca di Podemos

Vince l'astensionismo in Grecia ed i media italiani lo evidenziano. Fingendo di dimenticare che alle ultime tornate elettorali l'astensionismo in Italia era superiore. Ma per i greci si tratta di delusione, di mancanza di speranze. Per gli italiani, invece, e' inutile votare quando si ha già il bugiardissimo che pensa a tutti e provvede a tutto. In ogni caso, grazie anche alle astensioni, l'infame Tsipras guiderà di nuovo il governo di Atene verso la distruzione della Grecia, così come vuole l'Europa. E' la democrazia, bellezza. Se i greci vogliono vivere da schiavi, peggio per loro. Se di fronte al 30% di popolazione che vive al di sotto della soglia di povertà, mentre i cialtroni dell'ONU si lamentano perché l'accoglienza greca degli invasori non è di qualità sufficiente, la risposta e' il voto a Tsipras o l'astensione, peggio per i greci. Le alternative deve crearsele un popolo, non possono e non devono venire da fuori. Per Gabriele Adinolfi il 7% abbondante conquistato da Alba Dorata e' un successo, perché conferma il radicamento del movimento nella società greca. Indubbiamente Alba Dorata e' stata pesantemente penalizzata dal sistema, dalla magistratura, dai media. Ma il 7% a fronte di un 30% di disperazione e di un 50% di povertà complessiva, non è molto. E' vero che non basta essere poveri e disperati per essere anche intelligenti, però i margini di crescita - in una situazione di questo tipo - ci sono. Come ci sono in Spagna, alle prese con la disillusione nei confronti di Podemos e di Pablo Iglesias. In difficoltà perché la sacrosanta protesta non si sta traducendo in proposte e realizzazioni concrete laddove Podemos ha vinto. E il voto regionale della prossima settimana in Catalogna, una sorta di referendum pro o contro l'indipendentismo di Mas, sta dimostrando l'estraneità di Podemos dai grandi problemi strategici. Ha vinto ma è diventato irrilevante subito dopo il successo. E allora forse e' corretto il percorso di Alba Dorata che preferisce puntare sul progressivo radicamento sociale? Di certo gli exploit episodici di questo o quel movimento in giro per l'Europa rischiano di risultare effimeri, inutili se non nocivi. E questo vale anche per l'Italia che rifugge da ogni radicamento perché richiederebbe impegno e fatica.

giovedì 17 settembre 2015

E se il bugiardissimo non avesse alternative?

E' bugiardissimo e porta anche sfiga (per poter vedere un successo italiano ha dovuto volare per assistere ad una finale tra due italiane, quando era andato a trovare le pallavoliste, dopo una serie di tronfi, le ragazze erano state immediatamente battute). Ma se non avesse alternative credibili? Il bugiardissimo imperversa, piazza la moglie a lavorare dietro casa mentre i precari veri vengano mandati ad insegnare a centinaia di km di distanza, non rispetta la democrazia ed il parlamento, e' diventato una macchietta sullo scenario internazionale, millanta una ripresa trionfale che trionfale non è, non sa come comportarsi nelle crisi internazionali. Va bene. Ma quali sono le alternative credibili? Per guidare un Paese, anche il più semplice e è l'Italia non lo è, non basta un bulletto che appaia ovunque senza rispondere a nessuno. Occorre disporre di una squadra. Non quella delle renzine, di un  ministro dell'Interno incapace o di mentitori professionali nei dicasteri economici. No, la squadra che lavora, quella che litiga con i ministri cercando di far loro capire i problemi reali. La squadra che magari viene sempre smentita dalle dichiarazioni del governo, ma che esiste, che prepara i dossier, che conosce i problemi. E allora, dove sono le alternative credibili al bugiardissimo? Qual è la squadra di Berlu? Quella di riciclati, trombati e personaggi imbarazzanti di cui vuol circondarsi Toti in Liguria con il placet di Lega e Fratelli d'Italia? Qual è la squadra di Salvini? Quella messa in campo da Maroni in Lombardia con gli spazi garantiti agli appetiti di Cl e della Compagnia delle Opere? Le stesse organizzazioni che, varcato il Ticino, si trasformano in sostenitrici delle giunte rosse torinesi e piemontesi? E qual è la squadra di Giorgia Meloni? Quella che, in ogni amministrazione in cui si trova in maggioranza, ha sempre evitato di lasciare un segno distintivo preferendo puntare su assessorati dove circolava molto denaro (trasporti, lavori pubblici, infrastrutture). Per scalzare il bugiardissimo occorre molta più qualità, molto più studio. Non si va a governare solo con slogan urlati nelle trasmissioni tv dove ci si trasforma in personaggetti con ascolti sempre più ridotti. Ma certo è più facile urlare uno slogan piuttosto di approfondire un dossier. E questo il bugiardissimo lo sa e ne approfitta.

mercoledì 16 settembre 2015

Dagli opinionisti italiani lezioni al mondo intero

I grandi politologi italiani hanno già bocciato il nuovo leader dei laburisti inglesi, Jeremy Corbyn. Colpevole di cosa? Di non piacere ai nostri esperti. E chissenefrega se è piaciuto ai laburisti inglesi che se lo sono scelto per guida. E se, dopo la nomina, sono aumentate le iscrizioni al partito. Non è ai laburisti inglesi che deve piacere, ma agli opinionisti italiani. D'altronde in Italia i vari Orsina e Galli della Loggia spiegano alle destre come devono trasformarsi per piacere agli avversari. E chissenefrega se le destre che piacciono agli opinionisti non son quelle che piacciono ai potenziali elettori di destra. Ormai è una mania: interferire nelle vicende altrui, negli altrui pensieri, e pretendere  che gli altri, a casa propria, si adeguino. Non è una mania solo italiana. Merkel decide di accogliere  in Germania tutti i rifugiati siriani. Poi si accorge che non son tutti  medici o ingegneri, e non son neppure tutti siriani. Allora li lascia fuori dalla porta e pretende che gli altri Paesi si adeguino ad una follia tutta berlinese. L'Ungheria non è d'accordo? Si arrangi. E si arrangi pure la Baviera. O l'Austria.  Basta che sia d'accordo Merkel con se stessa e con gli opinionisti italiani. Già pronti a dar lezione ai catalani in vista delle elezioni regionali che dovrebbero rappresentare il primo passo verso l'indipendenza. Sarà mica una questione catalana? No, e' una faccenda che devono risolvere gli opinionisti italiani. Pronti a spiegare ai greci come votare e come comportarsi con gli invasori. Pronti a spiegare ai siriani cosa devono fare, ignorando i bambini uccisi dai nemici di Assad. Pronti, gli opinionisti, a spiegare a Putin come deve comportarsi con Elton John. Pronti anche a spiegare agli americani che non bisogna votare per Trump. Tuttologi, conoscitori del mondo intero e di tutte le dinamiche di ogni Paese. Magari sfugge loro che in certi Paesi, da cui sfuggono i profughi minacciati dalla guerra, sono in pace da decenni. Ma sono particolari. Ormai gli opinionisti spiegano che devono essere considerati profughi anche quelli che scappano da governi democratici, basta che il profugo non sia d'accordo con la maggioranza. O quelli che fuggono da città dove esiste la delinquenza comune. L'importante, per gli opinionisti, e' distribuire patenti di bontà o di cattiveria. A prescindere dalla realtà. In Grecia prima era inaccettabile che i bambini greci non potessero curarsi e nutrirsi adeguatamente. Ora possono anche crepare di fame. La Grecia non fa più notizia se non  come luogo di transito. Se ne riparlerà nei prossimi giorni, perché si vota. E arriveranno le nuove lezioni degli opinionisti.

martedì 15 settembre 2015

Ma chi si occupa di comunicazione, a destra?

Flavia Pennetta trionfa negli USA e scatta la polemica sulla sua residenza in Svizzera. Comprensibile da parte di chi, con un lavoro da dipendente ed uno stipendio da fame, prova invidia nei confronti di una campionessa, libera di scegliere dove pagare meno tasse. Ma la polemica e' inaccettabile da parte di chi pretenderebbe di "far politica". Di fronte all'immagine del bugiardissimo che vola in America a festeggiare il trionfo della Pennetta, non era la tennista l'obiettivo da colpire, ma il premier. E non per il volo, ma per aver spinto - con le sue stramaledette tasse - la Pennetta a cercarsi un Paese più ospitale. Non è lei ad aver sbagliato, ma il bugiardissimo ed i suoi predecessori. Il premier che, tronfio, vanta il boom di assunzioni dopate e finge di non accorgersi di quel 90% di giovani studenti italiani pronti ad emigrare verso Paesi dove i salari sono più alti e le tasse più basse. Possiamo trattarli tutti come potenziali disertori, esattamente come i siriani che fuggono lasciando le ragazze curde a combattere? O forse è meglio attaccare un governo di mentecatti che crea le condizioni per la fuga di massa dei cervelli?  Questo dovrebbe essere il compito di una opposizione. Invece di procedere a nomine discutibili dopo aver conquistato la Regione Liguria. Ma l'opposizione, quella delle destre, e' impegnata ad interrogarsi su come utilizzare i ricchi fondi della Fondazione An. Per un  nuovo partito o per sostenere le attività culturali e politiche dell'area e far crescere una diversa consapevolezza nel Paese? E si finge di dimenticare che le destre guidano Lombadia, Veneto, Liguria. Qualcuno si è accorto di una strategia culturale diversa e vincente in queste 3 Regioni? Quante biblioteche nelle Regioni e nei Comuni amministrati dalle destre hanno sottoscritto abbonamenti con periodici considerati di "area"? Quanti convegni sono stati organizzati coinvolgendo, e retribuendo, studiosi di "area"? Certo, e' più facile riciclare banchieri sotto inchiesta, e' più comodo invitare intellettuali della gauche caviar tanto presenti in tv, ospitare cantanti e attori politicamente corretti e sempre televisivi. Le destre vorrebbero intellettuali organici, come quelli del vecchio Pci. Dimenticando che il Pci garantiva, in cambio, pubblicazioni di libri (in decine di migliaia di copie) da Einaudi o Feltrinelli, incarichi da sceneggiatore in tv o al cinema, laute consulenze aziendali. Gli intellettuali organici per le destre dovrebbero, invece, pagare per essere guidati e coordinati da politici lautamente retribuiti. La sinistra imprenditoriale foraggia la scuola Holden, la destra imprenditoriale chiede contributi. Non funziona così. E lo si vede nella disattenzione dei comunicati, nelle polemiche sbagliate, nella sciatteria dei volantini. Già, ma la professionalità ha costi che i politici destrosi non vogliono pagare

lunedì 14 settembre 2015

Merkel distrugge la Baviera e l'Europa

Non basta avere un fondo schiena che fa provincia per disporre anche di un cervello adeguato. La cancelliera tedesca ha spalancato le porte della Germania all'invasione ed ora, dopo pochi giorni, si è accorta di aver commesso un errore madornale. La Baviera non riesce a fronteggiare le folle di invasori e i numeri degli ingressi continuano ad aumentare. Invece di ridistribuire i profughi, cacciando tutti gli altri (come aveva proposto la cancelliera), ora la Germania pretende che gli altri Paesi europei si facciano carico dell'errore di Berlino e si tengano "provvisoriamente" tutti quelli che vorrebbero andare in Germania o in Svezia. O magari in Gran Bretagna. Intanto dagli USA, cioè il Paese che ha costruito un muro per impedire l'arrivo di messicani e latinos in genere, arrivano i rimproveri per i muri europei. L'Italia, nel frattempo, ha questioni molto più importanti da affrontare: i voli di Stato per le partite di tennis, la destinazione scolastica della moglie del premier, la riforma del Senato. Mentre la gente muore sul lavoro perché la concorrenza degli invasori ha ridotto i diritti. Ma la follia ed il ripensamento tedesco, con una nuova marcia indietro che ha fatto riaprite la tratta ferroviaria con l'Austria, stanno devastando l'Europa. Quella dell'Est non vuole essere invasa solo perché l'ha stabilito la cancelliera tedesca con l'euro idiota di turno. Quella del Nord vacilla, con la Danimarca che non vuole ospiti non invitati da Copenaghen ma da Berlino e Stoccolma. Ad Ovest la Spagna va verso la secessione della Catalogna, con tutto ciò che ne deriverà. E l'economia europea cresce a ritmi nettamente inferiori alle necessità normali, nell'impossibilità di far fronte ad una emergenza epocale come quella dell'invasione. Se la linea di Berlino dovesse passare, ci ritroveremmo presto con campi profughi ovunque, con l'occupazione delle strutture alberghiere, con la rovina dell'economia di ogni Paese. Perché se fosse anche vero che siamo in grado di accogliere i profughi, non siamo in grado di far fronte ai clandestini. Ed il governo italiano, ma anche quello francese, non vuole rimpatriare chi non ha diritto di restare (siamo nell'ordine del 20% dei rimpatri rispetto al numero di chi dovrebbe essere cacciato) perché, in questo modo, si garantiscono gli affari delle cooperative legate ai politici di governo. Ma di fronte a questo disastro, l'Italia si interroga sugli aiuti arbitrali alla Juve o alla Roma, sul premio alla Golino, sulla bandiera italiana che, con il bugiardissimo, ha cambiato verso ed è stata esposta rovesciata per festeggiare due grandi tenniste

mercoledì 9 settembre 2015

Siamo in guerra con la Francia, ma non lo sappiamo

Siamo in guerra e non ce ne siamo accorti. Nella totale indifferenza del bugiardissimo e del suo ministro degli esteri, per non parlare della Difesa, la Francia si è conquistata ed annessa parte del territorio italiano sul Monte Bianco. L'ottuso Hollande non si limita a voler far la guerra in Siria per imitare il demente Sarkozy in Libia. No, per garantirsi qualche risultato concreto sposta i cippi di confine con l'Italia e si frega il Monte Bianco. Una sorta di dichiarazione di guerra, ma il bugiardissimo, che pure ha trascorso capodanno a Courmayeur, se ne frega. Manco una protesta, un insulto all'inquilino dell'Eliseo. Massi', facciamolo giocare. Se vuole un monte italiano, se lo prenda pure. Su quali basi? Semplice. Il trattato tra i due Paesi prevede che il confine passi, ovviamente, sulla cresta. Ma i francesi sostengono di aver perso la loro copia. Dunque per loro i confini restano quelli stabiliti in precedenza da Napoleone, con vantaggi territoriali per Parigi. Non è che il documento successivo sia scomparso del tutto. La copia italiana e' conservata a Torino, ma forse il bugiardissimo ed i suoi ministri non lo sanno. Mica si può sapere tutto. Però, forse, si potrebbe spiegare all'ottuso Hollande che non c'è una copia di un documento che sanzioni la fine dell'Impero Romano. Dunque per noi Parigi e' ancora in Gallia, territorio dell'Impero? In tutto questo, come al solito, spicca l'assenza dell'Unione europea e della inutile Mogherini. Tutti attenti al muro di confine tra Ungheria e Serbia, tutti indifferenti di fronte alla Francia che si aggiusta i confini a piacimento.

martedì 8 settembre 2015

Ingegneri in Germania, disadattati in Italia: i 2 volti dell'invasione

La Germania accoglie i profughi siriani e si porta a casa medici, ingegneri, matematici da sfruttare a basso costo. Mala stessa Germania insiste affinché il Paese colabrodo, l'Italia, metta fine all'invasione di africani subsahariani che non fuggono da guerre e non han alcun diritto alla protezione come rifugiati. Si assiste, nel silenzio criminale dei disinformatori professionali, ad una scelta di campo non da parte dei Paesi che accolgono, ma da parte degli invasori. I laureati, i diplomati in discipline appetibili in ambito lavorativo, vogliono andare solo in Germania, in Gran Bretagna, in Scandinavia. I disperati senza arte ne' parte si accontentano dell'Italia. Non è un caso, ovviamente. E De Rita, in una intervista, spiega perché in Italia il numero di lavapiatti, camerieri e cuochi stranieri stia ormai superando quello degli italiani. Perché sono lavori che gli italiani rifiutano, secondo le menzogne dei cialtroni politicamente corretti? No, assicura De Rita. I giovani italiani che non pelano patate nei ristoranti italiani, vanno in Inghilterra a pelarle. Non solo perché sono pagati di più ma soprattutto perché all'estero hanno prospettive di crescita professionale con la possibilità di mettersi in proprio se dimostrano capacità. In Italia, nell'Italia del bugiardissimo, non accade. Per colpa degli imprenditori del settore, secondo De Rita, troppo attenti al risparmio e poco interessati a valorizzare i propri dipendenti. Meglio sfruttare i nuovi schiavi, meglio far crescere la concorrenza tra disperati per ridurre ulteriormente salari e diritti. Se poi un giovane italiano si illude di mettersi in proprio, provvede la burocrazia a scoraggiarlo. E se insiste ed apre un proprio locale, dovrà iniziare la guerra con il fisco ed Equitalia. Ma tutto questo, i media politicamente corretti, preferiscono ignorarlo. Meglio non parlare delle difficoltà dei ragazzi italiani. Gli aiuti sono destinati solo agli invasori. Che si tratti di un lavoro trovato dalle parrocchie, di un posto negli asili sottratto alle giovani coppie italiane, di un alloggio popolare rubato ad una famiglia italiana in difficoltà. E poi i cialtroni politicamente corretti e buonisti si interrogano sui motivi della scarsa natalità italiana

lunedì 7 settembre 2015

Coro alpino Monte Cervino: grazie per il coraggio

Ci sono i piagnistei dei preti e ci sono gli uomini. Da un lato i religiosi che, in Italia, vietano la recita della preghiera degli Alpini perché, secondo i preti, e' un crimine difendere la propria terra, la propria cultura, le proprie tradizioni. Un divieto applaudito da disinformatori professionali e sempre più autoreferenziali. Poi, però, si va tra la gente normale, gente per bene, e si scopre che la propaganda a favore della cancellazione dell'identità non ha sempre successo. Il coro alpino Monte Cervino va a cantare ad Ayas, propone il proprio repertorio e, alla fine, il pubblico chiede dei bis, propone brani. Un signore, e poi altri, chiede "Signore delle Cime". Politicamente scorretto. Avrebbe dovuto proporre qualche canzone che glorificasse i disertori, quelli che fuggono invece di difendere la propria terra. E il coro che fa? Invece di indignarsi, esegue la canzone. Con una variante: dopo la prima strofa, uno dei coristi recita la preghiera degli Alpini, proprio quella vietata in chiesa. E il pubblico, criminale, applaude convinto. Perché sa, perché capisce. Purtroppo non va sempre a finire così. Sul Monviso, in Piemonte, un gruppo di ottusi ambientalisti francesi, sta eliminando ogni traccia dei reticolati della seconda guerra mondiale. Mentre ad Est si celebra la ricorrenza della prima guerra, mostrando la traccia di anni tragici, ad Ovest si cancella tutto. Sul Monviso si toglie tutto, sullo Chaberton, passato sotto il controllo francese, si lasciano andare in rovina i forti, le batterie, i ricoveri. Non stupisce, vista la stupidità dei governanti transalpini. Ma il Monviso e' ancora in Italia e gli ambientalisti francesi operano con il benestare della Regione Piemonte. In nome dell'ambiente e della sicurezza degli escursionisti. Che dovrebbero essere deficienti per non vedere un reticolato. Ma, spiegano gli ottusi difensori dell'ambiente da cui vogliono cacciare l'uomo, al posto delle tracce vere della guerra si metteranno dei bei cartelloni con foto e spiegazioni. Che idea geniale! Perché preoccuparsi se i tagliagole dell'Isis distruggono i templi di Palmira? Gli eventuali turisti del futuro non rischieranno di essere colpiti da una colonna o da un fregio. La sicurezza innanzi tutto, come spiegano ambientalisti e giornalisti. E al posto dei templi, ci saranno cartelloni con le fotografie..

giovedì 3 settembre 2015

Ignoranza, arma di distruzione di massa (e di Mediaset)

Perle settembrine del TgRenzi5: "In passato il primo settembre era il giorno in cui tutti ritornavano sui banchi di scuola"; il problema degli invasori "in Cecoslovacchia" (ma era su un altro canale Mediaset); se non hai abbastanza nemici, vuol dire che non hai lavorato bene: e' il Mussolini di "molti nemici molto onore"? Macché. Il concetto e' stato inventato da Bill de Blasio, sindaco di New York, e ripreso nientepopodimeno che daIgnazio Marino. Mussolini chi? E contro chi han combattuto i cinesi nell'ultima guerra mondiale? Contro i nazisti, ovviamente. I giapponesi non erano ancora stati inventati. E siamo solo all'inizio del mese. Come si può notare, non si tratta di far passare le bufale del bugiardissimo come se fossero vere. Il problema e' molto più grave e riguarda l'opera di demolizione totale della scarsa cultura rimasta in questo Paese. Non è malafede della conduttrice Mediaset, e' crassa ignoranza. Non si conoscono gli aspetti della seconda guerra mondiale, ma si pontifica lo stesso. Non si conosce la composizione dell'Europa dopo la caduta del Muro (quale muro? Chissà se lo sanno) ma si spiega ugualmente. Si ignora la storia italiana, persino la cronaca di non molti anni fa, quando i bambini della prima elementare venivano chiamati remigini perché andavano a scuola il giorno di San Remigio. Che non è il primo settembre ma ottobre. Errori veniali? No. Ancor più gravi perché testimoniano di un processo di analfabetizzazione del Paese. Ed un Paese di analfabeti e' più facilmente controllabile e manipolabile. Chi non sa, non può capire la differenza tra le menzogne del bugiardissimo ed una realtà opposta. Chi non sa, non può capire i meccanismi che stanno alla base dell'invasione voluta e programmata per eliminare l'Europa dalla scena internazionale. Basterebbe prendere i grandi conduttori Mediaset e metterli davanti ad un testo del compagno Guccini (così si sentono tutelati), magari Bisanzio. E farselo commentare, spiegare. Illustrare significato delle parole ed il contesto a cui è riferito. E per chi si illude che da altre parti la situazione sia migliore, basterebbe prendere l'ottimo libro di Marco Cimmino "Il flauto rovescio" e interrogare i politici delle destre sulla letteratura italiana. Senza neppure approfondire troppo, partendo solo dall'indice degli autori trattati. Quando si parla di cultura qualcuno mette mano alla pistola, ma quando si parla di ignoranza tutti alzano la mano soddisfatti.

mercoledì 2 settembre 2015

Il bluff della ripresa e la disinformazione

Pil in crescita dello zero virgola poco più di niente. Ma è bastato questo modestissimo risultato per provocare l'entusiasmo smodato dei professionisti della dis informazione. La grande ripresa, il crollo della disoccupazione, il boom del mercato dell'auto. Una infinita' di menzogne, un'orgia di servilismo. Una ripresa vera deve superare il 2% di Pil annuo mentre l'Italia non arriverà neppure all'1%. E il crollo della disoccupazione? Quella giovanile supera il 40%, quella complessiva non tiene  conto degli sfiduciati, cioè di coloro che il lavoro non lo cercano neanche più e, di conseguenza, non rientrano negli elenchi ufficiali dei disoccupati. Quanto al boom del mercato dell'auto, nell'ultimo mese e' cresciuto del 10% mentre nei mesi precedenti era cresciuto del 15%. Boom o  sboom? Ed in ogni caso si resta abbondantemente lontani dagli anni ante crisi, con un calo più vicino al 40 che non al 30%. Ma tutto ciò pare interessare poco gli apologeti del bugiardissimo. Tutto va bene e le notizie sugli anziani massacrati da un invasore non vengono neppure degnate di un commento dal premier. Volete l'Italia maglia rosa in Europa? Per colorarla serve un po' di rosso sangue, fatevene una ragione. E non protestate, se no il cialtrone di turno vi accusa di essere sciacalli. Se invece fate notare il bluff economico, siete gufi. Il bestiario del bugiardissimo. Che ora avrà anche l'alibi per una marcia indietro su Imu e Tasi: l'Europa non vuole. Si arriverà magari a un compromesso, ma ogni tassa rimasta sarà colpa dell'Europa, mica del premier. Lo difendono i giornali dei soliti potentati, lo difendono le tv, pubbliche e private. A partire proprio da quelle di Berlu che continua a giocare su due  fronti. Contro il bugiardissimo nelle interviste, a favore del grande premier illuminato e geniale con le reti Mediaset. Intanto anche Grillo si è svegliato dal letargo estivo e pare, finalmente, meno entusiasta  dei suoi grillini. Potrebbero esserci cambiamenti positivi. Le destre? Aspettano. Settembre e' appena iniziato, lo strascico delle vacanze si fa sentire. Per mettere a punto un'analisi serve molto ma molto tempo. Se ne riparla a fine mese. Forse.

martedì 1 settembre 2015

Le destre mute contro la disinformazione pro invasione

Presto e bene non vanno insieme o il meglio e' nemico del bene? Si può scegliere il detto popolare che si preferisce, ma la sostanza non cambia: di fronte all'offensiva mediatica pro invasione, le destre non hanno saputo rispondere in modo adeguato. La velocità delle dichiarazioni non è mancata, la qualità della comunicazione e' stata pessima. Inevitabile, d'altronde. Senza quotidiani "veri" di riferimento e con un numero adeguato di lettori, senza radio e tv con ascolti decenti, diventa difficile comunicare. Soprattutto nei periodi di vacanza quando la rete social e' meno attiva e reattiva. Affidarsi al buon cuore ed alla correttezza di Rai, Mediaset e La 7 e' da illusi. Ancor peggio per quanto riguarda i quotidiani cartacei dei grandi editori. Gli errori del passato, quando si sono smantellati gli organi di informazione di area per utilizzare i soldi per scopi molto meno nobili, si pagano ora e si pagheranno a lungo. La contro informazione militante ha lasciato il posto alle operazioni immobiliari, agli investimenti in case e diamanti. Senza parlare delle ruberie, degli sprechi evidenziati dalle inchieste sui rimborsi assurdi in troppe Regioni. Le iniziative sopravvissute nell'ambito della comunicazione sono poche e sono ancor meno numerose quelle di qualità. Ma ci sono. Ed è da qui che si deve ripartire. Senza ipotizzare assurdi direttorii che concedano pochi centesimi a chi accetta di essere coordinato e guidato. Evitando di proporre una distribuzione di fondi sulla base dei "mi piace" che premiano un commento su Facebook. Perché basta la foto di un gatto o del Duce, una ragazza discinta o l'immagine di un goal per far aumentare a dismisura i "mi piace". Ma non servono a far politica i commenti e gli articoli di questo tipo. Come non serve l'idea che gli intellettuali di area, che fanno attività intellettuale per mestiere, debbano collaborare gratis mentre i parlamentari, i consiglieri regionali e comunali, i membri dei vari consigli d'amministrazione di nomina politica debbano, giustamente, venir retribuiti. Bisogna uscire da questo equivoco, bisogna ritornare a informare ed a comunicare. Ma adesso, subito. Ed è già molto tardi.

lunedì 31 agosto 2015

Due anziani italiani assassinati? Bergoglio tace

Che guerra c'è in Costa d'Avorio? Nessuna. Eppure l'invasore accusato di aver assassinato due anziani  coniugi in Sicilia, e' un ivoriano ospitato, a spese nostre, nel Cara di Mineo. Ma all'ospite, non invitato, non bastavano vitto e alloggio, con benefit vari. Ora è accusato di duplice omicidio per derubare due persone che non facevano del male a nessuno. Magari si scoprirà che è innocente e che aveva casualmente trovato telefonino, computer e altri oggetti delle vittime. Che, casualmente, aveva indossato pure i vestiti di una delle due vittime e che aveva riposto i vestiti sporchi di sangue nella borsa dove c'era la refurtiva. Ma il problema e' un altro: perché questo giovanotto, di sana e robusta costituzione, era ancora ospite al centro accoglienza e non era stato rispedito a casa sua dove la guerra non c'è? Perché noi dobbiamo pagare le tasse per garantire un'occupazione ben retribuita ai professionisti dell'accoglienza? In questi giorni, dopo la sortita della Merkel a proposito dei profughi siriani, i media di servizio hanno trascurato una piccola parte del discorso della signora. La parte in cui Merkel spiegava che i profughi siriani sono una cosa e gli invasori in arrivo dai Paesi senza alcuna guerra sono tutt'altra cosa. E devono essere rispediti a casa loro. Anche perché un Paese non può crescere e svilupparsi se giovani uomini sani e in forze se ne vanno alla ricerca di un mantenimento a spese altrui in Europa. Dignità vorrebbe che i giovani rimanessero anche nei Paesi in guerra, per combattere invece di fuggire. Mandando all'estero, a cercare protezione, solo le donne, i bambini, gli anziani. Ma come scriveva Manzoni, se il coraggio non lo si ha.. Ma se si può far finta di nulla sulla fifa di chi non vuol combattere, non si deve far finta di nulla su chi scappa da Paesi in crescita, dove ci sarebbe solo da lavorare. Non e' un problema di solidarietà, di accoglienza, di carità. E' solo lo squallido tentativo di farsi mantenere. E se cibo, alloggio e sanità non bastano, ci si può sempre arrangiare in altri modi meno legali. Tanto dal Vaticano ci si indigna solo contro i mancati soccorsi ma si tace, fastidiosamente, di fronte ai tanti, troppi omicidi commessi dagli invasori

mercoledì 26 agosto 2015

Bugiardissimo tour, per nascondere l'invasione con l'Imu

Il bugiardissimo in tour. Sembra il titolo di uno spettacolo di Crozza, ma è la realtà che riguarderà 100 città italiane investite dal ciclone del premier impegnato a recuperare consensi. Perché un sondaggiobblicato dal giornale.it assicura che il Pd perde milioni di voti grazie alle demenziali politiche sugli invasori. Dunque occorre correre ai ripari. Andando nei teatri di tutta Italia a raccontare che le tasse sulla casa spariranno. Imu, Tasi? Mai più. Tutti più ricchi, più posti di lavoro, scuole più belle, il Rinascimento italiano. Qualcuno ha dubbi? Provvederanno i giornali di comodo a rassicurare, a tranquillizzare, a garantire. I tagli alla sanità? Ci sono, e' vero, ma è meglio curarsi poco  ed evitare le analisi: se non sai di essere malato, vivi meglio e non spendi per le medicine. Ottimismo ci vuole. Una mela al giorno leva il medico di torno, no? Ed il bugiardissimo ti leva il medico perché costa. Quanto alla mela, se la vuoi la vai a raccattare nell'immondizia al mercato. Quelle buone sono destinate agli invasori. Perché quello dell'invasione resta un problema. Per colpa della Germania e della Francia, ma anche della Gran Bretagna e dell'Ungheria. Tutti questi egoisti che si dicono pronti a suddividere i profughi in fuga dalle guerre, ma che pretendono che gli altri vengano rimandati indietro. Perché l'Europa non può garantire lo stato sociale per tutti quelli che non han voglia di lavorare a casa loro e pretendono di essere mantenuti da noi. I giornali di servizio italiani continuano a raccontare di guerre finite da decenni e quelle carogne di europei vengono a ricordare che in Etiopia la guerra non c'è più e che è il Paese con la maggior crescita del Pil (10 volte quella italiana). E in Ghana? In Kenya? In Gabon? Ora persino la Turchia, secondo gli italiani, e' un Paese in guerra. Poiché è un Paese Nato, se fosse in guerra lo saremmo anche noi. Ma si sorvola. L'importante è mescolare le tante menzogne con un briciolo di verità. Storytelling. Non le notizie, ma le storie inventate. La stessa logica alla base del tour del bugiardissimo. D'altronde l'opposizione non offre molte alternative. Berlu pensa di contrastare il Pd con l'acquisto di Balotelli, gli altri hanno la testa in ferie allungate. Se ne riparlerà ad Atreju? Ne riparleranno i salviniani con ipotetiche scuole di formazione? Ricomparirà Grillo nonostante i grillini favorevoli agli invasori? Intanto il bugiardissimo  tour andrà avanti

martedì 25 agosto 2015

La Cina fa paura, ma la lezione non viene capita

La Cina e' vicina? Si', quando si tratta di spaventare i mercati isterici e basati sull'ignoranza dei piccoli investitori. Ma è lontanissima, la Cina, quando si tratta di prendere atto di una realtà che assomiglia alla nostra. Gli analisti sono ancora dubbiosi sulle ragioni di questa crisi asiatica. Voluta dal governo di Pechino per fare i conti interni con una classe dirigente arrogante e pericolosa, sempre più lontana dal partito? O frutto di una speculazione internazionale che ha messo sotto attacco la Cina per impedire le alleanze con la Russia, con l'America Latina, con i Paesi emergenti? O, semplicemente, conseguenza di clamorosi errori sul piano economico e finanziario? In ogni caso Pechino frena e il mondo si interroga sugli effetti. Ci sono i vertici delle aziende occidentali che favoriscono il diffondersi della paura in Borsa. Hanno venduto le azioni ai massimi, hanno scatenato il terrore tra i piccoli, facendo crollare i titoli, e riacquisteranno ai minimi. Non è certo una novità e non c'è bisogno di Pechino. Ma il problema e' sull'economia reale. Come ha spiegato Verda in un'intervista al Nodo di Gordio, il prezzo del petrolio potrebbe scendere ancora. E questo e' un bene per chi lo compra e produce. Già, ma la produzione a chi la vende? I Paesi produttori di petrolio e gas avevano visto crescere una cospicua classe media che acquistava prodotti di qualità, compresi quelli italiani. Ma ora, con il petrolio a prezzi da saldo, la ricchezza svanisce e gli acquisti pure. Inoltre la svalutazione della moneta cinese favorisce le esortazioni di Pechino ma penalizza le importazioni. Il Brasile e' in crisi e gli altri Paesi latinoamericani puntavano proprio sugli investimenti cinesi per rilanciare l'economia. Quanto a Pechino, e' alle prese con una spaventosa bolla immobiliare, ma anche con la mancanza assoluta di trasparenza finanziaria. E la botta assestata ai piccoli risparmiatori che hanno investito in Borsa ridurrà i costumi interni, già troppo bassi. Perché uno dei problemi cinesi era proprio quello della debolezza del mercato interno. Come in Italia. L'export e' importantissimo, ma un Paese non sopravvive a lungo se il mercato interno non decolla perché il fisco, in Italia, massacra i cittadini. Una lezione che il governo italiano finge di non capire. Mentre la debolezza della moneta cinese ridurrà le importazioni di prodotti italiani e favorirà lo sviluppo di una industria cinese più competitiva.

lunedì 24 agosto 2015

Affamare i bambini, distruggere le case: non è una creazione dell'Isis

"E' difficile piegare con le armi un popolo fiero, combattivo, coraggioso; ma mettete alla fame i suoi vecchi, i suoi bambini, le sue donne; distruggete sistematicamente le sue case e vedrete i fucili cadere dalle mani dei combattenti". Un proclama dell'Isis? No, la filosofia del generale americano Philip Henry Sheridan. Enunciata ancor prima del 1870. La stessa filosofia che era alla base della guerra degli inglesi contro i boeri, dei nordisti contro i sudisti. Aggiungete la guerra ai monumenti, come la distruzione di Montecassino o di Dresda, i bombardamenti a tappeto su musei e chiese storiche e sarà facile capire da dove hanno imparato i tagliagole dell'Isis. Napoleone, prima del generale gentiluomo yankee, depredava i Paesi sconfitti, ma per trasportare in Francia le opere d'arte. Non per distruggerle. Perché l'Europa, tra massacri e sterminii, ha sempre guardato alle opere d'arte come ad un patrimonio comune da tutelare. A differenza dei democratici d'OltreOceano che hanno pianificato l'eliminazione del proprio Sud, dell'America Latina, del Giappone e della stessa Europa. Salvo, poi, presentarsi come i liberatori generosi e comprensivi. Ora tutti si indignano per la distruzione dei reperti archeologici in Siria e in Irak. Giustamente si indignano. Ma sono sempre pronti a far finta di nulla sulla distruzione americana di tanti capolavori europei. I film propagandisti si interrogavano su Parigi che avrebbe potuto bruciare, ma ignoravano Dresda che bruciava davvero. O Berlino distrutta. Per non parlare dei tanti monumenti italiani realizzati tra le due guerre e per questo distrutti alla fine del conflitto come opera del Demonio. Tutti meravigliosi maestri dell'Isis. Ma si fa prima a far finta di nulla.

martedì 11 agosto 2015

La grande ignoranza della Cei

Nunzio Galatino, segretario generale della CEI, attacca i piazzisti da 4 soldi che, per qualche voto in più, dicono cose straordinariamente insulse. Fantastico. Al di la' della inaccettabile ingerenza della banda dei vescovi nella politica degli Stati laici (libera Chiesa in libero Stato, mai sentito?), e' proprio Galatino a dimostrare una clamorosa ignoranza. O una totale faziosità. Lui, segretario della CEI, fa l'esempio della Giordania, Paese quanto mai accogliente che ha accolto 2milioni di profughi a fronte di una popolazione di 6 milioni. Profughi siriani, nella quasi totalità. Vicini di casa, con medesimi usi e costumi. Vicini che non vengono accolti negli hotel a 4 stelle dotati di ogni confort ovviamente gratuito. Ma Galatino, nella sua voglia di interferire con la politica e con la vita degli italiani, finge di dimenticarsi del "settembre nero" giordano, con stragi immense dovute proprio alla convivenza dei giordani con i rifugiati palestinesi che ora rappresentano la maggioranza del Paese. Dimentica, l'anti piazzista così ben preparato, che il Pil della Giordania cresceva del 4,5% all'anno a fronte dello zero virgola italiano. E che ora la crescita del Pil giordano si è dimezzata proprio a causa dei profughi. Dimentica, Galatino, che in Giordania continuano ad affluire enormi aiuti internazionali, in arrivo da quei Paesi come l'Italia che diventano sempre più poveri per accogliere gli invasori e che, di conseguenza, avranno sempre meno soldi da regalare ai Paesi come la Giordania. Dimentica, Galatino, che l'arrivo degli invasori ha ingrassato le casse delle organizzazioni amiche della CEI, ma ha costretto gli italiani ad accettare salari sempre più bassi e con minori garanzie. Ma tra le tante cose che dimentica, Galatino, c'è anche il comportamento tanto poco caritatevole dei suoi vescovi. In Valle d'Aosta e' stato chiuso l'unico cinema di Ayas perché il vescovo ha rifiutato lo scambio tra l'edificio della Chiesa che ospitava la sala di proiezioni ed un altro edificio proposto dal Comune che, a suo carico, avrebbe ristrutturato il cinema. Certo Galatino, e' molto più facile essere generosi con i soldi degli altri

lunedì 10 agosto 2015

Bergoglio, muto sulla lavoratrice uccisa dallo sfruttamento: era italiana

Respingere gli invasori, spiega il Papa, e' un atto di guerra. Non perde occasione, il Pontefice, per pontificare sugli invasori e sui doveri degli italiani di impoverirsi per garantire hotel e wifi ai nuovi arrivati. Parla e parla. Poi, improvvisamente, diventa muto. Muto di fronte alla morte della lavoratrice  schiantata nei campi dove veniva sfruttata a 3 euro all'ora. Già, era italiana, impegnata in quei lavori che, secondo i coglioni buonisti e politicamente corretti, gli italiani non fanno più. Lei, invece, quel lavoro lo faceva, a 3 euro per poter battere la concorrenza dei nuovi schiavi portati in Italia con il sostegno del Papa ed i guadagni delle coop e della Caritas. E' morta, la lavoratrice italiana, ma il Papa se ne frega. Se ne fregano vescovi e preti. Muto, il Pontefice che costruisce ponti per gli invasori e li distrugge per gli italiani, anche di fronte ai numerosi stupri commessi dagli invasori. Ai danni di ragazze italiane che, in quanto italiana, non meritano rispetto ne' attenzione. Muto, il Papa, di fronte ai suicidi per disperazione economica. Che aumentano, anche sei media li nascondono,  come nascondono reati commessi dagli invasori. Per la nuova Chiesa esistono persone che hanno solo diritti, gli invasori, ed altre che hanno solo doveri, gli indigeni. Dovere di pagare le tasse per mantenere a far nulla gli invasori. Dovere di versare l'8 per mille alla Chiesa in modo che i preti possano soccorrere gli invasori. Dovere di rinunciare alle cure sanitarie perché l'Italia deve risparmiare i soldi da destinare alle cure degli invasori. Dovere di non far figli perché negli asili i posti sono riservati agli occupanti. Nel silenzio, colpevole più che fastidioso, di tutta la gerarchia della Chiesa. E chi si ostina, da destra, a difendere i comportamenti di Bergoglio illudendosi di una sua componente peronista, dovrebbe rileggersi i discorsi di Peron a difesa degli argentini, del popolo argentino, non di chi arriva e pretende tutto senza offrire nulla. I migranti italiani, dall'America a Marcinelle, non arrivavano in nuovi Paesi pretendendo hotel di lusso, cibo gratis e di proprio gradimento, soldi in regalo per le piccole spese. Andavano per lavorare, non per farsi mantenere.

giovedì 6 agosto 2015

Berlu si compra il centro studi e torna al centro

La vuoi la Ferrari? Papa' te la compra. In questo caso la Ferrari e' un prestigioso Centro studi ed il padre e' Berlu. Che non è certo noto per la grande cultura ma che, nonostante i danni dell'età, un po' di fiuto politico l'ha conservato. Così si è reso conto che il nulla cosmico della produzione politica e culturale dei suoi sempre meno numerosi sodali di Forza Italia avrebbe condotto il partito ad essere una stampella della Lega salviniana. Poteva sperare, Berlu, che i suoi improvvisamente andassero a scuola e imparassero qualcosa? Certo che no. Ed allora, da tipico padre alla Signor G, ha deciso di comprare un Centro studi e di regalarlo al partito. Ci si può chiedere quanto siano felici gli studiosi e gli analisti per essere comprati in un solo pacchetto, manco fossero un paio di kg di orate. Ma riceveranno sicuramente la promessa di conservare l'autonomia culturale e questo basterà. D'altronde chi, in Forza Italia, potrebbe mettere in discussione l'indipendenza culturale di chi sa leggere e scrivere? La Pascale? Però la scelta del centro studi da acquistare dimostra che Berlu sta riportando il partito verso il centro, lasciando il presidio della destra a Salvini e Meloni. Che, sul fronte dei Centri studi e degli studi senza centri, continuano ad arrancare. La Lega aveva tentato, in primavera, una ricognizione sui Centri studi vicini o almeno non ostili. Senza che si arrivasse ad un progetto organico al di la' della riscoperta dell'ondivago Valditara per le iniziative al Sud. Quanto a Fdi e dintorni, si resta fermi in attesa di capire cosa fare delle sostanziose disponibilità della Fondazione An. Il tempo che passa serve solo a smorzare gli entusiasmi iniziali (peraltro entusiasmi contenuti) mentre aumentano dubbi e perplessità. Qualsiasi iniziativa richiede almeno un briciolo di fiducia reciproca. Che è difficile da ricostruire dopo che i vertici di partito e di realtà economiche limitrofe si sono distinti soprattutto per le fregature nei confronti della base. "Camerata, camerata, fregatura assicurata": una realtà, più che una provocazione. Quante centinaia di migliaia di euro non han pagato Linea ed Officina ai giornalisti che scrivevano per le due testate? E quanto non han pagato altri esponenti politici dell'area per le pubblicazioni personali e di corrente?  Per non ricordare la demenza di sindaci ed assessori che, dal Nord al Sud, hanno ignorato le iniziative culturali di area sperando di ingraziarsi gli avversari. Ora si vorrebbe ripartire senza aver saldato i debiti pregressi, non solo economici ma soprattutto umani e politici, chiedendo alla base di fidarsi e di collaborare.

mercoledì 5 agosto 2015

Isotta: criminalità come ammortizzatore sociale

Il musicologo Paolo Isotta, nel suo ultimo libro "La virtù dell'elefante" (finalista all'Acqui Storia), oltre a discettare brillantemente sulla storia della musica e dei protagonisti di ieri e di oggi, avanza un dubbio: non è che in Italia si sia deciso di considerare la criminalità come un ammortizzatore sociale? Un dubbio legittimo, quasi una domanda retorica. Perché, di fronte alle proteste contro i falsi invalidi, contro gli operai forestali di regioni con poche foreste, di fronte alle indecenze crocettiane e dei suoi sodali, i governi hanno preferito puntare sulla criminalità che, per sminuirne l'impatto emotivo, viene definita microcriminalità. Utilizzata come forma di redistribuzione del reddito. Togliendo ai più deboli, a partire dai pensionati, il poco che hanno per regalarlo a nullafacenti liberi di delinquere. Anzi, di micro delinquere. Così gli zingari sono liberi di rubare negli appartamenti delle zone periferiche delle città, laddove non vivono i signori del potere locale, ma i proletari, i sottoproletari, gli anziani indifesi. E gli invasori, insieme agli italiani, sono liberi di spacciar droga in ogni zona. Per evitare di mandarli in galera questo ignobile governo ha pure deciso che, per così poco, non val la pena di affaticarsi con carcerazioni che penalizzerebbero il lavoro di questi onesti spacciatori. Le mafie ringraziano ma, d'altronde, anche le mafie devono provvedere ai loro affiliati. Anche la mafia e' un ammortizzatore sociale in questa Italia. Ed allora lo scippo diventa la normalità, neanche lo si denuncia più. Così le statistiche sui reati migliorano. E si comprende anche come faccia a sopravvivere l'esercito dei giovani che non studiano e non lavorano. La maggior parte grazie ai soldi di mamma, papa' e nonni, la minoranza con i guadagni da micro delinquenza. Un Paese così non ha futuro. Si fanno partire i cervelli e si lascia campo ai piccoli delinquenti. Purché non vadano a dar fastidio nei quartieri dove vivono i signori del potere. Allora la micro delinquenza si trasforma in allarme sociale. Allora piovono le proteste ed i media di servizio insorgono. Gli ammortizzatori sociali diventano assistenzialismo, si invocano pene severe. Ma gli organizzatori della micro delinquenza lo sanno. Così gli zingari non rubano mai nelle case di sindaci e prefetti, gli scippatori cercano le prede sugli autobus dove gli uomini di potere non salgono, gli spacciatori non si ritrovano davanti alle ville del potere. E si può proseguire con crimini che sono piccoli solo per chi non ne è vittima.

martedì 4 agosto 2015

Quando il Corriere scopre che le regole non valgono per gli invasori

Ernesto Galli della Loggia, sul Corriere della Sera, interviene a proposito degli invasori e pone un quesito semplice semplice agli ottusi del buonismo senza limiti purché rivolto solo agli stranieri. Si chiede, Galli della Loggia che non è certo un leghista o un destrista, perché mai i buonisti ottusi non si rendano conto che è proprio il loro atteggiamento a produrre razzismo e xenofobia. Una sacrosanta reazione contro comportamenti inaccettabili. Comportamenti dei buonisti, non degli invasori. Altre domande possono essere aggiunte a quelle del Corriere. Perché mai un pensionato italiano, che ha lavorato e pagato le tasse tutta una vita, deve vedersi ridotta la pensione perché i soldi non ci son più visto che servono per mantenere gli invasori? Perché mai i pensionati italiani più poveri devono frugare nell'immondizia per procurarsi il cibo quando gli invasori buttano nell'immondizia il cibo pagato da tutti noi perché non di loro gradimento? Perché mai tanti italiani non possono permettersi le vacanze neppure allaPensione Mariuccia mentre gli invasori, ospitati a spese nostre in hotel a 3 e 4 stelle, protestano perché manca il wifi o il satellite per la tv? Perché mai le giovani coppie italiane che hanno avuto il coraggio di mettere al mondo un figlio, si vedono scavalcate nelle graduatorie per il nido e l'asilo dalle famiglie degli invasori che non hanno mai pagato un euro di tasse in Italia? Perché mai gli invasori, che rappresentano il10% della popolazione devono avere il 50% di case popolari? Perché agli zingari ed agli invasori si deve procurare un lavoro e agli italiani no? Perché gli invasori sono liberi di urinare e defecare in mezzo alla strada, sul marciapiede o contro un portone mentre i vigili urbani girano la testa, attenti solo ai divieti di sosta degli italiani? Perché si tagliano i servizi sanitari agli italiani per garantirli agli invasori? Perché chi vive vicino ai campi zingari deve respirare i fumi tossici dei roghi per recuperare il rame dai cavi rubati? Perché non si interviene contro la libertà di scippo nel metro, sugli autobus, sui treni? Perché i giornali nascondono le notizie su stupri commessi dagli invasori? Ma le domande sarebbero infinite, senza risposta. Per Galli della Loggia basterebbe far rispettare le regole per ridurre l'odio contro gli invasori. Già. Ma chi spiega ai cialtroni buonisti che le regole devono valere anche per gli invasori?