giovedì 19 maggio 2016

Indignati per Porro e Belpietro, incapaci di alternative

Tutti fans di Porro, oggi a destra. Tutti pazzi per Belpietro. Le ultime vittime della censura imposta dal bugiardissimo nel silenzio assordante dell'ordine dei giornalisti e dei comitati di redazione. Ma quanti, degli indignati odierni, leggevano Libero o seguivano Porro in Rai? La destra, non da oggi, ha la simpatica pretesa che gli altri facciano una informazione corretta, e magari anche destrorsa, perché la destra non è capace di farsela da sola. Oggi creare un giornale online costa pochissimo, metter su una web radio anche meno, una web TV ha costi ridotti. Ma quello che costa, e tanto, e' realizzare un quotidiano online di qualità, una radio che non sia una banale riproposizione di dischi ascoltati ovunque, una TV che faccia davvero informazione. La destra non è disposta ad investire e si indigna se gli editori pubblici o privati fanno i propri interessi. Angelucci caccia Belpietro perché è schierato per il No al referendum? Ha il diritto di farlo e di collocare Libero, con Feltri, su posizioni filo governative. Il giornale e' suo e se lo utilizza per avere vantaggi per le sue attività nel settore sanitario, fa benissimo. Se i lettori di destra non sono soddisfatti sono liberi di non comprare più il quotidiano in versione Feltri e sono liberi di non farsi curare nelle cliniche di Angelucci. E se Angelucci si comprasse anche Il Tempo? Vale lo stesso discorso. Se la destra preferisce investire nel mattone,  non può lamentarsi di chi investe in informazione. E vale anche per Berlu. Il settimanale del gruppo Mondadori (dunque famiglia Berlu) "Chi", diretto da Signorini, si lancia in lodi sperticate nei confronti del sindaco di Torino, Fassino (Pd). Se venderanno più copie o se la famiglia Berlu otterrà dei vantaggi, avranno fatto bene. I lettori di destra sono liberi di acquistare un altro settimanale e di non guardare più le reti Mediaset. Ma vale anche per la Rai, benché servizio teoricamente pubblico. Il bugiardissimo l'ha occupata manu militari e non è colpa sua se la destra, quando era al governo e aveva la maggioranza del cda, non ha fatto nulla per cambiare la Rai. Non si può accusare il bugiardissimo se i quotidiani online di destra son fatti male e nessuno li legge. Non si può accusare Berlu se i lettori di destra preferiscono acquistare un pessimo romanzetto super pubblicizzato da Mondadori piuttosto di leggere un saggio o un romanzo fatto bene ma pubblicato da una delle tante case editrici libere e di area. Già, ci sono anche quelle. Ignorate da chi si lamenta per Porro e Belpietro.

mercoledì 18 maggio 2016

Al bugiardissimo fa paura il "suo" referendum

Il bugiardissimo comincia ad innervosirsi. I sondaggi sul referendum autunnale indicano una crescente preferenza per il No e lui, il capo del governo e del Pd, inizia con le marce indietro, con le aperture nei confronti delle minoranze del suo partito. Rottamate espressioni tipo "Emiliano chi?", ora il bugiardissimo cerca il consenso dei suoi in nome del "bene del Paese". Peccato, per lui, che il bene del Paese coincida con la sua uscita definitiva di scena. Accompagnato dalla sua amica Elena e da tutta la banda delle banche toscane, padri e cugini compresi. Non è un caso che la stampa di servizio abbia ormai dimenticato la vicenda di Banca Etruria ed i coinvolgimenti famigliari. Non è un caso che si parli dello sconto concesso dall'Europa ma non dell'imposizione di una manovra da 17 miliardi, con il rischio di un aumento dell'Iva. E dei 500 euro promessi dal bugiardissimo ai neo diciottenni? Neppure un accenno. Nei prossimi mesi, per prepararsi al referendum, i giornali di servizio insisteranno sulla necessità di votare Sì per evitare che il bugiardissimo abbandoni il Paese nelle mani inesperte dei 5 stelle. Come se le mani esperte del premier e della sua banda non avessero fatto danni a sufficienza. D'altronde anche Sarkozy - il peggior presidente francese sino a quando non è arrivato Hollande - ammette che, in tutta Europa, le elite hanno clamorosamente fallito. E non si capisce perché i sudditi dovrebbero continuare a lasciarsi guidare da una classe dirigente fallimentare. Per evitare un salto nel buio? L'alternativa è la certezza di venire massacrati da politiche che tutelano solo gli oligarchi e distruggono il resto della popolazione. La nuova legge sul lavoro imposta dal petit non e' in linea con il massacro sociale voluto dal bugiardissimo. Ma almeno i francesi sono scesi in piazza a protestare mentre i giovani italiani, quelli più penalizzati dal jobs act, scendevano in piazza per conquistare l'ultimo smartphone o per ottenere un autografo da Saviano. Forse convinti di ricevere il famoso assegno da 500 euro. Il bugiardissimo conta su queste pecore per vincere il referendum. Una scommessa rischiosa.

martedì 17 maggio 2016

Niente progetti e neppure uno slogan: le amministrative dell'astensione

La politica fa di tutto, e lo fa scientemente, per allontanare i sudditi. E la scelta del bugiardissimo di non permettere il voto al lunedì per le amministrative va proprio in questa direzione. Meno votano più vinciamo. Ma non solo quello: meno votano e meno si interessano alle porcate governative, alle vicende di Banca Etruria, ai conflitti di interesse, al familismo della banda toscana. Il popolo bue si deve occupare del compleanno della regina Elisabetta o della sfilata di attrici al festival di Cannes. Così non si preoccupa dei tagli alle pensioni o dei finti voucher per il lavoro dei giovani. Non stupisce, quindi, che i partiti legati al governo stiano facendo una campagna elettorale di infimo livello, tra promesse che nessuno ascolta e slogan che farebbero cacciare qualsiasi pubblicitario. Non un'idea, non uno slancio. È giusto così. È come una squadra che sta vincendo la partita ed ha tutto l'interesse ad addormentare il gioco. Peccato che ad addormentare la partita politica contribuiscano anche le opposizioni che, invece, avrebbero tutto l'interesse a vivacizzare il confronto. Invece nulla. C'è da chiedersi, allora, se si tratti solo di incapacità o se ci sia la volontà di perdere nella convinzione di non essere in grado di amministrare le città. D'accordo, non c'è più Boccasile a disegnare i manifesti. Ma qualcosa di meno banale (nel migliore dei casi) non si riesce a produrlo? Ed uno slogan accattivante? E un'idea, una sola, non riescono a proporla? Cosa cambierà a Roma, a Milano, a Torino, a Napoli se vincerà uno o l'altro? Più onesta' e trasparenza. Si', va bene, ma poi? Quali sono i grandi progetti? Quali sono le rivoluzioni sociali, urbanistiche, economiche? Il massimo del cambiamento sembra essere la moglie di uno dell'opposizione al posto del marito di una della maggioranza. Con rispettivi figli ed amici da piazzare. Non proprio il massimo per tornare dal ponte di giugno in tempo per votare

venerdì 13 maggio 2016

Guidare senza patente? Ora si può, se sei allogeno

Bisogna alleggerire il lavoro dei magistrati. Dunque non si può far perdere tempo a lorsignori con sciocchezze tipo guidare senza patente o senza assicurazione. Non con la patente dimenticata a casa o con l'assicurazione scaduta. Proprio senza averle mai avute. E che sarà mai? Bisogna impiccare sul posto chi ha osato bere una birra prima di mettersi al volante, con fucilazione immediata per chi ha bevuto del vino. Ma se la patente non l'hai mai avuta, che problema c'è? E se distruggi l'auto o la moto di un'altra persona e non hai neppure l'assicurazione, vorrai mica infastidire i magistrati con queste quisquilie. Il fatto che la stragrande maggioranza degli automobilisti senza patente e senza assicurazione non sia indigena, e' solo un caso. Il fatto che la stragrande maggioranza delle vittime di queste brave persone non sia allogena e' solo un altro caso. Ma i legislatori hanno avuto la bella pensata di prevedere sanzioni economiche pesanti per chi guida senza patente e senza assicurazione. Certo, ci sarebbe quel piccolo problema legato a chi, alla guida dell'auto, e' pure senza fissa dimora o risulta, immancabilmente, senza risorse per pagare le sanzioni e per risarcire le vittime. Ma ci faremo mica frenare da queste sciocchezzuole nella nostra marcia verso l'integrazione e la modernità. È come per le multe sugli autobus affibbiate ai "grandi doni" ed alle "grandi opportunità". Una falsa dichiarazione di identità o di domicilio e tutto e a posto. Le multe le paghino i pensionati italiani, tutti così sfacciatamente ricchi. Mica si possono offendere i grandi doni con la pretesa del pagamento di un biglietto. Niente biglietto, niente patente, niente assicurazione. E se succede un incidente, colpa degli indigeni italiani che si sono messi per strada senza chiedere il permesso alle grandi opportunità che non sanno guidare.

mercoledì 11 maggio 2016

Chi vota sì, vota come il padre della Boschi

Chi vota sì al referendum di ottobre vota come il padre della Boschi. Dopo che il geniale ministro del bugiardissimo ha deciso di fare del referendum una questione personale, e' evidente che il voto di ottobre non riguarderà più le riforme da abrogare o confermare ma imporrà una semplice scelta: volete che la banda del bugiardissimo e di Banca Etruria continui a distruggere questo Paese o preferite che se ne vadano tutti a casa? E non ha alcuna importanza che manchi una figura di riferimento per sostituire il capo del governo. Chiunque, o quasi, andrà meglio del bugiardissimo. E chiunque, o quasi, andrà meglio della banda che ha considerato i ministeri come una filiale delle banche dove lavorano i vari papà. Non si rilancia l'Italia con qualche riforma che cancelli ogni parvenza democratica, non si rilancia con l'introduzione della schiavitu' come forma ideale di lavoro. Ma, soprattutto, non si rilancia con queste persone. Un sistema di potere marcio anche quando è onesto. Un tempo si parlava di "prevalenza del cretino". Oggi è un dilagare di imbecillità e di ignoranza. A tutti i livelli, non solo in politica. I cialtroni che assicurano che eventuali terroristi non arriverebbero con i barconi sono stati smentiti dagli ultimi arresti al Cara di Bari. I cialtroni che si riempiono la bocca di integrazione sono stati smentiti dall'arresto di uno dei "grandi doni" che marciava per l'integrazione mentre pensava agli attentati. E chi assicura che la ripresa era ormai consolidata e' stato smentito dai dati sulla frenata della produzione industriale. Bugie e banalità che si scontrano con la realtà. Ma per la banda del bugiardissimo e' la realtà che sbaglia e che deve allinearsi alle menzogne. D'altronde, per questo sistema di potere, la criminalità non esiste e l'unico rischio per la sicurezza e' rappresentato dalla sfilata degli alpini ad Asti. Dove il questore ha pensato di vietare il vino ed i super alcolici dopo le 9 di sera. Rapine, spaccio, furti? Tutte sciocchezze. L'Italia riparte imponendo il divieto di bere vino.

martedì 10 maggio 2016

I populisti vincono, ma non in Italia

"I greci sono soddisfatti". Basterebbe questa affermazione del solito quotidiano di servizio per dimostrare quanto sia caduto in basso il giornalismo italiano. D'altronde da certa gente è difficile attendersi un po' di correttezza. Come quella necessaria per raccontare gli scontri di piazza ad Atene, tanto per chiarire quanto sono soddisfatti i greci. Ma l'ordine e' quello di nascondere la protesta, la rabbia, le difficoltà. Tutto va bene. Va così bene, secondo i disinformatori, che diventa difficile spiegare ai lettori italiani (sempre meno) perché nel resto d'Europa aumentino i consensi i partiti ed i movimenti che i quotidiani di servizio definiscono "populisti". Certo, da disertori della vanga trasformati in opinionisti non si possono pretendere analisi acute, oneste, intelligenti. Così non riescono a spiegare le differenze tra gli austriaci che han vinto il primo turno delle presidenziali ed i polacchi al governo, tra la destra populista al governo in Ungheria e la destra populista che in Ungheria e' all'opposizione. Una protesta che dilaga, al Nord e ad Est. Ma una rabbia senza sbocchi in Grecia, il nulla in Spagna, la rassegnazione ebete in Italia. Tra i Paesi neolatini solo la Francia ha un movimento definito populista di destra in grado di vincere. Sarebbe il caso di porsi delle domande e di darsi delle risposte, alla Marzullo. In Grecia, Alba Dorata si è radicata, sta lavorando bene, ma non riesce ancora a sfondare. In Spagna l'inconcludenza delle destre ha fatto sì che la rabbia antisistema trovasse sbocco in Podemos e l'insoddisfazione venisse rappresentata da Ciudadanos. E in Italia? Marciare divisi per colpire uniti? No, marciare divisi e non colpire mai. Problemi, gravi, di leadership. Problemi, gravissimi, di mancanza di programmi. Problemi, insolubili, di mancanza di capacità d comunicazione. Così, inevitabilmente, la rabbia viene incanalata nel voto ai 5 Stelle o nell'astensione. Ma di fronte a ogni insuccesso si ripete la stessa litania, si riparte con altri proclami e senza nuove idee, senza progetti, senza speranze e, ormai, senza illusioni. Tra chi è convinto che Roma non sia caput mundi ma sia il mondo intero e fuori non ci sia nulla; tra chi è convinto che la politica serva solo a tutelare le proprie aziende; tra chi è convinto che con uno slogan ben azzeccato si aggiusti tutto. E tutti muoiono d'invidia di fronte ai risultati che i partiti populisti ottengono oltre le Alpi.

lunedì 9 maggio 2016

Raddoppia l'insofferenza per il politicamente corretto, grazie ai giornali

Una banale lite di condominio e' stata trasformata, dalla Stampa, in un vergognoso atto di discriminazione nei confronti di una coppia omosessuale. Che, in quanto tale, avrebbe il diritto di non pagare le spese condominiali e di appropriarsi di spazi comuni. Ma si sa, per risollevare le sorti del quotidiano venduto a De Benedetti si prova qualunque cosa. Il bello, però, è arrivato dopo. Quando da una ricerca pubblicata dal quotidiano e' emerso che, negli ultimi anni, la percentuale di intolleranti nei confronti degli omosessuali sarebbe raddoppiata. Parallelamente alla crescita del l'insofferenza nei confronti degli islamici. Ovviamente il quotidiano ha evitato di assumersi ogni responsabilità per questi risultati. Mentre invece appare piuttosto evidente che l'intolleranza cresca con l'aumento della disinformazione politicamente corretta. Vietato essere eterosessuali, vietato essere indigeni. E, inevitabilmente, gli indigeni eterosessuali cominciano ad innervosirsi. L'intolleranza cresce con l'obbligo di rinunciare alle proprie tradizioni, alla propria cultura, alle proprie abitudini per accodarsi alle regole imposte da lorsignori. Sei indigeno e non mandi i figli a scuola? Arrivano le assistenti sociali e ti tolgono i figli. Sei allogeno e non li mandi a scuola? Libero di fare ciò che vuoi. Sei eterosessuale e non paghi le spese condominiali? Ladro! Sei omosessuale? Bisogna comprendere. La normalità passa dal rispetto delle regole, uguali per tutti. Non dalla cancellazione dei diritti degli indigeni. Sei allogeno e non vuoi mangiare, a scuola, il prosciutto? Ti si cambia il menù. Sei indigeno e, per ragioni di salute, hai bisogno di un menù particolare? Fai domanda, fai le visite, fai l'iter burocratico e poi si vede. Ovvio che l'intolleranza cresca. Ovvio che le tensioni aumentino. Sei indigeno e senza lavoro? Arrangiati. Sei allogeno? Nascono i percorsi per inserirti nel mondo del lavoro. Ma non devi arrabbiarti, se sei indigeno e vieni superato nelle liste per la casa popolare o per mandare i figli alla scuola materna. Se ti arrabbi non sei politicamente corretto. Ed i disinformatori si infastidiscono per il tuo atteggiamento. Varrebbe anche per la legge che impedirà di aver opinioni storiche diverse da quelle imposte. Ma, considerando l'ignoranza dilagante nel Paese, il problema di avere un'idea della storia si pone per poche persone. Ed ancor meno giornalisti.

mercoledì 4 maggio 2016

I compagni che sbagliano, tra droga e piscine

Passano i decenni, ma siamo sempre alle prese con i compagni che sbagliano. Anzi, si cerca anche di far notare che a sbagliare no sono i compagni del Pd, ma i compagni magistrati che non sopportano più il bugiardissimo è la sua morosa. D'altronde aver a disposizione quotidiani e TV dovrà ben servire a qualcosa. E non c'è dubbio che il Pd sappia usare bene l'informazione di servizio. L'arresto del sindaco di Lodi, accusato di aver truccato un bando per le piscine, e' stato utilizzato come manna dal cielo. Perché l'accusa può essere contestata ma, in compenso, serve a nascondere l'arresto del consigliere del Pd di Siracusa, beccato con 20 kg di droga. In questo caso il reato è evidente, giustificazioni non ce ne sono. Meglio, dunque, passare a discutere del sindaco di Lodi, facendo emergere anche i difensori dell'arrestato, a partire dal compagno Bersani. Un compagno che dorme, invece di sbagliare. L'importante è non parlare di Siracusa e di far dimenticare Banca Etruria e la famiglia Boschi. E magari anche la famiglia Lotti, e pure Carrai ed anche il babbo del bugiardissimo. Perché della Guidi già non si parla più. Miracolo della disinformazione italiana al servizio del bugiardissimo. Ci si può dedicare al clamoroso successo di Ranieri, tanto il bugiardissimo si è già preso il merito anche del successo del Leicester in premier Ligue. Farà dare a Ranieri una onorificenza, ha già promesso. Tanto non costa nulla e rende in visibilità perché la disinformazione italiana sarà prontissima a seguire la premiazione con interviste. A Ranieri? Ma no, a Renzi. Perché se un non più giovane allenatore italiano vince in Inghilterra, il merito di chi è? Ma del bugiardissimo, evidentemente. Si prenderà anche il merito di avere fatto lui la formazione, come si è preso il merito di aver costruito il tunnel del Gottardo in Svizzera. Ma bisogna capirlo: quando a scuola si studiava la geografia, il piccolo bugiardissimo era in cortile a giocare con la Boschi.

lunedì 2 maggio 2016

La "bonaria"'guerra di Parigi all'Italia

Qualche grande esperto di politica internazionale aveva spiegato, su un quotidiano della galassia De Benedetti-Elkann, che in Libia la Francia era impegnata in una "bonaria" concorrenza con l'Italia. Le virgolette per "bonaria" non erano della giornalista che, evidentemente, deve avere una particolare concezione della bonarietà. Perché il ruolo di Parigi, in Cirenaica, e' tutt'altro che improntato alla bonaria concorrenza con l'Italia. La Francia, grazie all'alleanza con l'Egitto e con il generale libico Haftar, sta mettendo le mani sui più importanti giacimenti ed impianti petroliferi di tutta la Libia. Per lasciare all'Italia, in prospettiva, solo gli impianti della Tripolitania. Magari in condominio con gli inglesi. Ma nella bonaria concorrenza non c'è solo il petrolio. Grazie alla pessima gestione della vicenda Regeni, i rapporti tra Roma ed il Cairo si sono deteriorati. E, non a caso, sono aumentati a dismisura le partenze di invasori dalle coste egiziane e cirenaiche. Non si tratta di profughi siriani, ma di africani in cerca di mantenimento a spese altrui. A spese nostre. E mentre dalle aree di interesse francese partono i barconi, subito raccattati in mare dalle nostre navi, Parigi chiede di prolungare i controlli alle frontiere per evitare che l'Italia lasci defluire verso Nord i migranti fatti partire dagli alleati dei francesi. Fregati persino dal poco geniale Hollande. Ma in Italia tutti fingono di non accorgersene. Così come han fatto finta di nulla di fronte alla cessione alla Francia di acque territoriali italiane. Tutto va bene, la politica estera italiana e' una meraviglia. L'importante è che sui quotidiani di servizio escano solo gli annunci, falsi, del bugiardissimo. Siamo amici di tutti e tutti ci temono e ci rispettano. Tutti approvano le nostre misure sui clandestini, tutti sono d'accordo con noi sull'eliminazione delle barriere ai confini. E se arrivano le smentite, basta titolare le prime pagine sul l'inaugurazione di viadotti già esistenti o sui nostri lavori al Gottardo, fatti e pagati dagli svizzeri ma basta non precisarlo.

giovedì 21 aprile 2016

Per il Secolo d'Italia a destra votano i palazzinari: spot per il Pd

Il Secolo d'Italia commenta un editoriale di Ernesto Galli della Loggia a proposito della fine delle ideologie e di una ipotetica mescolanza tra destra e sinistra. Al di là delle valutazioni del giornalista, condivisibili o meno (meno), ciò che è  davvero interessante è la suddivisione che stabilisce tra gli elettori. Per il Secolo, infatti, a destra votano i proprietari di immobili, i tassisti, i farmacisti, i commercianti e gli artigiani, i militari e gli agricoltori. Mentre la sinistra si deve accontentare di operai e pensionati, oltre agli insegnanti, agli artisti, agli intellettuali ed ai magistrati. Considerando i pesi delle diverse categorie, la destra dovrebbe quindi poter contare sulla stragrande maggioranza dei voti. Basti pensare all'incidenza delle abitazioni di proprietà delle famiglie italiane. Peccato che tra i proprietari di case ci siano anche i cattivi intellettuali, tutti komunisti. Per non parlare dell'esercito di insegnanti al soldo dell'Armata Rossa o di quei maledetti pensionati che in tinello conservano il ritratto di Baffone. Forse un po' troppo schematica l'analisi del Secolo? Però significativa di un atteggiamento e di un pensiero che hanno portato l'area al disastro attuale. Un pensiero che pare proprio quello appiccicato dagli avversari: la destra come area politica di riferimento dei ricchi palazzinari, degli apparati dello Stato e di chi ha il denaro come unico ideale, a fronte di una sinistra che è il rifugio dei creativi, di chi pensa, di chi è sfruttato. Insomma, un perfetto spot elettorale per il Pd. Sarebbe interessante capire cosa spinga il Secolo ad una reazione pavloviana di fronte alle categorie di lavoratori "del pensiero", dagli insegnanti agli artisti. Senso di inadeguatezza? Invidia? Senso di colpa per aver sempre trascurato questi settori e per aver costantemente osteggiato gli intellettuali vicini ? Neppure pochi, tra l'altro, come possono provare le iniziative editoriali di Gianfranco De Turris o di Susanna Dolci, di Enzo Cipriano e Alessandro Amorese. Tutti elettori di sinistra, secondo il Secolo

mercoledì 20 aprile 2016

Generazione "senza pensione " per un'Italia senza futuro

Generazione senza pensione. Altro che millenials, generazione Y, net generation o scemenze simili. I giovani attuali - ed anche quelli che giovanissimi non sono più - possono solo ambire alla definizione di "senza pensione ". Merito di politiche pensionistiche dissennate, con i baby pensionati che anticipavano la politica degli 80 euro renziani, con favori in cambio di voti, con pensioni di invalidità concesse a chi invalido non era. E poi le politiche economiche che, in nome di una flessibilità che era solo precarietà, hanno impedito a più generazioni di crearsi una base di contributi utili per avere una pensione da anziani. Nel frattempo, per far cassa, le pensioni di chi se l'era conquistata venivano progressivamente impoverite. Per costruire l'Italia dei poveri, della manodopera disposta a tutto e senza prospettive. Anziani disperati, giovani senza speranza. Si è precipitati dalla generazione mille euro a quella che pensa che i mille euro non rappresentino la soglia della povertà ma una conquista. Il risultato, inevitabile, è che l'Italia va sempre peggio. A retribuzione di 600-800 euro corrisponde una prestazione lavorativa del valore di 600-800 euro. Lo sfruttamento non garantisce qualità a basso costo, ma solo mancanza di produttività adeguata. Generazione di sfruttati, di giovani che non si creeranno una famiglia, privi di futuro. Ma a loro il signor Bergoglio non chiede scusa per aver favorito una concorrenza spietata, assurda e criminale grazie all'arrivo di centinaia di migliaia di nuovi schiavi disposti a tutto. Ed i soldi che mancano per favorire l'esodo dal lavoro degli occupati più anziani, servono per mantenere le cooperative che richiamano i nuovi schiavi. Da un lato si obbligano gli occupati a lavorare sono a 67 anni, destinati ad aumentare ulteriormente, e dall'altro si vuole che se ne vadano accettando di ridursi la già magra pensione. Devono andarsene per consentire ai giovani di entrare nel mondo del lavoro, ma con salari più bassi e minori diritti e garanzie. Una prospettiva incoraggiante per gli uni e per gli altri. Ma in fondo è quello che si meritano gli uni e gli altri. Sono loro che hanno permesso a questi ministri di rovinare il Paese. A questi ed ai loro predecessori. E chi è causa del suo mal...

lunedì 18 aprile 2016

Il bugiardissimo diventa svizzero, ma è vietato ironizzare

Quando l'allora ministro Gelmini si era lanciata nell'elogio del tunnel tra la Svizzera e il Gran Sasso, era stata giustamente massacrata dai giornali. Perché un ministro non dovrebbe essere così ignorante. Peccato che gli stessi giornali abbiano censurato la totale ignoranza del bugiardissimo che si è preso il merito della realizzazione del tunnel del Gottardo. Tunnel totalmente svizzero e totalmente pagato dagli svizzeri. Ma i media di servizio hanno accuratamente evitato ogni ironia. Il boss non si tocca. E va bene non infierire sulle dichiarazioni a proposito del tunnel del Brennero, perché ci poteva essere il dubbio che si riferisse al futuro traforo ferroviario, anche se la polemica contro Vienna riguardava la barriera attuale al valico. Nel dubbio, tutti zitti. E tutti zitti anche di fronte alla sbrodolata di Boldrine sul Vallo di Adriano che avrebbe segnato la fine dell'impero romano perché impediva l'ingresso dei barbari. Per lo meno innovativa, come teoria storica. Prima della signora nessuno aveva mai pensato che l'impero romano si sentisse minacciato dai progenitori degli scozzesi. Ma guai ad ironizzare su una simile sciocchezza. Probabile che la signora pensasse al confine orientale e non a quello scozzese, ma nessuno ha voluto farlo notare. Il governo del bugiardissimo e delle multinazionali è intoccabile. Lo si è visto nella disinformazione a proposito del referendum sulle trivelle; lo si rivedrà in occasione del referendum autunnale sulle riforme costituzionali. Ed è normale che i sostenitori del bugiardissimo censurino tutto ciò che è scomodo, fregandosene della correttezza dell'informazione. Meno normale che anche la sedicente opposizione faccia altrettanto. Anzi, è dal l'opposizione che arrivano i distinguo per giustificare l'astensione al referendum. Giustificazioni che potranno ricomparire anche in autunno, quando ci saranno i teorici della politica che spiegheranno come il bugiardissimo debba essere sfiduciato da un voto politico e non da un referendum. E aggiungeranno che, in fondo, la riforma permette un risparmio di qualche euro e, dunque, va bene così. In fondo hanno ragione loro: sono già membri inconsapevoli del partito della nazione, anche se votano per movimenti diversi. Poi il partito della nazione, o delle multinazionali, potrà nascere ufficialmente e saranno tutti contenti.

venerdì 15 aprile 2016

Cattiva l'Austria che difende se stessa

Ma quanto sono cattivi questi austriaci? Pretendono di fare a modo loro nel loro Paese invece di dar retta al brillante Mattarella. Ma come si permettono? E tutto questo soltanto perché in Italia stanno sbarcando mille migranti al giorno, in arrivo dalla Libia. Libici? No. Siriani? Neppure. Africani sub sahariani. In fuga dalla guerra? Macché. Dunque, secondo le regole europee che l'Italia pretende di far rispettare all'Austria, i nuovi arrivati dovrebbero essere rimandati a casa loro. Peccato che, per il momento, di rimpatrio non si parli mentre aumentano a dismisura i costi per le operazioni della Marina militare italiana. Pagati con le nostre tasse, ovviamente. Come sono i soldi delle nostre tasse a mantenere i "volontari " a pagamento che si occupano dei nuovi arrivati. Ma i nostri ministri, indignati, spiegano a Vienna che l'Italia identifica tutti gli arrivati e non li scarica nei Paesi confinanti.  Chissà se i nostri ministri sanno che, a Torino, le palazzine ex olimpiche sono state occupate abusivamente da un migliaio di migranti non identificati e le istituzioni si rifiutano di identificarli. È questa la garanzia offerta a Vienna? Quello che gli austriaci stanno facendo è un semplice intervento preventivo di fronte ai comportamenti italiani che loro non accettano. E non si capisce perché loro dovrebbero adeguarsi alle mancanze italiane. Roma non mette in atto i respingimenti di chi non ha diritto di restare? Liberissima di farlo, ma non di pretendere che lo facciano anche gli altri. Ed è evidente che una situazione di questo genere penalizzerà non solo le nostre esportazioni verso l'Europa del Nord, ma frenerà anche i flussi turistici della prossima estate. Gli italiani hanno scelto una maggioranza di governo che ha scelto questa strada, ma gli austriaci non hanno partecipato al voto italiano. E quanto alla presunta inutilità di muri e barriere, dopo la loro costruzione i flussi sono drasticamente ridotti. In Austria, in Ungheria. Se l'Italia vuole compiere altre scelte, deve sapere che lo farà da sola. E che saranno gli italiani a pagare. Hanno votato per questa maggioranza? Si godano i frutti

mercoledì 13 aprile 2016

Italiana uccisa a Ginevra: danno collaterale dell'immigrazione

Papa Francesco è pronto a portare il suo sostegno ai migranti accampati in Grecia. Non risulta, al momento, che abbia deciso di andare a portare il suo sostegno alla famiglia della ragazza italiana massacrata a sprangate a Ginevra. Forse perché gli inquirenti elvetici stanno ricercando un migrante africano, sospettato di essere l'assassino. Magari il sospettato non è il vero colpevole e passava di lì per caso. Ma, nel dubbio, il conforto papale migra verso altre persone. Sarebbe anche il caso di negare la benedizione alla vittima, colpevole di far aumentare l'ostilità nei confronti delle grandi risorse approdate in Europa. Come la grande risorsa che, in un centro di accoglienza italiano, ha cercato di sgozzare un mediatore culturale. Anche in questo caso la parola papale è venuta meno. D'altronde il Papa è abituato a restare muto di fronte ai crimini commessi da chi è arrivato in Italia ed in Europa senza essere stato invitato. Una ramanzina, ma piccola piccola, ai Rom affinché non offrano ai cattivi italiani la possibilità di accusare i nomadi di furti o altro. E poi il silenzio. Di fronte alle case degli anziani e malati italiani occupate abusivamente dalle grandi risorse; di fronte alla criminalità straniera dilagante (quella indigena viene invece, giustamente, condannata); di fronte alla povertà creata dalla concorrenza dei nuovi schiavi. Certo, il Papa non è solo nel suo fastidioso silenzio a senso unico. Il governo che protesta per la decisione austriaca di mettere una barriera per i controlli al Brennero, è lo stesso che rifiuta di controllare i migranti che hanno occupato abusivamente delle palazzine a Torino. Il governo che chiede all'Europa di far rispettare le regole agli austriaci è lo stesso che si rifiuta di applicare le regole europee a Torino. E se qualcuno muore, si fa finta di niente. Un semplice danno collaterale.

martedì 12 aprile 2016

Gli USA preparano i nuovi condizionamenti TV per l'Europa

La Cina si è comprata gli studi cinematografici di Hollywood. Altrettanto ha fatto il Qatar. E Pechino si è presa anche un paio di catene di cinema americani. In compenso gli americani di Netflix hanno in programma una serie di film e telefilm destinati al mercato europeo per condizionare l'opinione pubblica del Vecchio continente. Film non sugli USA, ma su vicende europee, sulla vita europea da interpretare secondo il modello americano. Nulla di illegale. E nulla di clamorosamente nuovo. D'altronde i contenuti "europei " che saranno prodotti dal nuovo polo franco italiano Vivendi-Mediaset non saranno molto diversi. Quelli cinesi, probabilmente, si differenzieranno. Utilizzando professionalità e competenze americane per veicolare messaggi e ideologie cinesi. E lo stesso dovrebbe capitare per il Qatar. L'assenza di una visione europea non è certo una novità. L'Europa ha cancellato la propria identità e le proprie radici, dunque non ha messaggi e visioni del mondo da trasmettere. Ma ci sono altri Paesi che stanno, colpevolmente, rinunciando ad un seppur minimo ruolo nella guerra del soft power. La Russia, in primo luogo. In una intervista rilasciata al Nodo di Gordio e ripresa dal Giornale.it, il vicedirettore dell'istituto russo di studi strategici ha sostenuto che il soft power è sopravvalutato. Una dichiarazione che ricorda la favola della volpe e dell'uva. La Russia non sa agire su questo fronte e, invece di recuperare le posizioni, cerca di sminuire l'importanza di ciò che è fondamentale per tutto il resto del mondo. Dalla Corea del Sud che punta sulla musica alla Scandinavia che utilizza l'architettura, dall'Iran che valorizza la storia persiana ai Paesi latinoamericani che puntano sul passato di Incas, Maya e Atzechi. Chi non ha una grande storia alle spalle, come gli USA, sceglie cinema, TV, letteratura. I Paesi del Golfo utilizzano i capitali per acquistare squadre di calcio e centri commerciali. Anche l'India sceglie la strada dell'influenza attraverso acquisizioni di aziende. Mosca resta a guardare. E si stupisce se, in occasione di interventi militari sacrosanti, riceve critiche invece di applausi. Si stupisce se l'export russo, al di là degli idrocarburi, non decolla. Se l'arte russa resta di nicchia e la cucina russa è ignorata. Dimenticati i grandi scrittori del passato, ignorati gli intellettuali del presente. Forse questo soft power andrebbe studiato anche a Mosca

lunedì 11 aprile 2016

Salvini massacrato dai media, perché ignora i media

La polemica tra Matteo Salvini e Mattarella sulle frontiere aperte era, nella sostanza, del tutto inutile. Ma estremamente interessante per gli effetti. La dichiarazione del presidente non era per nulla limitata al vino perché, in tal caso, sarebbe stata di una banalità tale da far dubitare sulla professionalità di chi scrive i discorsi. Il riferimento alla realtà esterna, quella dei migranti, era palese e la reazione di Salvini comprensibile. Il bello, però, è venuto dopo. Tutti a sparare a palle incatenate contro il leader della Lega che, da parte sua, non aveva armi ne' spazi per difendersi e replicare. Come è giusto che sia e come sarà sempre di più. I social sono una gran bella cosa, ma non sono sufficienti per contrastare il sistema mediatico schierato con il potere. Ed il potere ha il sacrosanto diritto di approfittare della propria forza e della propria capacità di gestione dell'informazione e della disinformazione. Qualcuno ha impedito alla Lega di far funzionare decentemente il quotidiano La Padania? E la radio? E la TV? E, allargando il cerchio, qualcuno ha impedito al Secolo d'Italia di diventare il quotidiano di riferimento di una vasta opposizione al regime? Se i soldi degli iscritti e dei sostenitori dei partiti e movimenti delle destre varie sono stati utilizzati per trascorrere le vacanze a Montecarlo o per garantire i soliti personaggi, invece di essere utilizzati per contrastare la disinformazione del regime, non è colpa dell'attuale governo ne' dei precedenti di centrosinistra. Ed ora, mentre De Benedetti si mangia Stampa e Secolo XIX, mentre Cairo tenta la scalata di Rcs per fare un gruppo che comprenda anche La 7 e le sue testate popolari, le destre continuano a traccheggiare. Intanto Mediaset si allea con Vivendi per creare un mega gruppo che si occupi molto di più dei contenuti, in alternativa all'altro colosso di Sky. E Mondadori ingloba i libri Rizzoli. Senza che, sul fronte destro, si manifesti una idea, una proposta di alternativa. I soldi servono per la campagna elettorale dei soliti noti. Servono per i litigi. Servono per lamentarsi del regime che sa usare i media. Sperando, forse, che gli altri si commuovano ed offrano i loro spazi alle destre impegnate nel consueto cazzeggio

venerdì 8 aprile 2016

Il no olandese apre una crepa nella diga degli eurocialtroni

Il No olandese all'accordo tra Unione Europea e Ucraina ha spaventato i tutori politicamente corretti di questa UE fallimentare. Tutti pronti, nel nome della democrazia, a spiegare che il risultato olandese non deve essere preso in considerazione. Se il popolo si mette in testa di poter decidere, salta tutta l'Unione europea degli oligarchi. E infatti qualcuno ha già proposto di eliminare il diritto a votare nei referendum. Così si evita la fatica di ignorare i risultati. Il timore per il fallimento europeo dilaga. E la disastrosa gestione italiana del problema dei migranti rischia di avere effetti più devastanti rispetto alla crisi economica della Grecia. L'Austria minaccia di rafforzare i controlli al Brennero, la Baviera annuncia di essere pronta ad aiutare gli austriaci. E il prode Alfano si offende, giurando che l'Italia controlla benissimo i migranti. Forse qualcuno dovrebbe spiegare al prode Alfano che a Torino le palazzine realizzate per le Olimpiadi sono state occupate abusivamente dai migranti e nessuno si è degnato di censirli. Per non infastidire gli ospiti ed i loro protettori. Questo Alfano finge di non saperlo, ma evidentemente gli austriaci sono più informati. Ma a spingere i popoli europei al rifiuto di questa Europa sono anche altri elementi. A partire dal peggioramento della qualità della vita della stragrande maggioranza delle famiglie. Disoccupazione, tasse, tariffe in aumento. Servizi in calo, a partire dalla sanità in Italia. Non è questa l'Europa che può piacere, che può coinvolgere i popoli, che può far sentire le persone parte di un medesimo destino. Questa è una Europa che crea sudditi da sfruttare a vantaggio di pochi oligarchi e di eurocialtroni. Una Europa politicamente corretta che piace a migranti in cerca di un mantenimento a carico degli europei. Ma che non può piacere ai sudditi sfruttati

mercoledì 6 aprile 2016

L'Italia precipita all'ottavo posto nel turismo mondiale

Dio stramaledica gli stranieri e le loro statistiche. Il bugiardissimo e la sua banda non perdono occasione per vantare i meravigliosi risultati ottenuti in ambito turistico, i disinformatori di professione innalzano odi al prode ed ai suoi fedeli, e poi ti arrivano questi maledetti dati internazionali che vanno a spiegare al mondo che il re è nudo. Il re italiano, ovviamente. Anzi, il tiranno. Perché l'Italia ante Renzi, negli anni 70, era la prima meta mondiale del turismo. Poi, certo, le cose sono cambiate. Gli Stati Uniti, forti dei numeri della popolazione, ci hanno superato. E negli ultimi anni anche i cinesi. Ci sono città cinesi semisconosciute che hanno più turisti di Venezia. Turisti cinesi, ma pur sempre turisti. Nella classifica, però, ci hanno superato in tanti. Eravamo diventati quinti, negli ultimi anni. Poi è arrivato il bugiardissimo ed ora siamo ottavi. Il turismo "puro", senza indotto, ci garantisce 76,3 miliardi contro i 488 degli USA, i 224 della Cina, i 130 della Germania, i 103 della Gran Bretagna, gli 89 della Francia e gli 80 del Messico. Se si considera anche l'indotto superiamo il Messico ma ci sorpassa la Spagna. Eppure i cialtroni della disinformazione non perdono occasione per ricordare che, dal 2001 al 2015, gli arrivi di turisti stranieri in Italia siano aumentati del 48%. Peccato che si dimentichino di aggiungere che, nello stesso periodo, il turismo mondiale sia cresciuto del 75%. E l'Italia non è riuscita ad approfittare del terrorismo che ha portato alla chiusura o alla riduzione di flussi verso mete abituali, dalla Tunisia all'Egitto ed ora anche a Parigi. Forse qualche domanda bisognerebbe porsela, invece di stendere tappeti rossi davanti al bugiardissimo ed alla sua banda. O davanti agli imprenditori del settore. Perché si scopre, ad esempio, che la Germania ha il triplo di addetti nel settore del turismo diretto. E la Gran Bretagna il 50% in più. Magari anche questo spiega perché noi ricaviamo 100 dai siti Unesco mentre La Spagna ricava 130, la Gran Bretagna, la Francia e la Germania il doppio e la Cina quasi il triplo. In compenso l'era del bugiardissimo ha portato l'Italia al 57^ posto nella classifica del rapporto qualità-prezzo. Prima dell'arrivo del tiranno eravamo ventottesimi.

martedì 5 aprile 2016

Solo Poletti nega il fallimento di Garanzia Giovani

Nel governo del bugiardissimo non stupisce che i vari ministri si esibiscano in dichiarazioni prive di ogni riscontro con la realtà. Così il ministro Poletti può dichiararsi soddisfatto per l'andamento della Garanzia Giovani anche se a tutto il resto del mondo è chiaro che si tratti di un totale fallimento. Pagato, per di più, a caro prezzo con soldi pubblici. E non importa se sono soldi europei, statali o regionali: sempre di denaro pubblico si tratta, versato dai sudditi con le tasse estorte. Già è indecente la percentuale di coloro che sono stati inseriti in qualche azienda rispetto al numero delle domande presentate. Ma è ancora più indecente scoprire cosa hanno fatto i giovani, nelle aziende, con i soldi pubblici. Laureati destinati a far fotocopie, ad aprire la porta, a sistemare scartoffie. Nulla, insomma, che avesse a che fare con gli studi, con la preparazione, con le competenze. Le aziende li hanno accolti non per avviarli ad un lavoro vero, ma per avere gratuitamente a disposizione della bassa manovalanza. D'altronde la logica italiana è sempre la stessa, immancabilmente la stessa. Non si creano lavori e posti di lavoro, ma si assume in base agli incentivi ed alle agevolazioni. Quando il denaro pubblico finisce, finisce anche l'occupazione. In tutto il mondo, tranne che in Italia, è chiaro che ad una retribuzione di mille euro corrisponde una prestazione da mille euro. In Italia no. Si chiede ai lavoratori l'etica del lavoro, ma non la si pretende dalle aziende. I furbetti dell'imprenditoria sono convinti che gli altri, all'estero, siano più stupidi perché pagano un ingegnere come un ingegnere. Mentre i furbetti lo pagano come un addetto alle fotocopie che lavori part time anche se è obbligato a fare gli straordinari. Ma i furbetti vogliono anche l'attaccamento all'azienda quando ricorrono ai voucher per rendere il lavoro sempre più precario. Quando cambiano i dipendenti ogni pochi mesi perché passano da uno stagista all'altro. E poi partecipano a dotti seminari dove si cerca, inutilmente, di capire le ragioni per la bassa produttività italiana

venerdì 1 aprile 2016

Dimissioni Guidi? Nessuno scandalo ma un simbolo della nuova Italia

L'aspetto più sorprendente, nelle dimissioni del ministro per lo sviluppo economico, Federica Guidi, è la scoperta che esistesse un ministero ed un ministro di cui si erano completamente perse le tracce. Per il resto le intercettazioni rese note si limitano a confermare un quadro disastroso di commistione tra pessimi politici e pessimi imprenditori. Imprenditori che erano pure assurti ai vertici dell'associazione di categoria. Imprenditori che, mentre chiedevano favori alla politica, che in questo caso era rappresentata dalla propria compagna di vita, si indignavano contro i lavoratori della pubblica amministrazione, da licenziare su due piedi. Bisognava eliminare le province, bisognava eliminare i controlli. Ora si è capito perché. E si è anche capito perché il grande imprenditore compagno del ministro si impegnasse per evitare che, in Italia, si seguisse l'esempio dei francesi con il Front Nationale. Perché a lui, il grande imprenditore, piacevano solo i francesi della Total, con i quali faceva affari in Lucania. Già, mentre i difensori delle trivelle assicurano che l'estrazione del petrolio è un grande affare per l'Italia, nella realtà si scopre che è un grande affare per i francesi. Che non hanno neppure bisogno di bombardare come in Libia. In Italia ci sono il bugiardissimo, la Boschi, la Guidi. Ed i provvedimenti a favore della Total si approvano senza difficoltà. Basta coinvolgere un grande imprenditore fidanzato con un ministro che chiede un favore ad un altro ministro. In fondo, se la logica delle parentele e delle amicizie tra babbi funziona così bene in Toscana, perché l'amore tra imprenditori e ministri non dovrebbe funzionare in Lucania? Forse perché non si sono coinvolti i magistrati. Particolare non proprio trascurabile. D'altronde il grande imprenditore, quando tuonava contro l'inutilità dei dipendenti pubblici, forse pensava anche a magistrati e funzionari vari. E magari si dimostrerà che aveva ragione. Perché nell'Italia del bugiardissimo i favori fatti da un ministro a vantaggio di parenti, amici e compagni, sono un sacrosanto diritto, certo non un reato.